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Vuelta 2023, il pagellone: “dittatura” Jumbo

Kuss, Vingegaard e Roglic. Questo il podio finale della Vuelta 2023, tutto di colore giallonero della Jumbo Visma, assoluta dominatrice della corsa, alla fine abbastanza deludente come spettacolo vista la netta superiorità di questa squadra.

Applausi a Kuss, al primo grande giro vinto in carriera dopo anni di gregariato. Per il resto, qualche giovane emergente e davvero poca roba nonostante un percorso molto movimentato o forse proprio per quello. Le ultime tappe infatti sono state un lungo stillicidio non a caso movimentate da Evenepoel che era già uscito di classifica.

Noi comunque alla vigilia lo dicevamo…

Jumbo Visma: 10+

Cosa si può dire a una squadra che per la prima volta nella storia del ciclismo vince non solo tutte e tre le grandi corse a tappe in un anno ma lo fa con tre corridori diversi? Stavolta tocca a Kuss issarsi sul gradino più alto del podio, dopo anni di gregariato si toglie la soddisfazione della vita mettendosi dietro i due capitani Vingegaard e Roglic. Podio monopolizzato più cinque tappe in tasca, davvero non male.

Sepp Kuss: 10

Entriamo nello specifico premiando lo scalatore di Durango, Colorado. Un ragazzo che ha concluso tutte e tre le corse a tappe del 2023 e che dopo un Tour disputato sempre da trascinatore della squadra, rischiando anche parecchio per via di una caduta che l’aveva ridotto a una maschera di sangue, ha di fatto dominato questa Vuelta.

Remco Evenepoel: 8,5

L’avevamo lasciato con il Covid al Giro d’Italia, ritirato mentre era in Maglia Rosa. Molla lo scettro della Vuelta ma a testa altissima, fuori classifica già dalla prima settimana eppure capace di vincere ben tre tappe, una più nettamente dell’altra, e la maglia del miglior scalatore. Un testone a cui non si può non voler bene, sportivamente parlando.

Cian Uijtdebroeks: 7

Cominciamo ad abituarci a questo ragazzo ventenne con un cognome impronunciabile e ancor più difficile da scrivere. Top ten per lui, a pochi secondi dal capitano Vlasov. Più di un’iniziativa presa nel corso delle tre settimane abbondanti di Vuelta. Aspettiamo con molto interesse l’anno prossimo il belga, vincitore del Tour de l’Avenir del 2022.

Filippo Ganna: 7

Fa il suo, vincendo l’unica cronometro della Vuelta 2023 in quel di Valladolid confermandosi fenomenale sulle distanze intermedie e mettendosi dietro specialisti come Evenepoel, Vingegaard e Roglic. Nel disastro dell’Ineos e di un ciclismo italiano a caccia di fuoriclasse Top Ganna è sempre, appunto, il top. Tre volte secondo in volata ci aprono il cuore per il futuro.

Antonio Tiberi: 7

Migliore degli italiani in classifica generale, 18esimo a 50 minuti da Kuss, davanti anche al suo capitano alla Bahrein, Damiano Caruso. Per il ciociaro un’eccellente Vuelta con anche qualche fuga agguantata e la capacità di rimanere a lungo con i migliori.

Geoffroy Soupe, Rui Costa e Wout Poels: 7

Viva gli “anziani”! In un ciclismo dove i migliori, tranne Roglic, sono tutti under 30 ci pensano i vecchi leoni a ravvivare un po’ le corse. Soupe, 35 anni, uno che ha passato la vita a tirare volate per altri, vince allo sprint a Oliva; Rui Costa, classe 1986, mette in fila tutti in salita a Lekunberri. Infine Poels, 35 anni, che batte Evenepoel alla penultima tappa.

Juan Ayuso: 5,5

Maglia bianca del miglior giovane, ma in generale una Vuelta abbastanza insipida nonostante il quarto posto nella generale. Insufficiente la prova del valenciano, che arrivava con grandi aspettative dopo aver lavorato tutto l’anno per la corsa di casa. Un deciso passo indietro in quello che doveva essere il salto di qualità, ma il tempo è dalla sua.

Organizzazione: 4

Prima settimana da incubo, la cronometro a squadre corsa sotto la pioggia e al buio che ha penalizzato soprattutto l’Ineos, le transenne dove non dovevano esserci, tappe neutralizzate in corso di svolgimento. Si leggono molte critiche al Giro d’Italia ma la Vuelta ha ancora molto da lavorare su questo aspetto.

Geraint Thomas: 3

Del tutto alla deriva, a terra nella cronometro a squadre dell’esordio e da lì non più in grado di riprendersi. Bocciato lui e di fatto anche la Ineos che ha perso presto anche qua per un bruttissimo incidente l’olandese Arensman che ha candidamente ammesso di essersi salvato la vita grazie al casco.

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