La premessa è doverosa, forse banale, però calzante: no, non ci siamo re-innamorati della Nazionale. Ma non era quello il punto, altrimenti le convocazioni sarebbero state ben diverse. E’ che c’è bisogno di tempo, banalmente. Anzi: c’è proprio bisogno di staccare per tornare più forti, più consapevoli, messi banalmente meglio dal punto di vista emotivo. Tanto i tifosi quanto i calciatori. Poi? Poi si ripartirà. Perché è la normalità delle cose. E le cose non si fermano.
Comunque, l’Italia che abbiamo visto non sarà l’Italia che verrà. E già questo è determinante: ripartiremo più forti di due vittorie sofferte contro Lussemburgo e Grecia, ma anche più spaventati di sbagliare il passo successivo. Baldini ha lavorato con i ragazzi e dato una lezione importante: con la testa giusta, si può arrivare fin sopra l’azzurro. Sfrutterà questi giorni per lanciare un messaggio verso le Olimpiadi.
Da chi bisogna ripartire
Gigio Donnarumma è stato definito un “capitano coraggioso”, e un altro al suo posto avrebbe potuto prendere una strada differente: il più colpito è stato lui, e lui si è preso ogni responsabilità, tagliandosi giorni liberi e dedicandosi alla causa. Ha fatto il capitano, appunto. E piaccia o meno, va preso atto di questo. Palestra tornerà più forte, Pisilli forte lo è già. Però più di loro c’è Pio Esposito, il match winner di entrambe le partite. L’Italia non avrà grosse individualità, ma il centravanti l’ha trovato. A lui si aggiungeranno Kean e Scamacca per non lasciarlo da solo.
Non è poco, anzi sarà buona fetta di ripartenza. Come l’obiettivo “scongelamento” di qualche ex campione d’Europa che ha ancora qualcosa da dare alla Nazionale. Tipo? Tipo Berardi. O Bernardeschi. Giocatori che fanno la differenza in Serie A e che hanno raggiunto una maturità tale da poter cambiare le sorti azzurre. In fondo, gli anni sono passati. Mancini, ad esempio, è diventato un centrale di livello. Bastoni lo è stato sin dall’inizio. Dimarco è un top nel ruolo, Cambiaso tornerà tale. A destra, dopo anni di ricerca, c’è appunto Palestra e spinge pure Udogie, proprio come Kayode. La smettiamo di dire che non ci sono talenti? In mezzo è quasi troppo facile: Barella, Tonali, Locatelli, Fagioli. Poi i nuovi: Ndour e Doumbia, Pisilli ancor più su. Su, riproviamoci.
La scelta del ct è cruciale
Prima di scegliere il commissario tecnico, occorre capire cosa chiedere a questi ragazzi. Occorre dirsi: a cosa deve puntare la nuova Italia? Il punto è che la storia ha un peso e non si può ignorare. Per questo motivo, la Nazionale ai prossimi Europei – ai quali, certo, dovrà qualificarsi – si presenterà come una outsider di lusso. Punterà a vincere, inevitabilmente. Non perché sia pronta, ma perché non ci aspetteremo nulla di diverso.
In questo senso, la scelta tra due correnti di pensiero così diverse come Conte (sfavorito) e Mancini (in pole assoluta), si accomunano in discorso fondamentalmente banale: entrambi sanno come si vince. E se per il primo è un’ossessione assoluta, il secondo è un “tranquillizzatore” di anime. Così ha fatto la storia agli Europei del 2021. Così punta a rifarla, ancora.
Cosa ci hanno lasciato le amichevoli con Lussemburgo e Grecia
Se sarà il Mancio, sarà un’Italia comunque da rifare, ma meno povera di qualche tempo fa. Non che ci ritroveremo improvvisamente con l’imbarazzo della scelta, ma i ragazzi di ieri sono diventati gli uomini di oggi, e non c’è mai stata una spinta così forte a farli giocare. Il vento nuovo della Figc, che sarà consegnata nelle mani di Malagò, diventerà spinta per il cambiamento. Come? Riforme, si suppone. Aiuti concreti ai settori giovanili, di qualsiasi livello.
C’è tempo per riprendersi, e l’Italia si prenderà quel che deve prendersi. Facendo un passo alla volta, ripartendo da quello che abbiamo visto da questi ragazzi: Ndour, Pia, Faticanti, Chiarodia, Reggiani. Solo per citarne alcuni. Non tutti avranno una carriera stellare, ma hanno dato una parvenza di essere frutto del sistema. Mancava quello. Arriverà, speriamo.


