Eh sì, ci risiamo. La sfida delle sfide, delle squadre più forti degli ultimi dieci anni, che si ritrovano agli ottavi di finale. E che vale già una finale anticipata. Del resto, chi ne viene fuori è automaticamente tra i favoriti di quest’edizione della Champions League, con loro giusto l’Arsenal e impossibile da non menzionare Bayern Monaco e Barcellona. Sarà bellissimo, pur senza italiane.
Comunque, ci si aspetta uno spettacolo che sicuramente arriverà. Nella storia, le due squadre si sono affrontate 15 volte: 6 volte ha vinto il Madrid, 5 il City. Mentre 4 sono stati i pareggi. Cosa vuol dire? Che siamo lì, in equilibrio, e così sarà la partita.
Chi gioca e chi no
Situazione formazioni. Partendo dal City: Guardiola li ha praticamente tutti a disposizione, anzi ha tenuto fuori Haaland per averlo al massimo (nel weekend il Manchester ha giocato contro il Newcastle in FA Cup) proprio in questa partita. Davanti a Donnarumma, Nunes e Ait-Nouri saranno gli esterni bassi della difesa a 4, mentre Dias e Guehi (fresco d’arrivo) saranno i centrali. Gonzalez davanti alla difensa, Reijnders e Foden più avanzati, Cherki e Semeyo sugli esterni, Erling Braut davanti. Fan paura.
Al Bernabeu però 90 minuti sono molto lunghi. Per questo il Real Madrid sa benissimo di dover mettere in discesa ogni discorso già dalla gara d’andata. Courtois sarà tra i pali, Alexander-Arnold con Asensio, Rudiger e Garcia in difesa; Valverde più Tchouameni e Guler a centrocampo. Garcia e Vinicius in attacco, Brahim Diaz dietro. Manca qualcuno? Eh, più di qualcuno. Bellingham, intanto. Ma soprattutto Mbappé: proverà a esserci, ma più probabilmente partirà dalla panchina.
Arbeloa si gioca il futuro
Sono partite chiave. Non solo per la posta in gioco e perché le due squadre si chiamano Manchester City e Real Madrid, ma perché ci sono dei futuri clamorosi in ballo. Tipo quello della panchina madridista. Non è un segreto che il grande favorito per la prossima stagione ora sia Massimiliano Allegri, attualmente al Milan. Ma Arbeloa si sta giocando le sue carte dopo aver preso l’eredità di Xabi Alonso. Si sta giocando la Liga e però è consapevole che in Champions si deciderà il suo futuro. Al Real funziona così.
Non è mai facile sedere sulla panchina blanca, ma Arbeloa ha dimostrato di avere il tatto giusto per proseguire una gestione simil Ancelotti: meno spazio alla tattica, più centrali le risorse formidabili a disposizione del Real. Se durerà, lo dirà il tempo.
Pep, è l’ultima volta?
Potrebbe essere invece l’ultima volta per Pep Guardiola. Il tecnico del City, ormai da 10 anni all’ombra dell’Etihad, sta cercando di portare avanti una rivoluzione illuminata, anche grazie a un mercato che è tornato a essere faraonico. Pian piano, pezzo dopo pezzo, ha allontanato le voci di crisi che si rincorrevano nella scorsa stagione. Aver raggiunto il quarto posto dopo quell’inizio è stato miracoloso: questa Champions se la sta godendo.
Nessuno immagina il City per forza vincitore: Guardiola aveva rincorso tantissimo quella coppa dopo aver dominato in Inghilterra per anni, il ricambio generazionale era diventato pressoché necessario. E prima o poi saluterà, Pep. Sensazione: può farlo davvero nei prossimi mesi.
Dove si gioca la partita
Mille storie, come sempre, all’interno dei novanta minuti. Il City arriva sicuramente meglio a questa partita e soprattutto per le defezioni del Real Madrid: affrontarlo senza Mbappé e Bellingham, oltre a Rodrygo (ne avrà per un bel po’) non succede tutti i giorni. Poi il Real è il Real e probabilmente sarà il discorso di Guardiola: possono far male ovunque, e sanno come farlo.
Ma i Citizens hanno più certezze e una formazione iper offensiva: gli ingressi a gennaio di Semeyo e Guehi hanno alzato drasticamente il livello. E Haaland davanti, il Real, non ce l’ha. Al momento più fiches su Pep.


