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Il Calcio Totale, dove inizia l’era moderna del football

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Parlando delle varie evoluzioni tattiche del calcio e dei suoi ruoli, ci siamo spesso trovati a parlare di calcio moderno rispetto a quello delle origini.

Al di là delle naturali evoluzioni del gioco nel corso degli anni, c’è un preciso spartiacque che segna la nascita dell’era moderna del calcio, ovvero l’affermarsi del Calcio Totale olandese nel mondo, convenzionalmente fatto coincidere con i Mondiali in Germania Ovest del 1974.

Come il Calcio Totale rivoluzionò il calcio

Fin dalle origini la tattica è stato un elemento distintivo delle varie scuole calcistiche europee: l’Italia di Vittorio Pozzo vinse 2 Mondiali e un’Olimpiade negli anni ‘30 anche grazie al Metodo, la tattica che rielaborava in maniera difensiva il Sistema chapmaniano (o WM), che a sua volta era un’evoluzione della Piramide di Cambridge.

L’Italia e la scuola europea in genere poi affinarono la predisposizione difensiva attraverso l’applicazione del catenaccio, mentre in Sudamerica si affermava un calcio più offensivo che trovava il suo apice nello spettacolare 4-2-4 del Brasile che trionfò ai Mondiali del 1970 in Messico.

Pur con tutte le differenze nella disposizione tattica, il ruolo dei giocatori in campo era sempre ben definito: un difensore era deputato a difendere, l’ala attaccava sulla fascia, il centravanti occupava il centro dell’attacco e così via. Alcuni ruoli, come il terzino fluidificante e l’ala tornante, potevano legare due fasi di gioco differenti, ma i loro compiti e la loro zona di competenza erano sempre limitati.

All’inizio degli anni ‘70 sulla scena europea si impongono improvvisamente le squadre olandesi, l’Ajax (vincitore di tre Coppe dei Campioni consecutive tra il 1971 e il 1973) e il Feyenoord (che precedette l’Ajax vincendo la Coppa dei Campioni nel 1970), che misero in scena un calcio radicalmente diverso da quanto visto fino a quel momento: quando un giocatore avanzava di posizione, un suo compagno si spostava a sostituirlo nella posizione originale, a sua volta coperto da un altro giocatore e così via, in una disposizione fluida che permetteva scambi, sovrapposizioni, pressing e densità variabile nel campo, alzando la linea difensiva per sfruttare attivamente la regola del fuorigioco.

Il concetto fondamentale era la zona: una determinata porzione di campo doveva sempre essere occupata, ma non necessariamente sempre dagli stessi giocatori.

Era la prima volta che questi termini, ormai entrati nell’uso comune della cronaca delle partite, venivano utilizzati in ambito calcistico. I giocatori non erano più legati alla propria posizione e al proprio ruolo, ma operavano in tutto il campo, facendo della squadra intera un elemento che si muove in armonia e sincronia.

Rinus Michels, l’allenatore che ha cambiato il calcio

La rivoluzione del Totaalvoetbal ha un padre ben preciso, Rinus Michels, l’allenatore di quell’Ajax capace di dominare in Europa nel 1970, anche se si possono identificare dei nonni in Hugo Meisl, storico allenatore del Wunderteam austriaco negli anni ‘30, e soprattutto in Jack Reynolds, allenatore inglese trapiantato in Olanda, dove allenò l’Ajax in diversi periodi della sua vita (1915-1925, 1928-1940 e 1945-1947).

Reynolds importa nei Paesi Bassi metodi di allenamento, stili e tattiche di gioco decisamente all’avanguardia per il calcio olandese, ancora di livello dilettantistico, rendendo l’Ajax il club più importante del paese. La sua squadra è votata al gioco offensivo, al controllo di palla e alla difesa attraverso il possesso. 

Nell’ultimo biennio alla guida dei Lancieri, accolto trionfalmente dopo che si erano diffuse le voci di una sua morte in campo di concentramento durante la guerra, costruisce la sua squadra attorno ad un centravanti, non un fenomeno ma estremamente volenteroso di seguire alla perfezione i dettami tattici del suo tecnico: Marinus Jacobus Hendricus Michels, detto semplicemente Rinus.

