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Negli ultimi dieci anni, molti campioni dello sport a fine carriera hanno spostato l’attenzione sul mondo digitale. Il punto da cui ripartire è stato principalmente quello degli eSports: non tanto come giocatori di videogame competitivi, quanto piuttosto nel ruolo di investitori in questo settore.

“Galeotta” è stata senza dubbio la pandemia di COVID-19 che ha avvicinato al mondo degli eSports un numero altissimo di persone, soprattutto giovani. Se a questo si aggiunge l’elemento della gara, della sfida che esiste sia nello sport che nell’eSport, non è difficile capire perché campioni come Kevin DurantNeymar jr, Shaquille O’NealFernando Alonso, David Beckham hanno investito soldi nel settore dei videogiochi.

In realtà, la lista di questi big è molto più ampia, come abbiamo indicato in precedenti articoli. Soprattutto quella dei calciatori, i più propensi ad entrare nel mondo esportivo dalla pandemia in avanti. Ed è proprio in questo ambito che troviamo un binomio davvero significativo, perché continua in altra forma una rivalità quasi decennale che ha infiammato la Primera División spagnola, o semplicemente LaLiga.

Parliamo di Carlos Casemiro e Gerard Piqué, due campioni che hanno scritto pagine importanti del calcio europeo. Se da un lato il brasiliano è stato per anni il baluardo del centrocampo del Real Madrid, dall’altro Piqué ha rappresentato una colonna difensiva del FC Barcelona. Due filosofie, due squadre storicamente rivali, ma un destino comune una volta terminata la carriera agonistica (o quasi, perché Casemiro è ancora in attività ): investire in un settore che guarda al futuro come quello del gaming competitivo.

Immagine credits Getty Images

CASEMIRO E LA NASCITA DI CASE ESPORTS

L’ingresso di Casemiro negli eSports risale al 2020, quando il centrocampista brasiliano ha fondato in Spagna l’organizzazione Case Esports. Il progetto è nato con l’obiettivo di costruire una realtà competitiva dedicata ai titoli “sparatutto“. Il primo è stato Counter-Strike, con il quale Case Esorts si è tolta qualche buona soddisfazione nei tornei Tier C e B spagnoli e dell’America Latina. Successivamente è arrivato un team di VALORANT, lo sparattutto targato Riot Games, che ormai da diversi anni si mantiene stabilmente nella top 100 mondiale.

La scelta di entrare in questo mondo non è casuale. Casemiro è da sempre appassionato di videogiochi e ha visto negli eSports un’opportunità per restare legato alla competizione anche al di fuori del calcio. La sua organizzazione ha puntato fin da subito su roster giovani e internazionali, cercando di ritagliarsi uno spazio in un ecosistema estremamente competitivo.

PIQUE’, IBAI E IL PROGETTO KOI

Se Casemiro ha scelto una strada più “tradizionale”, Gerard Piqué ha puntato su un modello innovativo e fortemente mediatico. Nel 2021, insieme allo streamer di League of Legends Ibai Llanos, ha fondato KOI Esports.

KOI si è distinta per la sua capacità di coinvolgere il pubblico, sfruttando la popolarità di Ibai e l’immagine di Piqué. Nel giro di poco tempo, il team ha costruito roster competitivi in diversi titoli e ha partecipato a eventi di alto livello internazionale.

Tuttavia, a causa di una serie di risultati mediocri soprattutto nel seguitissimo eSport di League of Legends e a una sfortunata fusione con l’organizzazione Rogue, KOI ha subito un forte contraccolpo economico. Llanos e Piqué hanno quindi accettato nel 2024 di cedere molte quote aziendali a OverActive Media, proprietaria delle organizzazioni esportive Movistar Riders (America Latina) e Mad Lions (Spagna). KOI è così diventata Movistar KOI, nuovo brand con il quale il team di LoL ha vinto nel 2025 il LEC Spring.

Movistar KOI compete anche negli eSport di Rainbow Six Siege, Rocket League e VALORANT. Con quest’ultimo titolo, occupa il 24° posto nel Champions Tour.

Gerard Piqué. Photo by David S. Bustamante/Soccrates/Getty Images.

SFIDA O PONTE?

Il passaggio dal calcio agli esports non è solo una questione di business, ma anche culturale. Sempre più calciatori – soprattutto delle nuove generazioni – sono appassionati di videogiochi, e vedono nel gaming competitivo un’estensione naturale del proprio mondo.

Casemiro e Piqué, in questo senso, sono stati pionieri. Hanno capito prima di molti altri che gli eSports non sono solo un fenomeno di nicchia, ma un’industria globale in grado di attrarre milioni di fan e investimenti significativi.

E così, quella rivalità nata sui campi della Liga si è trasformata in una nuova sfida, questa volta digitale. Non più novanta minuti e un pallone, ma tornei, roster e community globali. Cambia il terreno di gioco, ma lo spirito competitivo resta lo stesso.

Immagine di testa credits Riot Games

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