L’Italia ai Mondiali 2006

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“Il cielo è azzurro sopra Berlino!”

Marco Civoli – Finale Mondiale 2006

Pochi slogan, nella storia dello sport, sono risultati azzeccati come quello coniato dai commentatori italiani nella notte del 9 luglio del 2006.

Perché, in quel momento, l’Italia di Lippi vince il Campionato del Mondo di calcio sbancò la Germania, battendo in finale gli arcirivali francesi ai calci di rigore.

È una vittoria che nasce da lontano, quella architettata dal mister ex Juventus ed Inter. E il sapore del trionfo è ancor più sorprendente se si pensa che i protagonisti assoluti di una cavalcata irresistibile sono forse i due uomini meno attesi dell’avventura tedesca: Marco Materazzi e Fabio Grosso.

Ma andiamo a ripercorrere passo passo gli eventi che portarono a quella notte magica.

La rosa dell’Italia a Germania 2006

GiocatoreR Giocatore R
1Gigi BuffonP4Daniele De RossiC
12Angelo PeruzziP8Gennaro GattusoC
14Marco AmeliaP10Francesco TottiC
2Christian ZaccardoD16Mauro CamoranesiC
3Fabio GrossoD17Simone BaroneC
5Fabio CannavaroD20Simone PerrottaC
6Andrea BarzagliD21Andrea PirloC
13Alessandro NestaD7Alessandro Del PieroA
19Gianluca ZambrottaD9Luca ToniA
22Massimo OddoD11Alberto GilardinoA
23Marco MaterazziD15Vincenzo IaquintaA
18Filippo InzaghiA
La Rosa portata in Germania dal CT Lippi per il Mondiale 2006

È l’estate del 2004. Giovanni Trapattoni è il ct azzurro in carica, che però raccoglie meno di quanto avrebbe potuto, vuoi per un Byron Moreno in Corea, vuoi per un biscotto indigesto da parte di Svezia e Danimarca all’Europeo. Il CONI decide di sollevarlo e di mettere il plurivincente Marcello Lippi al timone, col tecnico Viareggino che deve ridisegnare la rosa ereditata.

In porta, l’unica certezza resta Gigi Buffon, da almeno dieci anni miglior portiere italiano. L’integrità fisica del portiere della Juventus mette tutti d’accordo, così entra nel giro azzurro l’estremo del Livorno Marco Amelia e rientra, come uomo spogliatoio, Angelo Peruzzi.

È un’epoca d’oro per la difesa, col duo Nesta – Cannavaro che con ogni probabilità è il più forte di tutti i tempi nella storia del calcio. Gli altri centrali servono solo a riempire la panchina: Barzagli e Materazzi sono due oneste riserve, mentre i terzini sono Zaccardo e Oddo a destra, Zambrotta e Grosso a sinistra. Zambrotta, in particolare, può ricoprire in realtà ruoli su ambo le fasce, sia a centrocampo che in difesa. Fascia sinistra, peraltro, che dovrà trovare una valida alternativa a Paolo Maldini, ritiratosi dall’azzurro dopo l’infausta Corea.

In mezzo, Lippi promuove Pirlo dopo anni e anni di successo nell’under 21, coadiuvato dal fiato di Gattuso, senza dimenticare i vari Perrotta (che prima a Chievo poi a Roma ha fatto sfracelli) e Daniele De Rossi, gladiatore giallorosso, con Barone pronto a dare una mano.

In fascia, la velocità di Camoranesi. Davanti, Vieri viene beffato da un infortunio (oltre che da un paio di stagioni post-Inter non esattamente ai suoi livelli) e rispetto al 2002 vengono confermati Totti, Del Piero e Inzaghi, ai quali si aggiungono bomber Toni (con i suoi record alla Fiorentina), Gilardino e Iaquinta.

È una rosa di ottima qualità, quella italiana, e ci presentiamo al Mondiale di Germania con l’obiettivo dichiarato di raggiungere quantomeno le semifinali. Del resto, la difesa è di caratura assoluta, e se centrocampo e attacco trovano le giuste sincronie possiamo fare bene anche in via realizzativa.

Le aspettative

Come spesso capita all’Italia, siamo forti e sappiamo di esserlo, ma la fiducia e la spinta della gente sappiamo arrivare solo con un inizio di percorso convincente. In caso contrario, le critiche si sprecheranno, nella miglior tradizione del nostro calcio.

Ad ogni modo, il percorso di avvicinamento induce all’ottimismo, se si pensa che l’Italia domina il girone 5 di qualificazione, davanti a Norvegia, Scozia, Slovenia, Bielorussia e Moldavia. “Squadre-materasso”, dice qualcuno.

