Vai al contenuto

In un precedente articolo, avevamo evidenziato come negli ultimi mesi il rapporto tra Repubblica Popolare Cinese e mondo dei videogame fosse entrato in una fase conflittuale.

Secondo le nuove imposizioni, i minori di 18 anni non potranno giocare online per più di 3 ore a settimana e solo in orari e giorni specifici. Le società di videogiochi, invece, dovranno controllare i contenuti offerti, modificando quelli che possono rendere più dipendenti i minori. Infine, molta attenzione verra posta anche nei confronti della concorrenza sleale.

Eventuali infrazioni da parte delle aziende verranno “prese seriamente“, ha confermato un portavoce del governo centrale.

Morale: la Cina, da anni al centro del business virtuale, si accorge ora degli elementi dannosi che lo stesso può avere sui giovani. E la correzione arriva dalla politica economica: quando il settore privato sgarra, lo Stato interviene, se serve anche a gamba tesa.

La prima reazione, però, è stata quella dei mercati che hanno reagito negativamente, colpendo subito due grandi aziende cinesi. Tencent, un osservato speciale di Pechino dopo il caso WeChat, ha perso l’8,4% negli scambi di Hong Kong. NetEase invece è crollata oltre l’11%, perdendo il 6% negli scambi pre mercato di giovedì scorso a Wall Street.

Nonostante queste cadute, all’orizzonte si profila qualcosa di ancora più pesante, nonostante l’elemento etereo che caratterizza il business virtuale. Il governo cinese ha infatti puntato il mirino anche sul Metaverso.

Con Metaverso – termine coniato dallo scrittore di fantascienza Neal Stephenson – si intende un mondo costruito (e vissuto) attraverso la realtà virtuale. Qualcuno lo ha definito l'”Internet incarnato“. Una sorta di Matrix o – per chi conosce il mondo dei giochi – un’evoluzione 3D degli attuali MMORPG (Massively Multiplayer Online Role-Playing Game).

Il Metaverso è, almeno per ora, qualcosa che non esiste ma sul quale circolano già speculazioni di fattibilità e profitto. Tra i principali sostenitori del Metaverso c’è Mark Zuckerberg: il CEO e fondatore di Facebook ha fatto intuire che la sua azienda sta già puntando su questo tipo di business del futuro.

Sono bastate le parole di Zuckerberg e la Cina si è subito attivata. Secondo un commento del media statale Securities Times citato da Reuters, gli investimenti “non sono un gioco virtuale“: gli investitori che acquistano azioni cinesi sperando di trarre profitto dai titoli che operano nel Metaverso “finiranno probabilmente in lacrime“. Facile ipotizzare che le autorità cinesi stiano già pensando a nuovi interventi anche su questo fronte, per ora solo immaginario.

La rappresaglia reale, però, è arrivata prontamente dai mercati. Coloro che avevano investito in aziende cinesi legate alle tecnologie da Multiverse hanno iniziato a vendere azioni. Sulla Borsa di Shenzhen, Wondershare Technology e GuangZhou Wahlap Technology hanno perso oltre il 10%; Goertek ha ceduto oltre l’8%, mentre AVIT è crollata del 13%.

Ma per Pechino tutto questo non sembra essere un problema. D’altra parte, un Paese che ha bloccato l’invasione del BitCoint e altre monete virtuali creando la propria (lo Yuan virtuale), ha dalla sua una nuova forma di economia capitalista: liberticida, ma molto efficace.

Fonte di riferimento it.investing.com

Immagine di testa credits Truth Daily