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Ora si può dire anche con un trasporto differente: questo scudetto, ecco, l’Inter lo può solo perdere. E’ il risultato della 26esima giornata, quella in cui i nerazzurri hanno messo la freccia definitiva sul Milan, l’unica finora a tenere il passo nerazzurro. Un vero e proprio inseguimento, però, non c’è mai stato. E allora Chivu ne ha approfittato, prendendo il largo a Lecce, mentre i rossoneri affondavano in casa, contro il Parma di Cuesta.

Cuesta fa male, sì. E non solo gli unici, i rossoneri, a patire le pene di un ko che proprio non ci voleva: in zona retrocessione il Verona sembra sempre più spacciato, come il Pisa; il Toro invece rischia e D’Aversa ha sostituito Baroni. Poi? La corsa Champions: bellissima. La Roma ha agguantato il Napoli, sono a 4 punti dalla Juventus, che a sua volta ha perso con il Como e che con l’Atalanta ora confida di rientrare per giocarsela. Tutta da vivere.

1) Applausi per Chivu

C’è poco da dire, c’è tanto da applaudire semmai. E verso Cristian Chivu, il fautore di un’Inter diversa, tanto pragmatica quanto plasmata sulle idee del proprio allenatore. Nessuno se l’aspettava e invece il tecnico, a una manciata di panchine in Serie A, ha saputo riunire il gruppo, farlo vivere su onde differenti, chiudere a chiave il cambio generazionale – che dovrà continuare – con una continuità straordinaria.

Adesso, ecco, nemmeno l’effetto rebound può far paura. Neanche uscire dalla Champions con il Bodo. Semmai assumerebbe i contorni di un’occasione persa, alla quale pensare e riflettere magari in ottica futura. Una partita storta però non cancellerebbe tutto il resto: nessuno, dopo la finale col Psg, immaginava che l’Inter si sarebbe rialzata così.

2) Milan, si poteva fare di più?

Per nessuno infatti è stato possibile mantenere il passo degli interisti. Eppure c’è chi ci ha provato. Tipo il Milan. Quindi Allegri. A fine febbraio, la corsa su Chivu sembra ormai destinata a finire in cantina, ma è qualcosa su cui i rossoneri avrebbero potuto costruire un altro campionato? Chissà. Di sicuro, le mancanze tecniche del Milan sono parse più evidenti in questo momento della stagione. E l’obiettivo era tornare tra le prime quattro: ci riusciranno.

Non si può definire a metà, l’annata rossonera. Ma non si può neanche pensare che sarebbe stato tutto scontato. Anzi. Eppure, un retropensiero continua a esistere, anche solo per giocarsela fino a primavera. Il Milan, con una partita a settimana, avrebbe potuto fare qualcosa in più. Anche se è abbastanza, ciò che ha fatto.

3) E se fosse il Napoli a rischiare?

Classifica alla mano, ci sono cinque squadre per due posti in Champions League. Quella messa peggio, per risultati e assenze, è il Napoli di Antonio Conte, che pure conserva 4 punti sul quinto posto, oggi occupato dalla Juventus. Ecco, il fatto che sia stata agguantata dalla Roma indica chiaramente come gli azzurri inizino a sentire una preoccupazione più forte: se per lo scudetto è stato impossibile lottare, per i campioni d’Italia serve almeno salvare la faccia con la qualificazione in Europa.

Se non è stato un tonfo come nell’anno post scudetto, il merito rimane di Antonio Conte: ha navigato in acque pericolosissime, spesso lamentandosene, comunque portando a casa alcuni risultati che avrebbero fatto tremare qualsiasi altro tecnico. Adesso deve di nuovo venirne fuori, altrimenti è il Napoli a rischiare più di tutte.

4) Il Torino cambia ancora

Parentesi Torino. Intesa come città, anche se alla Juve poi arriveremo. Il nuovo cambio in panchina ha i colori granata e le speranze della piazza, che continua a vivere una situazione certamente particolare. Al Toro è arrivato D’Aversa: decisiva, per l’uscente Baroni, la sconfitta salatissima contro il Genoa, addirittura per 3-0 (con espulsione di Ilkhan, comunque a suo modo decisiva). L’obiettivo è scongiurare la salvezza, che dista appena tre punti. E va bene il Lecce, va bene anche la Cremonese. Ma in risalita c’è la Fiorentina.

Se per la Champions ci sono cinque squadre, altrettante sembrano esserci per la salvezza, al momento non contempliamo il Cagliari, quota 29 punti e comunque con dei buoni risultati alle spalle. Sono Toro, Viola, Cremo e Lecce, prima di loro il Genoa, che ha perso solo 2 delle ultime 5 con De Rossi. Bagarre completa.

5) Lucio spenta

Dall’altra parte della città, c’è infine una Juventus che ha smarrito se stessa: i bianconeri avevano ingranato la marcia perfetta e si ritrovano nel pienissimo traffico della lotta per il quarto posto. Fondamentale, sia per una questione di progetto, sia naturalmente per un discorso economico. La luce però si è spenta, e riaccenderla sta diventando sempre più un problema, complice la condizione che svanisce e le assenze topiche in un momento decisivo. Come Yildiz appannato, Bremer costretto a fermarsi.

E allora? Allora alla Juve, a cui serve praticamente un miracolo in Champions League, non resta che concentrarsi su quell’unica partita a settimana che le rimarrà. Potrà lavorare. Mettere a posto. Rinvigorire i pensieri. E tornare. Forte come prima. Quella roba lì, del resto, ce l’hanno: Spalletti gliel’ha subito ricordato.