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Una sola squadra al comando

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Una sola squadra al comando. Con la maglia azzurra. Un’altra vittoria in campionato dopo il pareggio di Leicester; nella serata di Udine quattro gol – uno più bello dell’altro – mandano la squadra di Spalletti al primo posto.

Osimhen, Rrahmani, Koulibaly e Lozano. Qualità ed entusiasmo per battere l’Udinese, archiviando la pratica già nel primo tempo e ribadendo la superiorità nella ripresa. Nei 12 punti della capolista ci sono convinzioni, cinismo e talento, qualità che con Spalletti stanno venendo fuori.

Il Napoli gioca bene e comanda con quell’entusiasmo che trascina un ambiente che sognava di ripartire dopo un finale di campionato amaro, solo pochi mesi fa. Dieci gol e nove marcatori diversi, solo due quelli subiti.

Numeri che fanno da contorno a quel carattere che nel turno precedente ha permesso agli azzurri di rimontare la Juventus in casa, nel primo scontro diretto della sua stagione.

I bianconeri sono già a -10 dalla vetta, fermati da un altro, ennesimo passo falso. Diciottesimo posto in Serie A, solo due punti in quattro giornate: non succedeva da sessant’anni. Non ci sono solo risultati e classifica a preoccupare Massimiliano Allegri, che anche contro il Milan ha visto i suoi ragazzi ripetere più o meno gli stessi errori delle precedenti gare di questo inizio di stagione.

Un buon primo tempo, il gol in avvio, qualche altra occasione e la sensazione di poter gestire la situazione. Poi il calo fisico evidente, il pareggio subito e la fase della confusione (mentale e tattica). Tanto che allo Stadium i rossoneri avrebbero anche potuto vincere, approfittando dell’insicurezza di un gruppo non unito che cercando di riorganizzarsi perde ogni volta le sue certezze con il passare dei minuti.

C’è più di un problema dal punto di vista psicologico, ma anche fisicamente la Juve molla la presa nei finali di gara. Zero gol segnati e sette punti persi nei secondi tempi, un crollo dopo l’altro. Quando ammette di aver sbagliato i cambi, Allegri incolpa se stesso ma (non troppo) indirettamente anche chi non gli ha dato la freschezza e le soluzioni che si aspettava. E questo è solo uno dei tanti aspetti su cui l’allenatore deve lavorare dopo un avvio di campionato che ha fatto riemergere problematiche accostate in passato troppo facilmente a Sarri e a Pirlo.

La realtà dice che la Juventus deve ritrovare un’anima che è andata via via perdendosi nelle ultime due stagioni; il processo di ricostruzione è appena cominciato, l’ambiente sta assimilando lentamente i cambi dell’estate e la risalita deve iniziare tanto in campo quanto fuori.

Per i bianconeri sarebbe meglio rialzarsi in fretta, dal momento che l’Inter segna gol a valanga, le deluse della scorsa annata – la Roma o la Fiorentina, per esempio – sembrano aver trovato una strada da seguire, mentre altre realtà (dal Napoli al Milan e non solo) sono partite forte. Spezia e Sampdoria in pochi giorni per cercare la svolta, mentre lassù Spalletti comanda, le milanesi corrono, Mourinho e Sarri vogliono una reazione dopo i punti persi. In una corsa che riprende subito nel turno infrasettimanale.

Con una sola squadra al comando.

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