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La coda dei veleni e degli errori lascia già il tempo che trova – e ne troverà ancora un po’ -, la Juventus si è messa alle spalle il duro ko di San Siro e la terza partita consecutiva senza vittoria, provando a trovare conforto nella Champions League e tra le lingue di fuoco di Istanbul, dove affronterà martedì sera il Galatasaray. Sarà una partita epica. Perché lì lo sono praticamente sempre. Sia per l’atmosfera – impareggiabile -, sia perché nel frattempo il Gala ha cambiato il trend delle cose. La SuperLig turca infatti è molto diversa da com’era anni fa, quando sembrava l’ultima tappa di carriere importanti.

Alcune riforme hanno fatto sì che la capacità di spesa dei club turchi sia sostanzialmente aumentata, e nemmeno poco. Da qui, il Galatasaray con un attacco Osimhen-Icardi, ma anche in grado di convincere Gundogan e Sané a firmare per i propri colori. Non due qualsiasi.

Chi gioca e chi no

E infatti, vederli ai playoff Champions non è proprio una sorpresa. Tutt’altro. I bianconeri si troveranno davanti una squadra forte, fatta di personalità importanti. E sappiamo che è sempre stato un tema, in casa Juve. Perciò, occhio all’undici di Buruk, che si schiererà con il classico 4-2-3-1. Davanti a Cakir, Sallai con Jakobs sugli esterni, Sanchez e Bardakci in mezzo, mentre a centrocampo Sara, Lemina saranno i due in mezzo, con Yilmaz e Lang sugli esterni e Gundogan al servizio di Osimhen. Per Icardi, almeno inizialmente, sarà panchina.

La Juve risponderà con un sistema di gioco a specchio. Dopo il 4-1-4-1 visto a San Siro, sarà di nuovo 4-2-3-1 estremamente fluido. Kalulu dal 1′, ovviamente, davanti a Di Gregorio e con Cambiaso sul lato opposto, Bremer e Kelly come coppia di centrali. Locatelli e McKennie (Thuram è reduce da un problema fisico) in mezzo, poi Miretti sulla trequarti, con Conceiçao sull’esterno destro e Yildiz su quello mancino. David centravanti? No, perché si è fermato pure il canadese. Ci sarebbe Openda

L’affaire Icardi

Niente titolarità, allora, per Maurito. Almeno stando alle ultime della vigilia. Di sicuro, il caso Icardi è uno dei più emblematici verso il big match di Istanbul. Il motivo? Fino all’ultimo giorno di mercato, la Juve ha provato a strappare l’attaccante al Galatasaray, che ha chiesto oltre 10 milioni per lasciarlo partire. L’impossibilità di portarlo a Torino in prestito ha fatto sì che l’affare sfumasse. Non con troppo dispiacere per Spalletti. Anzi.

A prescindere, Mauro sta portando non pochi gol alla squadra di Buruk. Fino a questo momento ha segnato 15 reti in 33 partite, poco più di una partita per ogni gol. Di questi, 13 sono arrivati in campionato, ma nessuno in Champions League, nonostante le 7 presenze accumulate.

Il ritorno di Yildiz

L’altra storia è chiaramente quella di Kenan Yildiz: l’attaccante turco ha appena rinnovato con la Juventus, con tanto di trasmissione in mondovisione. Numero dieci e già vice capitano a 20 anni, per Kenan si tratterà di un ritorno a casa, ma particolare. Cresciuto a Ratisbona da genitori di nazionalità turca, di fatto Istanbul non si può considerare la sua città, ma ha già giocato lì con la maglia della Nazionale. E ovviamente in patria è tra i più considerati e amati.

Un talento del genere, del resto, poche volte è nato da quelle parti. E con Arda Guler è il simbolo della nuova Turchia che avanza, e che con Vincenzo Montella da commissario tecnico sogna di togliersi grandi soddisfazioni ai Mondiali.

Dove si gioca la partita

La partita si giocherà tanto nella capacità formidabile dei due attacchi di trasformare le mezze occasioni in gol. C’è da aspettarsi enorme agonismo, persino un numero consistente di cartellini, però emozioni. Da una parte e dall’altra. Classica gara in cui ogni pronostico può risultare davvero sterile, perché tutto è in ballo, compresi gli animi infuocati di chi sarà sugli spalti.

Di sicuro, la difesa della Juventus è un gradino sopra quella del Gala. E se a centrocampo c’è la possibilità di equilibrare il match, l’attacco dei turchi fa paura. Osimhen, a lungo cercato pure dalla Juventus, è il pericolo numero uno. Spalletti lo sa bene.