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Nell’anno in cui il Torino si presenta, dopo tanti anni, con un progetto di calcio serio e credibile – allenatore Ignazio Abate, una delle rivelazioni recenti nelle serie minori, DS Petrachi, linea italiana (come vedremo tra breve) –, nell’anno in cui celebra i suoi 120 anni, accogliendo e festeggiando insieme i 125 del club gemello il River Plate con una maglia ad hoc che commemora l’eterna amistad (amicizia) tra queste due storiche squadre, ci si deve chiedere cosa voglia fare Urbano Cairo da grande.

Le condizioni per ripartire alla grande ci sono tutte. I tifosi anche hanno risposto presenti, fermando di fatto la protesta e abbonandosi nuovamente – queste le direttive del tifo organizzato granata – per le gare casalinghe del Grande Olimpico di Torino. Sul mercato, però, come detto, i tanti rientri dal prestito e le finanze certamente non miliardarie della presidenza – per scelta? Anche, ma non solo –, l’andamento è lento e claudicante.

Per ora, Cairo si è limitato ad osservare (il 22 luglio del 2026) che “le sensazioni iniziali sono positive, Abate sta lavorando molto bene sul campo e mi sta piacendo: siamo solo all’inizio, lasciamo lavorare lui e Petrachi“. In verità però siamo ad un mese dall’inizio della regular season, meno se consideriamo il percorso in Coppa Italia dei granata.

Il mercato del Torino: la formazione dei sogni

Provando ad ipotizzare potenziali acquisti in casa toro, soprattutto in un’ottica fantacalcistica – il cosiddetto mercato dei sogni –, qualche nome di rilievo è uscito negli ultimi giorni. Ci limitiamo a citare i più intriganti – nonché i più difficili da raggiungere per valore e contesto.

In porta, con l’infortunio di Israel, che lo terrà fuori almeno fino a dicembre, Paleari può certamente garantire una copertura sul ruolo, ma Abate ha chiesto un rinforzo. Attenzione in questo senso alla pista Ramsdale, dalla Premier League. Il portiere ex Arsenal ha ancora 26 anni e vale 12 milioni. Una cifra non impossibile da raggiungere, certo, ma considerando che in quel ruolo il Torino deve attendere il rientro del suo titolare, è difficile pensare ad un innesto tanto oneroso.

Discorso simile per Ehizibue. Prenderebbe il posto di Biraghi a sinistra, ma attenzione all’impiego che Abate sta facendo dell’ex viola in questo ritiro, come braccetto di sinistra. Ciò libererebbe un posto, e con il ritorno in Spagna dal prestito di Obrador, non riscattato, l’ex Udinese, svincolato peraltro, potrebbe essere un innesto giusto. Lo abbiamo inserito in formazione perché, stando alle nostre fonti, è molto vicino ai granata.

L’ultimo nome caldo, ma difficile anche questo, è quello di Comuzzo. Il difensore della Fiorentina è stato accostato al Napoli prima, alla Lazio dopo, ora al Torino. Non sappiamo dove finirà ma potrebbe anche rimanere al Franchi, perché per lui la Fiorentina non scende sotto i 20 milioni di euro.

I piani B e gli obiettivi più realistici nel mercato del Torino

Ehizibue, non ancora ufficiale, si trova contemporaneamente nella formazione dei sogni e in quella più realistica. Abbiamo deciso di inserirlo in entrambe perché manca ancora la certezza definitiva sul suo trasferimento in maglia granata.

Assai più probabile di Ramsdale è un altro portiere che viene dalla Premier come Lucas Perri, brasiliano 28enne del Leeds (vale 10 mln). Il Torino si è mosso concretamente per lui: vediamo. Altro nome difficile ma non impossibile è quello di Matteo Cancellieri della Lazio: Abate lo vorrebbe per avere a partita in corso o dall’inizio la possibilità di scegliere tra un approccio più offensivo – con lui in campo – o più difensivo – con Pedersen. La duttilità di Cancellieri piace a molte squadre di Serie A, ma il Toro e Petrachi sembrano essersi mossi per primi. Vedremo anche qui, perché la Lazio al momento non sembra intenzionata ad una sua cessione.

