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Prosegue la contesa di politica economica internazionale tra Cina e USA. Ai dazi doganali, alle reciproche accuse condite da dietrologie sulla pandemia, da ormai alcuni mesi si è aggiunta un’arena diversa: quella di internet dove le due superpotenze mondiali si contendono fette di mercato globale a colpi di social media e videogiochi.

La partita più significativa, in questo senso, è quella che si gioca tra l’amministrazione Trump e l’azienda cinese ByteDance. Come abbiamo raccontato nel nostro precedente articolo, al centro della contesa c’è l’app social per video musicali (e non) TikTok che il tycoon statunitense ha prima accusato di essere un pericolo per la sicurezza nazionale – cioè un occhio indiscreto di Pechino nelle vicende USA – e successivamente ha bannato. La Cina ha reagito facendo capire che non avrebbe accettato il blocco e che si sarebbe vendicata mettendo in lista nera una serie di aziende americane. A quel punto si è materializzata una nuova opzione, ovvero un acquisto parziale della app made in China da parte di aziende americane.

Le prime a muoversi in questa direzione sono state Microsoft e Walmart. Ma, dalle notizie circolate due giorni fa, sembra che al colosso di Bill Gates sia subentrata Oracle. Una combinazione, quella tra la grande azienda informatica e la famosa la nota catena di negozi al dettaglio, che sembra accettabile per tutti.

Il compromesso sembra cosa fatta, grazie soprattutto alla mediazione del numero uno di ByteDance Zhang Yiming e di quello di Oracle Larry Ellison. L’azienda americana garantirà la sicurezza dei dati dei cittadini statunitensi che usano TikTok e insieme a Walmart acquisirà il 20% di TikTok Global, nuova società in cui confluiranno le attività internazionali del social cinese. Il restante 80% rimarrà saldamente nelle mani di ByteDance.

“Un accordo fantastico” è stato il commento del Presidente degli Stati Uniti, mentre Pechino ha espresso la propria “non contrarietà” al deal pur mantenendo qualche perplessità. Sulle pagine del Global Times, infatti, sono comparse alcune righe in inglese che definiscono il piano “ancora iniquo, tuttavia è più ragionevole per ByteDance” e che confermano la linea di Pechino per la quale “Washington non può ottenere in maniera unilaterale ciò che vuole”.

In ogni caso, per ora sembra evitata la linea più dura voluta dai “falchi” di Washington che ritengono l’app cinese un potenziale sistema di spionaggio. Sulle ragioni, poi, per le quali Oracle sia subentrata a Microsoft non c’è ancora una spiegazione. Va però ricordato che se quest’ultima è da sempre una sostenitrice del partito democratico USA, Larry Ellison è dichiaratamente dalla parte di Donald Trump, per il quale ha anche raccolto fondi in vista delle elezioni. A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca.

La stessa cosa vale si potrebbe dire per l’altro scenario “virtuale”, quello che contrappone Epic Games a Apple. Qui la situazione è in stallo, nel senso che per ora rimane il blocco su Apple Store alla nuova versione dell’eSport Fortnite, i cui appassionati non potranno giocare alla Stagione 4 – Capitolo 2 su iPhone, iPad e Mac.

I due litiganti continuano a scambiarsi reciproche accuse di fornire informazioni distorte, in attesa del 28 settembre, data in cui verrà discussa l’ingiunzione preliminare. Ma nel frattempo si è fatta sentire la Casa Bianca che, attraverso il Committee on Foreign Investment in the U.S., ha chiesto a Epic Games e al publisher di League of Legends, Riot Games, di fornire documentazione sui rispetti protocolli di sicurezza nella gestione dei dati personali dei cittadini statunitensi.

Che cosa c’entra tutto ciò con la querelle Cina-USA? Semplice. Il colosso cinese Tencent, azienda n.1 al mondo nel settore del gaming, è proprietaria al 100% di Riot Games (azienda nata in USA con sede a Los Angeles) e possiede il 40% di Epic Games che ha l’HQ a Cary in Carolina del Nord. Inoltre, Tencent ha il 5% di un altro grande publisher a stelle e strisce, Activision Blizzard, che ha sede a Santa Monica (California) ed è lo sviluppatore della serie Call of Duty. Sull’altro fronte, invece, c’è Apple che è azienda statunitense al 100%.

Anche se per ora si tratta di speculazioni, è difficile non vedere dietro al caso Epic-Apple un nuovo fronte della contesa “via internet” tra Cina e USA.

 

Immagine di testa credits foxbusiness.com

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