Trentaquattro andate, cinque ancora da fare. La Serie A volge al termine, e in queste ultime settimane bisognerà davvero sprintare come non mai. Bellissime, le prossime: l’Inter può iniziare a cucirsi l’ultima parte di scudetto in casa del Toro, il Napoli anticipa tutti il venerdì con la Cremonese. Poi corsa Champions: Milan–Juventus su tutte, poco prima domenica il Como in casa del Genoa. Incroci pericolosi.
E allora, in attesa di tutto e anche di più, bisogna però tornare esattamente su quanto accaduto negli ultimi giorni. Cioè i ko – dolorosissimi – di Napoli e Como. I pareggi inutili, di Roma e Atalanta. E le vittorie determinanti, come quella della Juventus sul Bologna, ma anche del Milan a Verona.
1) La quota Champions
Quarto posto, ora ti riconosco. La Juventus ha quasi ipotecato la partecipazione alla prossima Champions League, e l’ha fatto senza fallire l’appuntamento più importante contro il Bologna. Rischiava di crollare, la Juve, in questo trittico chiamato Atalanta, Bologna e Milan, invece arriva all’appuntamento di San Siro con due vittorie su tre. E la terza partita che può diventare praticamente il pass strappato in anticipo, perché a quel punto raggiungerebbe i rossoneri in classifica con la consapevolezza di avere lo scontro diretto a favore.
Intanto, la vittoria dei rossoneri a Verona ha regalato nuovamente ad Allegri il secondo posto, perché il Napoli è scivolato a 66 (7a sconfitta in campionato, solo la Roma ne ha di più nella top7) e inizia a guardarsi alle spalle. La fortuna delle big è che sia la Roma che il Como si sono praticamente fermate: i lombardi non hanno mai vinto nelle ultime tre, i giallorossi appena due nelle ultime 5.
2) Solo Sarri poteva riuscirci
Ecco, e la sconfitta degli azzurri è arrivata per mano della Lazio di Sarri, che ha ritrovato la vittoria e che soprattutto sta dando una traccia di futuro per la prossima stagione. Non ci sono grosse speranze di partecipare alla prossima Conference, per i biancocelesti, ma forse è anche meglio così: la Lazio infatti sta ricominciando un po’ da zero e l’unica garanzia in questo momento è davvero il tecnico, che ha messo in piedi una squadra. Nonostante tutto.
Taylor è stato un colpo da manuale, ma non avere un terminale come il Taty – andato via a gennaio, Ratkov non è stato all’altezza – sta pesando a lungo andare. Di fatto, le basi ci sono, ma si può immaginare una Lazio diversa in futuro. A patto che arrivi un mercato diverso.
3) La salvezza di De Rossi
Daniele De Rossi ha vinto un’altra partita. La seconda di fila, la terza nelle ultime cinque. Ha preso un Genoa totalmente scombussolato dalla situazione legata a Vieira e l’ha trasformato con la forza delle idee, e con alcuni rientri diventati poi decisivi. Insomma: ha dato chiarezza al progetto rossoblù. Ed è stata una palestra importantissima per il futuro.
Il punto è proprio questo, e Daniele non ha fretta di analizzarlo: sulle tracce del tecnico romano si stanno affacciando squadre importanti – la Fiorentina ricomincerebbe volentieri da lui, alternativa a Grosso – e la sensazione è che possa fare un altro step intermedio prima di arrivare nel grande giro. Al momento, Genova gli è sembrata un’isola. Felice.
4) Tutto in un punto
L’ultima sconfitta condanna definitivamente il Verona, il Pisa si sentiva già da tempo in Serie B. E poi? Poi ci sono Cremonese e Lecce, con quest’ultimo che ha chiuso con un pari l’ultima giornata nello scontro diretto della Fiorentina, ormai più tranquilla sulla permanenza in Serie A. Di Francesco lotta, Giampaolo non molla. Ne resterà solamente una, nella massima serie.
Difficile dire chi sia favorita oggi, più facile affidarsi ai calendari. La Cremonese ripartirà da Napoli, poi ha Lazio e Pisa in casa, quindi la chiosa a Udine e infine allo Zini con il Como. Non semplice. Più facile per il Lecce, a pensarci: Verona e Pisa fuori, la Juve in casa, Sassuolo e Genoa in chiusura, praticamente salve.
5) Como, la sorpresa resti tu
A prescindere dal finale, è giusto dare un piccolo premio al Como, quinto in classifica, molto probabilmente in una delle prossime competizioni europee – da capire quale – e con un grande percorso in Coppa Italia. L’ultimo rallentamento è anche figlio di una pressione Champions che magari non avrà messo la piazza, e nemmeno Fabregas, ma che i giocatori inevitabilmente hanno sentito. Va così. Soprattutto ad alta quota.
La qualità media della squadra, il modo in cui Cesc ha saputo metterli in campo, la passione mostrata, indicano però il Como come l’esempio da seguire. Per tutti. Anche se non si vince. Soprattutto se non ce l’hai come unico obiettivo possibile.