La nostra valutazione della rosa

Se dobbiamo valutare la rosa attuale del Toro, ci sembra molto ben costruita dal centrocampo in su, ma dietro ha parecchie lacune. L’addio di Maripan ha lasciato un vuoto che deve essere colmato. L’aspetto più interessante a nostro avviso è la mole di italiani presenti in rosa – e pare che dalla primavera Abate voglia aggiungerne altri.

Insieme ai suoi collaboratori, il vice Raimondi e il fidatissimo Biglia, Abate ha appuntato sul suo taccuino diverse soluzioni tattiche per il suo Toro tricolore. Come si legge su Gazzetta, «il Toro made in Italy è un racconto che ruota soprattutto intorno a tre protagonisti: Cesare Casadei, Gaetano Oristanio e il sorprendente Andrea Luongo. Storie diverse che si intrecciano».

Quest’ultimo caso va approfondito. Luongo è un ragazzo napoletano classe 2008, che da anni cresce nel settore giovanile del Toro grazie a una pescata del direttore del vivaio, Ludergnani, di alto livello. L’altro ieri ha svolto il suo primo allenamento con la prima squadra di Abate, che da lui è rimasto abbagliato. Il tecnico gli ha dato subito il Toro in mano al posto di Ilkhan (per lui si teme uno stop, non si sanno ancora i tempi) e questo diciottenne se lo è preso con una personalità da veterano. Ha brillato il suo talento puro, e ci stupiremmo di vederlo rispedito in Primavera. Per questo lo abbiamo inserito in formazione.

I portieri

In attesa di capire se ci potranno essere movimenti di mercato sul ruolo, la porta del Torino è composta dal trio Israel, Paleari e Mascardi, ragazzo aggregato dalla primavera.

La difesa

In difesa, come detto, serve sicuramente qualcosa. Al momento i difensori (anche da considerarsi come braccetti) sono Ismailij, Dellavalle (nuovo acquisto, dal Modena: un fedelissimo di Abate), Coco, e dietro Biraghi, Cacciamani, Dembélé – questi ultimi due anche come esterni a tutta fascia nel 3-4-2-1 del tecnico granata.

Il centrocampo

La mediana è ricca di soluzioni. Ai titolari Ilkhan-Casadei, si sono aggiunte le sorprese di Ilic – doveva andare via, ma Abate ne è rimasto stregato – e Luongo, di cui abbiamo già parlato. Insieme a loro Gineitis e Anjorin. Sugli esterni Pedersen ed Ehizibue.

L’attacco

L’attacco va semmai sfoltito, per quanto è ricco di soluzioni, quasi ingombrante. Il titolare come punta è Simeone, alle sue spalle Vlasic – che però ha tante offerte – e Oristanio. Poi Njie, Aboukhlal, e infine Adams, Zapata, Kulenovic e Pellegri. Soprattutto passando ad una sola punta, almeno due degli ultimi quattro citati partiranno.

Le aspettative stagionali

Il Torino lo scorso anno è partito malissimo. Baroni, presentato in pompa magna, non è mai riuscito ad incidere sui suoi, e Cairo ha dovuto chiamare D’Aversa per porre rimedio ad una situazione pericolante. L’ex Empoli non è stato poi confermato.

Al suo posto si è scelto un uomo nuovo, un volto giovane per dare nuova linfa ad un progetto che con Cairo sembrava meno credibile di recente – anche per i rapporti ormai compromessi coi tifosi. Abate ha portato idee e freschezza, ma servono anche certezze in rosa. Al momento non ci aspettiamo troppo più di una salvezza tranquilla. Se il Toro riuscirà a centrarla poco dopo il giro di boa invernale, potremmo assistere ad un’annata finalmente in lotta per i posti europei.