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I tempi duri dell’economia si fanno sentire anche nel settore dei videogame. E’ notizia recente il licenziamento di 10mila dipendenti da parte di Microsoft, che ha colpito in maniera sensibile le aziende sviluppatrici di giochi quali The Coalition, 343 Industries e Bethesda. Amazon ha addirittura lasciato a casa 18.000 lavoratori, cioè il 5% del proprio staff. Unity (Technologies), lo sviluppatore dell’omonimo motore grafico, ha dovuto privarsi di 200 persone.

Di fronte a uno scenario del genere, non ci si può stupire che anche il settore degli eSports sia in sofferenza. Solo pochi giorni fa una delle organizzazioni esportive più performanti a livello di revenue nel mondo, la nordamericana 100 Thieves, ha ridotto di un sesto il proprio team tagliando 30 posizioni.

Ma l'”inverno degli eSports” – la definizione è di Arnold Hur, CEO di Gen.G – non ha risparmiato neppure uno dei colossi tra i publisher: Riot Games.

L’azienda statunitense, sussidiaria della corporation cinese Tencent Holdings Limited, è stata costretta a ritoccare il proprio staff al ribasso. Il taglio è stato però meno sensibile rispetto alle media: “solo” 46 dipendenti, pari all’1% della forza lavoro impiegata dal publisher. Riot Games ha rilasciato una dichiarazione, ripresa da The Jacob Wolf Report, in cui chiarisce di aver “…implementato cambiamenti strategici all’interno di alcuni team per focalizzare l’attenzione su una serie di aree specifiche“. Quali?

Quella di VALORANT in primis, che nel 2022 ha dimostrato di essere l’eSport con il maggior tasso di crescita. Ma anche quella di League of Legends e in particolare della scena competitiva europea del famoso MOBA.

Più o meno dal 2018, il League of Legends European Championship è diventato il terzo polo competitivo nel mondo, dietro a Cina e Corea del Sud. Il LEC ha sottratto il posto alla lega nordamericana (LCS) che invece è calata molto in termini di giocatori e di popolarità tra gli appassionati. Pertanto non c’è da stupirsi se negli States – e più in generale nel continente americanoRiot Games punta forte su VALORANT.

Altrettanto giustificata è però l’attenzione che il publisher ha deciso di dare al LEC ampliandone la dimensione geografica. Riot Games ha infatti aggiunto all’Europa le “regioni” del Medio Oriente e dell’Africa: la “E” adesso indica l’area EMEA, cioè Europe, Middle East e Africa. Un allargamento importante perché aumenta le dimensioni del programma competitivo e quindi offre più spettacolo agli spettatori e più spazi pubblicitari agli sponsor. Senza dimenticare che più partite significa anche più possibilità di allenamento per i players, in particolare per quelli delle aree emergenti (Middle East e Nord Africa) che avranno la possibilità di confrontarsi con avversari di livello mondiale.

Sempre a proposito di opportunità di training, Riot Games ha annunciato l’EMEA Champions Queue, cioè una serie di eventi paralleli agli Split, riservati a singoli (“solo mode”) esporters professionisti. I partecipanti saranno tutti giocatori di un certo livello: da pro player titolari e sostituti in franchigie del LEC a giocatori high-ranking, passando per esporter di gran nome che verrano convocati su invito. Insomma, una kermesse per allenarsi, divertirsi e offrire un grande show di LoL.

Il programma comprende 5 appuntamenti:

  • Split 1 – 24 gennaio – 23 febbraio
  • Split 2 – 28 febbraio – 31 marzo
  • MSI Split – TBD
  • Split 3 – 30 maggio – 30 giugno
  • Split 4 – 4 luglio – 11 agosto

Il LEC vero e proprio avrà invece uno Split in più. Oltre ai classici Spring e Summer, nel 2023 ci sarà anche il Winter Split. Il nuovo evento invernale è cominciato qualche giorno fa e si concluderà il 6 febbraio prossimo.

Anche la formula è stata in parte cambiata. Si comincia con un girone unico in formato single round robin con match best-of-1 (una partita contro ogni team avversario). Le migliori 8 si qualificano alla fase successiva, dove vengono divise in due gruppi. Qui entra in gioco il sistema double elimination best-of-3, ovvero: chi vince due sfide consecutive avanza ai Playoffs, le perdenti si sfidano tra loro per gli ultimi posti disponibili.

I Playoffs sono articolati su due mini-tabelloni. Il “winner” dove le 2 vincenti della fase precedente si affrontano in un best-of-5. Chi vince acceda alla finalissima, la perdente affronta lo spareggio con la vincente del “loser bracket”. Tutto sempre in modalità Bo5.

La sostanza sono tante partite in più. Le franchigie, invece, sono rimaste 10. Le new entry si chiamano Team Heretics che ha acquistato lo slot da Misfits Gaming e la fusione tra il team spagnolo KOI e l’organizzazione Rogue.

Complessivamente, il circuito del LEC avrà sempre l’Amazon EU Masters, che nel 2023 si chiamerà Amazon EMEA Masters, con 13 EMEA Regional Leagues (ERL) per qualificarsi agli Split. I nuovi ERL includono la Turkish Championship League (TCL) e la Arabian League (AL), ribrandizzata Intel Arabian Cup. La League of Legends Continental League (LCL) rimane sospesa a causa dell’invasione russa in Ucraina, ma potrebbe essere inclusa nella LEC in futuro. Ai giocatori della regione, tuttavia, viene concesso lo stesso status di residenza degli altri giocatori dell’EMEA.

Infine, la stagione competitiva si concluderà con le LEC Season Finals e anche questa è una novità. Vi partecipano le vincitrici dei 3 Split insieme a tre team qualificati e saranno una via di accesso per i Worlds 2023.

Le date per le finali LEC non sono ancora state ufficializzate. Si conosce invece la sede dove si svolgeranno (live): Montepellier, in Francia, all’interno di una struttura che può contenere fino a 14.000 persone.

Riot Games ha dichiarato che quello del 2023 è un “programma pilota poiché l’eSport di LoL avrà ulteriori e più ampie modifiche nella stagione 2024“.

E ancora: “Con gli attuali cambiamenti, stiamo creando percorsi che consentano ai giocatori EMEA di raggiungere l’apice di questo eSport e opportunità per unire i fan di tutta l’area per tifare per le squadre che amano. Vogliamo che l’EMEA sia una regione in grado di riunire i fan di più continenti, in competizione per il primato nella regione ma anche per il successo internazionale“. (fonte esportsinsider.com)

Più chiaro di così.

Immagine credits esports.net (via Riot Games)