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Un vero e proprio scontro diretto. E un’occasione anche di rimettere le cose a posto. L’Inter ha poche chance di rientrare tra le prime otto della League Phase della Champions League. Però… però vuole giocarsele, col Borussia Dortmund. Tutte. E non vuole lasciare nulla d’intentato, perché il momento non lo meriterebbe affatto. I nerazzurri sono sì reduci da tre ko consecutivi in Europa, però il campionato ha preso una direzione fondamentale: 5 lunghezze sul Milan, secondo, il Napoli campione addirittura a 9 punti. E la Juve e la Roma sono a 10. Un pezzettino di scudetto è cucito.

Gli alti e i bassi comunque tormentano un po’ Cristian Chivu, che come in campionato evita di pareggiare (appena uno in entrambe le competizioni), che fa tutto bianco oppure nero: e non è un dettaglio. Anzi, è stata a lungo la vera forza interista, che ha perso 7 partite in stagione eppure è perfettamente in linea con gli obiettivi.

Chi gioca e chi no

C’è voglia di fare il massimo, ma non vuol dire che Chivu non pensi assolutamente a possibili turnover. Davanti a Sommer, nel 3-5-2 interista, Bisseck giocherà dal primo minuto con Acerbi al centro e Bastoni a sinistra; sulla fascia, a destra agirà Luis Henrique, mentre a sinistra Carlos Augusto avrà il suo spazio, con Sucic ormai titolare di fianco a Frattesi (recuperato quasi in extremis dal mercato) e Barella. Davanti c’è Thuram, insieme a Lautaro. Mentre Pio andrà in panchina.

Per il Dortmund, classico 3-4-2-1 con Kobel tra i pali, Anton e Schlotterbeck in difesa con l’ex juventino Emre Can. Ryerson e Svensson sui rispettivi out, Nmecha con Bellingham junior a centrocampo. Adeyemi e Brandt saranno i trequartisti, con Guirassy come punta centrale. Kovac non s’inventerà nulla.

Il momento dell’Inter

Senza Dumfries e Calhanoglu, Chivu proverà a fare di necessità virtù, pur consapevole che con il turco avrebbe avuto regia e soluzioni balistiche, e senza l’olandese – ormai fuori da un po’ – non ha a disposizione il miglior giocatore della scorsa stagione, l’unico in grado di fare la differenza sugli esterni, dove Luis Henrique ha dimostrato di non poter reggere né il passo, né il peso del confronto.

A prescindere, l’Inter però sorride perché sta trovando soluzioni che prima sembrava non possedere: il primo è Sucic, ormai metronomo della squadra e in grado di colmare alcune lacune che sembravano più complicate da coprire. Poi c’è Esposito, che insieme a Bonny hanno dato un peso diverso all’attacco, vero tallone d’Achille della scorsa stagione, con la Champions e il campionato sfumati sul più bello. Adesso, ecco, l’obiettivo di Chivu è rimettersi in carreggiata per quella strada lì: quella in cui i rimpianti di un anno fa possano farsi benzina per incamerare trofei.

Il momento del Dortmund

Quattro vittorie nelle ultime cinque partite, il Bayern già scappato a 8 punti di distanza, e un momento che tutto sommato sta sorridendo alla squadra di Kovac, già a 7 punti dal quinto posto, che vorrebbe dire Europa League. Se non c’è nulla di strano, nella stagione del Borussia, è perché la squadra si è già aggiustata in corsa, trovando risorse importanti per risalire la china. In Champions, i gialloneri sono a 11 punti, tra Juventus e Galatasaray: vedono il prossimo turno ed esclusivamente dai playoff.

Dunque, ecco, non è che abbiano poi così tanto da chiedere all’ultima partita, per di più a San Siro. Nelle ultime quattro gare europee, sono arrivate due sconfitte e un pareggio, l’unica vittoria con il Villarreal, in casa.

Dove può giocarsi la partita?

Indubbiamente, il fattore possibilità gioca un ruolo determinante in questi novanta minuti: l’Inter ha ancora chance di qualificazione diretta, mentre il Dortmund arriverà a Milano per non lasciarsi travolgere. Immaginare un successo nerazzurro non è solo facile: è addirittura scontato.

Ma occhio anche a un altro fattore, quello più “rilassato“: nessuna delle due rischia di capitolare, perciò può venir fuori una partita bella, vivace, forte. Con tanti gol. E molta qualità, da una parte e dall’altra, potrebbe non essere come solitamente è: ingabbiata dal risultatismo estremo. Sì, ci divertiremo.