Crisi Samp

Napoli e Samp fuori competizione per opposti motivi, il Milan e le pieghe del regolamento

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Siamo infine arrivati alla lunga pausa che il campionato di Serie A osserva per i Mondiali in Qatar. Una pausa che lascia una classifica non troppo sorprendente, se non fosse per l’abissale distacco dato dal Napoli al gruppo delle inseguitrici e per una Sampdoria pesantemente attardata nella lotta salvezza. Entrambe le squadre sembrano ormai avviate a disputare un campionato diverso da tutte le altre, per opposti motivi.

Napoli: difficile non guardare al futuro con ottimismo

Il Napoli ormai sembra partecipare ad una competizione diversa da tutte le altre squadre: 8 punti di vantaggio sulla seconda (un Milan che almeno 6 degli ultimi punti li ha conquistati grazie a veri e propri colpi di fortuna), un potenziale offensivo semplicemente devastante e una rosa che ha fatto ruotare giocatori di continuo senza mai perdere nulla in termini di qualità (solo Demme, Zanoli, Zerbin e Gaetano hanno recitato ruoli di secondo piano finora).

Certamente, tra i due mesi di pausa, il Mondiale e il successivo calciomercato, a gennaio inizierà sicuramente un nuovo campionato, ma immaginare un tracollo tale che la squadra partenopea abbandoni le posizioni di testa appare francamente improbabile. Soprattutto perché, nonostante la squadra di Spalletti abbia dato qualche piccolo segnale di stanchezza nelle ultime partite, le altre squadre hanno dimostrato limiti ben più evidenti.

A Napoli fioccheranno sicuramente gli scongiuri, ma la superiorità tecnica e soprattutto mentale dimostrata dagli azzurri in questo primo scorcio di stagione è tale che non ci possono essere più alibi: mancare lo scudetto quest’anno sarebbe probabilmente il maggior fallimento dell’era De Laurentiis e probabilmente anche dell’intera carriera di Spalletti.

Fermo restando il paradosso che anche in caso di mancata vittoria il giudizio non potrebbe essere che ottimo sia per l’allenatore che per la società: dopo anni di lamentele riguardo la differenza di fatturato tra il Napoli e le altre grandi squadre del Nord (e l’abisso riguardante gli abbonamenti e il pubblico del San Paolo rispetto alle inseguitrici in effetti lascia sconcertati), è da sottolineare come questi risultati stiano arrivano sulla scia di un programma di contenimento dei costi che ha sacrificato giocatori di primo piano come Koulibaly, Insigne, Mertens, Ospina. Probabilmente solo l’Atalanta in Italia può vantare una tale corrispondenza biunivoca tra gestione oculata della società e risultati sportivi.

Sampdoria: la situazione è già disperata

La lotta per la salvezza sembra già dare le sue prime indicazioni, con Verona, Cremonese e Sampdoria uniche squadre ancora sotto quota 10 punti e ovviamente maggiori indiziate per la retrocessione.

Eppure le prime due hanno dato segnali di vita e possono sperare di invertire la rotta alla ripresa del campionato: il Verona dall’arrivo di Bocchetti è una squadra combattiva che avrebbe bisogno forse di un innesto difensivo di esperienza in grado di assicurare maggiore copertura, mentre la Cremonese di Alvini gioca sempre bene e può sperare in un calendario più favorevole nella seconda parte di stagione, con molti scontri diretti in casa. Anche in questo caso, un paio di innesti dal mercato potrebbero svoltare la stagione.

La situazione in casa Samp invece appare disperata: l’arrivo di Dejan Stankovic sulla panchina non ha portato benefici, la squadra appare mentalmente confusa e spaventata, il gioco offensivo latita e in difesa si verificano amnesie inspiegabili.

La rosa blucerchiata è un buon mix di giovani e veterani, ma nessuno sembra in grado di esprimersi a livelli minimamente accettabili. Si parla di un nuovo tentativo per convincere Claudio Ranieri a tornare sulla panchina doriana, ma anche il “Tinkerman potrebbe reputare lo sforzo improbo a questo punto della stagione, soprattutto senza una proprietà solida alle spalle. A gennaio non ci saranno investimenti sul mercato ma solo prestiti (si spera più incisivi rispetto a Harry Winks, che dopo mesi passati in tribuna ha deciso di operarsi: l’impressione è che la sua mente sia rivolta solo al ritorno al Tottenham in salute).

O l’arrivo dello sceicco Al Thani (attraverso l’intermediazione del produttore cinematografico Francesco Di Silvio, anche se a Genova sono già stati abbastanza scottati da Cinecittà e dintorni…) si concretizza a breve, oppure la rinascita blucerchiata dovrà avvenire dalla Serie B. In questo momento una delle squadre italiane più riconoscibili nel mondo è completamente abbandonata a sé stessa ed è un preoccupante segnale del depauperamento della Serie A.

Il Milan e quelle situazioni sempre al limite del regolamento

Talvolta sembra che lo si faccia apposta, ma il tifoso milanista quest’anno si ritrova di continuo a dover fare i conti con situazioni arbitrali sempre al limite dell’assurdo, nel bene e nel male.

Non è una questione di errori o sviste arbitrali, ma proprio di situazioni talmente complicate dal punto di vista regolamentare che giocoforza sollevano dibattiti destinati a non avere risoluzione.

Sia in Champions League (dove l’opinione pubblica tende sempre a schierarsi dalla parte della squadra italiana in maniera abbastanza acritica) che in campionato, il Milan ha dovuto fare i conti con decisioni arbitrali che, condivise o meno, avevano a che fare esclusivamente con la discrezionalità dell’arbitro e con le sue sensazioni dal campo e che esulano totalmente dall’utilizzo del VAR.

Nel match contro la Fiorentina alcuni episodi chiave per il quale le riprese televisive non potevano assolutamente essere d’aiuto. Dapprima un intervento di Tomori su Ikoné all’interno dell’area rossonera, dove il difensore milanista colpisce la gamba dell’attaccante e contemporaneamente con l’altro piede tocca il pallone: l’arbitro Sozza decide di non punire il contatto, ma è la classica situazione in cui qualsiasi decisione sarebbe stata corretta e in cui il regolamento non può aiutare a fornire un’interpretazione oggettiva.

Il vantaggio del Milan poi nasce da un’uscita di Terracciano che trova l’ostacolo di Rebic: non viene fischiato nulla e in effetti la decisione sembra corretta, dato che entrambi i giocatori sembrano andare sul pallone. Molte volte abbiamo visto fischiare fallo sul portiere su dinamiche simili, ma anche qui si tratta di una questione di valutazione dell’arbitro, se reputa o meno che il portiere sia in controllo dell’azione e venga disturbato dall’attaccante o meno.

Ma riguardo l’azione del vantaggio rossonero la questione più spinosa riguarda il fatto che l’azione parte da un fallo dello stesso Rebic a centrocampo su Duncan, del quale non sono state mostrate molte inquadrature ma che sembra nettamente fuori tempo. Eppure l’arbitro sembrava in piena visuale, per cui il VAR non avrebbe avuto motivo di fargli riguardare un’azione che aveva già ampiamente valutato in tempo reale. Certo, per lo spettatore televisivo resta la curiosità di capire se c’è stato contatto e di che entità, e in genere dal punto di vista della comunicazione la gestione del VAR potrebbe migliorare molto.

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