Tuttavia, le amichevoli in ottica pre-mondiale destano grande entusiasmo: nel novembre 2005 andiamo ad Amsterdam e sbanchiamo a mani basse, vincendo 1-3 in casa dell’Olanda con reti di Camoranesi, Gilardino e Toni; quello olandese non è un fuoco di paglia, se si pensa che a marzo, a Firenze, annientiamo letteralmente la Germania per 4-1 grazie a Del Piero, De Rossi, Gilardino e Toni. Insomma, l’Italia per il Mondiale c’è e sarà protagonista.

Il vero problema, semmai, sono gli avversari: il Brasile, Campione del Mondo in carica, sembra avere una nazionale ancora più forte del 2002, con Ronaldo, Adriano, Ronaldinho, Roberto Carlos, Kakà, Dida, Lucio, Roque Junior. Una cosa da videogioco. I carioca sono strafavoriti, e nonostante l’ottimismo di Lippi tutti pensano serva un miracolo.

Attenzione alla Francia di Zidane, Trezeguet e Ribery, che già ci ha castigato nel 1998 e nel 2000; i padroni di casa della Germania, poi, fanno paura più per l’ambiente che li supporta che non per la rosa, anche se Ballack, Lahm, Klose e Podolski sono giocatori di grande caratura.

E come in ogni mondiale, non possono mancare le insidie derivanti dall’Argentina (che si presenta con un attacco niente male, composto da Messi, Crespo, Saviola e Tevez), dal Portogallo (con Cristiano Ronaldo e Figo) e la Spagna, che con Torres, Raul, Villa di lì a poco inizierà un ciclo fenomenale che durerà anni.

Il percorso in Germania

FASEPARTITARISULTATO
GironiItalia-Ghana2-0 (Iaquinta, Pirlo)
GironiItalia-USA1-1 (Gilardino – Zaccardo [og])
GironiItalia-Rep.Ceca2-0 (Materazzi, Inzaghi)
OttaviItalia-Australia1-0 (rig. Totti)
QuartiItalia-Ucraina3-0 (Toni, Toni, Zambrotta)
SemifinaliItalia-Germania2-0 d.t.s (Grosso, Del Piero)
FinaleItalia-Francia1-1 5-3 d.c.r (Materazzi – rig. Zidane)
Le partite dell’Italia ai Mondiali 2006

L’Italia arriva in Germania con la consapevolezza di poter essere protagonista, infusa dall’ottimo girone di qualificazione ma ancor di più dalla grande impressione destata nelle amichevoli. In più, in Germania Lippi trova inaspettatamente un fattore che costituirà una ulteriore arma a disposizione della Nazionale: gli immigrati italiani, infatti, sostengono pazzescamente gli azzurri sin dal primo giorno, dando l’impressione di essere più a Fuorigrotta che ad Hannover.

Contestualmente, in Italia, accadono dei fatti inaspettati: scoppia calciopoli, scandalo che ridisegnerà la storia del nostro calcio; tuttavia, Lippi è bravo ad ovattare la squadra e a lasciare i suoi a concentrarsi sull’obiettivo.

Il 12 giugno 2006 esordio col Ghana di Muntari e Appiah:Lippi schiera una squadra ultra offensiva, contrariamente alla tradizione difensivista che ci contraddistingue, con Totti dietro a Toni e Gilardino. E’ un trionfo: il Ghana non la vede mai, non rischiamo nulla e sono Pirlo (da lontano) e Iaquinta in contropiede che siglano il 2-0.

Cinque giorni più tardi, arriva la gara con gli Stati Uniti, ritenuti una delle “cenerentole” del torneo. E, come spesso capita, ci inceppiamo nelle cose facili: dopo il vantaggio di Gilardino, infatti, Zaccardo svirgola un rinvio e fa autorete. De Rossi perde la testa e con una gomitata quasi cambia i connotati a McBride, lasciandoci in dieci. Parità numerica ristabilita dal rosso a Mastroeni.

Finisce con un deludente 1-1, ma nulla è compromesso.

Il 22 giugno ultima gara del girone, contro lo spauracchio Nedved della Repubblica Ceca. Partiamo bene, ma Nesta (mai fortunato in azzurro) si rompe il ginocchio. Il suo Mondiale termina qui, ma Materazzi entra e sembra subito in grande forma. Tanto che pochi minuti dopo, su azione di calcio d’angolo, l’interista insacca l’1-0. Sarà Inzaghi, con un contropiede memorabile, a fissare il 2-0 finale. Italia prima nel girone: negli ottavi ci aspetta l’Austalia.