Ritiratosi a soli 30 anni per un problema alla schiena, Rinus Michels diventa poi allenatore dell’Ajax a soli 37 anni, rilevando la sua squadra in lotta per non retrocedere nel 1965 e guidandola poi alla conquista di 4 campionati olandesi in 5 anni tra il 1966 e il 1970 e conquistando la Coppa dei Campioni nel 1971. Nonostante già l’anno prima il Feyenoord di Ernst Happel avesse trionfato in Europa proponendo lo stesso Calcio Totale che Michels aveva portato al successo in patria negli anni precedenti, fu l’Ajax di Michels che rese chiaro al mondo la portata che la rivoluzione del Totaalvoetbal avrebbe avuto.

Lasciato l’Ajax nelle mani di Stefan Kovacs, che proseguì sulle orme di Michels vincendo altre due Coppe dei Campioni (peraltro schiantando in finale in rapida successione l’Inter e la Juventus), Rinus si trasferì al Barcellona, legando il suo Calcio Totale alla scuola catalana creando un binomio che avrebbe caratterizzato il club blaugrana per sempre, costituendo una sinergia catalano-olandese ancora oggi indissolubile.

Dopo aver vinto la Liga nel 1974, assunse anche il ruolo di commissario tecnico dell’Olanda, guidando la nazionale orange fino alla finale persa contro i padroni di casa della Germania (si rifarà 14 anni dopo, conquistando l’Europeo del 1988, sempre in Germania).

La sconfitta in finale del Mondiale (74′ e 78′) costò al Calcio Totale l’etichetta di “bello ma perdente”, oscurando così i successi delle squadre olandesi negli anni precedenti.

Il lavoro di Michels è stato però alla base del lavoro dei tecnici che hanno poi ulteriormente fatto evolvere il gioco, da Arrigo Sacchi a Pep Guardiola, ma soprattutto del suo allievo prediletto: Johann Cruijff, lo straordinario fuoriclasse che più di ogni altro ha incarnato sul campo l’idea del Calcio Totale e che ha fatto da fil rouge nei successi di Michels tra l’Ajax, la nazionale olandese e il Barcellona.

Johan Cruijff, il calciatore totale

Il Totaalvoetbal prevede che ogni giocatore sia in grado di ricoprire più ruoli in campo, che sia in grado di attaccare come di difendere, di pressare come di fornire assist, di crossare come di intervenire in tackle, e via dicendo.

Nell’Olanda che nel 1974 incanta il mondo cedendo il passo solo alla solidissima e arcigna Germania di Franz Beckenbauer un giocatore incarna alla perfezione questa filosofia: Hendrik Johannes Cruijff (o Cruyff, come viene talvolta scritto), il Profeta del gol che si guadagnò l’appellativo di Pelé Bianco da parte di Gianni Brera.

Nato ad Amsterdam nel 1947 e cresciuto nell’Ajax (la madre faceva le pulizie allo stadio ed era commessa al banco bar della società), esordì in prima squadra nel 1964. A partire dall’anno successivo, con l’arrivo di Rinus Michels, divenne in breve tempo il simbolo del Calcio Totale.

Ambidestro, dotato sia di tecnica che di potenza, Johan giocava al centro dell’attacco dell’Ajax, ma non poteva certo definirsi un centravanti: la sua maniera di interpretare il ruolo si avvicina a quello che oggi definiamo un falso nueve, ma in realtà era molto di più. Non a caso il numero di maglia con cui è passato alla storia è il 14, numero che non è legato a nessun ruolo in particolare.

Cruyff era in grado di svariare per il campo e ricoprire qualsiasi ruolo fosse richiesto in quella zona e in quella situazione: pressava gli avversari a tutto campo, impostava la manovra per poi arrivare anche lui stesso alla conclusione, si involava per il campo grazie al suo impressionante scatto da fermo e alla sua straordinaria tecnica palla al piede.

Dopo i trionfi in Coppa dei Campioni con l’Ajax, nel 1974 raggiunge Michels a Barcellona, legandosi per la vita alla città catalana: dopo altre brevi esperienze tra Stati Uniti e Spagna, ed aver sfiorato anche la maglia del Milan, tornò in Olanda, dove chiuse la carriera con le maglie dell’Ajax e dei rivali del Feyenoord, riuscendo a conquistare altri due campionati prima del ritiro.

Appese le scarpe al chiodo, intraprende la carriera di allenatore, prima all’Ajax e quindi al Barcellona, dove forma una generazione di calciatori, in primis Pep Guardiola, che avrebbero messo in atto la transizione dal Calcio Totale al Tiki-Taka e al gioco di posizione che ancora oggi è alla base del gioco delle migliori squadre d’Europa.

Alla sua morte, l’Ajax gli ha intitolato lo stadio di Amsterdam.

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