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Vinnie Jones: il cattivo per eccellenza, simbolo della Crazy Gang del Wimbledon

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Si scrive Vinnie Jones e si pronuncia “Premiata Macelleria”. Ma forse sarebbe troppo restrittivo fermarsi a tutto questo.

Vinnie Jones non è stato solo un picchiatore di primo ordine, un fabbro vecchio stampo della linea mediana. Vinnie Jones è stato il cattivo per eccellenza. L’uomo che ha sollevato fisicamente avversari, spezzato tibie, preso a ceffoni mezza Inghilterra e non contento, capace anche di strizzare i testicoli ad un altro matto del calcio inglese: Paul Gascoigne.

Se quest’ultimo aveva il talento a sorreggerlo in campo, Jones non aveva nemmeno mezza qualità tecnica per calcare i palcoscenici della allora First Division. Vinnie poteva contare solo due aspetti per colmare in qualche modo il gap: un fisico marmoreo e un temperamento estremo. Talmente estremo da diventare lo spauracchio di avversari e anche compagni in qualche caso. Tutto muscoli ed istinto, con un cervello pari a quello di una zanzara, come lo definì un suo ex presidente.

Non crediamo che avesse un cervello così piccolo il mai domo Vinnie Jones, uno che ne ha viste e ne ha fatte di tutti colori, dentro e fuori dal campo. Uno che ha fatto di tutto e di più, anche al di fuori del mondo dorato del pallone. Insomma l’uomo della Working Class che riesce a sfangarla, diventando l’eroe di chi come lui sogna un giorno di uscire dall’anonimato. Uno così non poteva che essere il simbolo della Crazy Gang: la più pazza e cattiva squadra che si sia mai vista in campo al di la della manica. Il caro e vecchio Wimbledon.

Muratore e giocatore

Vinnie Jones è uno che con i libri di scuola non è mai andato d’accordo. Fumantino nel carattere, nelle caste scuole di britannia dura meno di un battito di ciglia. Ancora minorenne entra nel mondo dell’edilizia come muratore. Freddo, acqua, neve, vento, sole e quanto altro lo forgiano per almeno 8 ore al giorno. Altre due ore li dedica agli allenamenti. Mediano tutto cuore e fisico, è perfetto per le Non-League inglesi. In fondo di giocatori come lui ce ne sono a bizzeffe in quei campionati.

Se gli anni ’80 sono la svolta economica e calcistica per l’Inghilterra con la Lady di Ferro al comando, lo stesso si può dire del giovane e cattivo Jones. Vince un paio di campionati e ad appena 19 anni viene acquistato da un club di terza divisione svedese. Un qualcosa di paragonabile ad un intermezzo fra la nostra Serie D e la nostra eccellenza. Però dal punto di vista economico è un bel salto. Insomma basta mattoni, basta cemento e basta faticare come pochi. E’ il momento di provare a svoltare.

Inghilterra-Svezia: andata e ritorno

IFK Holmsund, anonima società svedese di terza divisione, non si sa come abbia messo gli occhi su Vinnie Jones. Siamo a metà degli anni ’80, ma siamo ancora molto indietro dal punto di vista della moderna tecnologia. Come abbiano fatto gli svedesi ad innamorarsi di uno così è ancora un mistero. Ma quello che più ci importa e far capire a tutti che senza questa avventura scandinava Jones forse non avrebbe mai raggiunto altri palcoscenici.

E infatti appena 12 mesi torna in Inghilterra, perché Dave Bassett, tecnico del Wimbledon appena promosso per la prima volta nella sua storia nella First Division, lo ha visto giocare. Lo vuole a tutti i costi e il gallese accetta di tornare nella sua “seconda patria”. Questa volta però dalla porta principale, nella massima divisione inglese, dove il calcio è passione allo stato puro. Qui storia e leggenda si mescolano. Ne uscirà la squadra più incredibile di sempre.

La Fa Cup 1988

La Crazy Gang del Wimbledon fa subito parlare di se. Non è una squadra bella. Anzi, molto brutta dal punto di vista estetico e con gente come Jones in campo non potrebbe essere altrimenti. Se la forma lascia a desiderare, i risultati invece sono molto incoraggianti. In campionato le cose vanno bene e pur non potendo lottare per il titolo, il club londinese si mette in luce con un settimo posto. Ma soprattutto il comportamento in campo e fuori dei suoi giocatori, tiene banco quasi più dei risultati.

Risse, pugni, agguati, scritte ingiuriose, minacce fisiche e verbali agli avversari, senza dimenticare docce rotte, sedie spaccate, spogliatoi ridotti a delle discariche. In tutto questo c’è sempre lo zampino di Vinnie Jones: capo popolo nella rivolta e capace di vincere certe gare ancor prima di scendere in campo. Così in maniera sorprendente il Wimbledon in quella stagione compie un cammino inarrestabile in FA Cup e il 14 maggio 1988 si presenta ad un Wembley per la finalissima della Coppa.

Da una parte la nobiltà del calcio inglese, il Liverpool, dall’altra quelli brutti, sporchi e cattivi. Dei bastardi senza gloria, pronti a pendersi la gloria in un giorno di primavera nella cattedrale del calcio. E sarà cosi, perché il Wimbledon contro ogni pronostico batte “Golia” 1-0. Coppa e Giant Killing come solo la FA Cup può regalare.

Il commentatore della BBC, esclamerà al triplice fischio: “Il Wimbledon ha battuto la cultura nel calcio inglese“. A premiare la squadra, come rappresentate della case reale c’è Lady Diana. Una che nella vita si è sempre mostrata più vicina ai più deboli che alla nobiltà stessa. Eppure anche lei quel giorno, ebbe qualche timidezza davanti a uomini così rudi e per certe aspetti primitivi.

12 espulsioni in carriera

La carriera di Vinnie Jones raggiunse l’apice quel giorno. Il più antico trofeo al mondo alzato a Wembley, direttamente dalle mani reali. La sua carriera post vittoria, sarà costellata ancora da tanti calci e poco calcio.

Metterà assieme ben 12 cartellini rossi e solo perché nel famoso arbitraggio all’inglese, quello che nel resto del mondo è considerato roba da codice penale, ha le sembianze di un semplice intervento rude. Non è record man di espulsioni, visto che il buon Roy Keane ne ha ottenute 16. Ma stiamo anche parlando di uno che aveva il sangue Nord Irlandese. Una combo più unica che rara.

Dopo Wimbledon, Jones vestirà le maglie di Sheffield UTD e Chelsea, prima di tornare per una seconda avventura con il suo ex club. Nel Wimbledon chiuderà la carriera nel 1998, dopo aver picchiato tutti quelli andavano picchiati. Smesso con il calcio giocato, lo ritroviamo nelle vesti di attore, di commentatore sportivo e molto altro ancora. Ma ci saranno anche le lacrime a far parte della sua vita recente. Lo scorso luglio la moglie Tanya a soli 53 ha perso la sua battaglia contro il cancro. E quel giorno abbiamo capito che anche i “cattivi” sanno piangere.

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