Il 26 giugno, infatti, arriva la sfida con i canguri. Materazzi confermato al posto di Nesta, Zambrotta va a destra al posto di Zaccardo (che dopo gli Usa perde il posto) con Grosso a sinistra. Partiamo bene e Toni sfiora subito il gol, ma gli uomini di Hiddink corrono come matti. Addirittura, al 50′, vediamo i sorci verdi: un intervento di Materazzi su Bresciano è punito (ingiustamente) col rosso. Restiamo in dieci e si soffre. Tuttavia, al 95′ è Grosso a trovare il varco giusto, intervento di un difensore e il laterale del Palermo va giù. Rigore. Se ne incarica Totti, che con sguardo glaciale risparmia le coronarie degli italiani, non fa lo scavetto e trasforma con un siluro incrociato. Vinciamo 1-0 e andiamo ai quarti.

Il 30 giugno, ad Amburgo, affrontiamo l’Ucraina. A parte Shevchenko, lo sappiamo, la formazione dell’est non incute particolarmente timore, e gli azzurri sono molto carichi. Barzagli sostituisce Materazzi in difesa, e dopo pochi minuti è Zambrotta a trovare il sinistro vincente. La partita è piuttosto in discesa, tanto più che (finalmente) si sveglia Luca Toni, che sigla una doppietta nella ripresa. Tre a zero, siamo in semifinale. E chi si vuol fermare, a questo punto?

Peraltro, dagli altri campi, arriva la notizia che inaspettatamente la Francia ha battuto il Brasile, così sia ha la certezza che la Coppa del Mondo resterà in Europa: le ultime quattro, infatti, sono Italia, Germania, Francia e Portogallo.

La semifinale è senza dubbio la gara più attesa. I tedeschi ci aspettano a Dortmund, e – come è nel loro stile – passano i giorni antecedenti la gara a prendere in giro l’Italia e gli italiani, adducendoli come “pizzaioli“, “mafiosi” e quant’altro. Campagna fomentata dalla stampa, che mette al bando il fair play e infierisce come non mai.

I nostri se la legano al dito, e gli immigrati italiani si avvicinano ancor di più alla squadra, pregando gli azzurri di dare tutto, pena (per loro) anni e anni di insopportabili prese in giro. Gattuso è quello che rimane più colpito dalla situazione, e giura vendetta.

Si gioca il 4 luglio nel tempio del Borussia, dove i tedeschi non hanno mai perso. Lippi schiera Toni e Totti davanti, ma nei 90′ regolamentari succede pochino, anche se le occasioni migliori le abbiamo senz’altro noi. In una romantica riedizione della semifinale del 1970 si va ai supplementari, e anche in questo caso la partita diventa epica: palo di Gilardino, traversa di Zambrotta, occasione monumentale per Podolski con Buffon che fa una parata incredibile. Si viaggia sul filo dell’equilibrio tra una emozione clamorosa ed un’altra, la posta è altissima. Italia e Germania sono due squadre magnifiche che non riescono però a superarsi.

Al 120′, quando tutti ormai si aspettano i calci di rigore, su azione di calcio d’angolo, Pirlo trova invece il pertugio per Grosso, che di sinistro la scaraventa dietro Lehman: 1-0 per noi! Nel minuto di recupero, con tutta la Germania in avanti, Cannavaro libera Totti, che a sua volta lancia Del Piero: 2-0, tedeschi in lacrime a casa e noi andiamo a Berlino, “andiamo a prenderci la Coppa“.

E’ il 9 luglio, data della Finale, e l’avversaria è la Francia di Zidane. Sappiamo di essere forti e di poterla vincere, ma la tradizione con i francesi non ci sorride. Infatti, dopo pochi minuti, Malouda scappa a Materazzi che lo sfiora quel tanto che basta per ingannare l’arbitro Archundia. E’ calcio di rigore, che Zidane trasforma col cucchiaio.

Ma gli azzurri non si perdono d’animo. Al 19′ calcio d’angolo per noi, Materazzi trova una elevazione sovrumana e di testa affonda il colpo: pareggio!!

A quel punto si va avanti con la paura e l’emozione di poterla perdere. Ribery sfiora la rete, così come Toni. I supplementari sono inevitabili, e nell’extra-time Buffon compie la miglior parata della sua carriera, manco a dirlo su Zidane.

A pochi minuti dal fischio finale, Materazzi crolla a terra: il replay, implacabile, mostra come Zidane gli abbia sferrato una clamorosa testata. Per la prima volta nella storia del calcio, entra in azione il VAR: l’arbitro viene richiamato a bordo campo, qualcuno gli spiega cosa sia successo e il 10 francese se ne va negli spogliatoi.

Si va ai rigori, tra ansia e gambe tremanti. Chi si fa tradire dall’emozione è Trezeguet, che spedisce sulla traversa. Arriva il turno dell’ultimo rigore, e tocca a Fabio Grosso: il terzino, già protagonista contro Australia e Germania, non fallisce, e manda gli azzurri in paradiso.

È il nostro quarto Mondiale, bellissimo quanto e come gli altri, in cui abbiamo battuto anche la sorte.

Il cielo è azzurro sopra Berlino, siamo Campioni del Mondo.

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