gol decisivi finali europei

10 gol decisivi nelle finali degli Europei

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Italia-Inghilterra, l’attesa sta per finire. Nella cattedrale di Wembley andrà in scena una sfida storica, i padroni di casa sono a caccia del primo Europeo, mentre gli Azzurri cercheranno di riportare in patria un trofeo che manca da oltre 50 anni. Come sempre, tutto sarà deciso da un gol, nei 90 minuti, ai supplementari oppure ai calci di rigore.

In questo spazio abbiamo l’occasione di ricordare 10 reti che hanno deciso i campionati europei di calcio.

Italia-Jugoslavia 1968 Pietro Anastasi 31′

Il primo e finora unico Europeo azzurro è stato vinto dall’Italia di Valcareggi che ha ospitato in casa la terza edizione assoluta del massimo torneo continentale. L’Italia, dopo lo 0-0 contro l’URSS in semifinale, aveva raggiunto la finale grazie al fortunato lancio della monetina, in quanto l’allora regolamento non prevedeva i calci di rigore. Per assegnare il trofeo però bisogna obbligatoriamente vincere sul campo e, dopo l’1-1 acciuffato a 10′ dalla fine contro la temibile Jugoslavia, il 10 Giugno all’Olimpico va in scena la ripetizione. Gli Azzurri la sbloccano al 12′ grazie ad una stoccata di Gigi Riva, che tornava in scena proprio per quella gara dopo essersi fratturato il perone l’anno precedente.

Ma la rete da ricordare è quella di Pietruzzo Anastasi, che chiude la gara al 31′: De Sisti conduce una ripartenza fino al limite dell’area e serve Anastasi al limite sinistro. In una frazione di secondo l’attaccante si alza di prima il pallone con il destro per crearsi lo spazio e scaglia un tiro al volo fulminante sul primo palo, rubando completamente il tempo ai due difensori e al portiere Pantelić. Una rete memorabile che sigilla il trionfo azzurro, per dinamica ed esecuzione ancora assolutamente attuale.

Cecoslovacchia-Germania Ovest 1976 Antonín Panenka (rig.)

Il 20 Giugno 1976 la finale tra l’allora Cecoslovacchia e la Germania Ovest campione in carica sia europea che mondiale viene decisa ai calci di rigore. Si gioca a Belgrado e a sorpresa dopo 25 minuti i cecoslovacchi conducono già 2-0, tuttavia i tedeschi agguantano il pareggio ad un minuto dalla fine. Le due squadre si trascinano fino ai rigori e sul 4-3 Cecoslovacchia Uli Hoeness calcia alle stelle il quarto penalty dei suoi.

Antonín Panenka ha fra i piedi il tiro decisivo e beffa il portierone Sepp Maier con il primo rigore a cucchiaio della storia (anche se qualche purista lo considera un semplice pallonetto). La Cecoslovacchia vince quello che rimarrà il suo unico trofeo e Panenka entra nella leggenda e nel lessico del calcio, dato che in molti paesi il rigore calciato in questo modo viene chiamato “Panenka penalty“. Noi italiani però preferiamo le versioni di Totti e Pirlo!

Francia-Spagna 1984 Michel Platini 57′

Euro ’84 è forse la manifestazione sportiva che ha fatto scoprire ed amare il calcio a tanti francesi. Stadi nuovi, grande entusiasmo e soprattutto un fuoriclasse totale come Michel Platini a guidare Les Bleus. Le Roi è incontenibile: segna 9 reti in tutta la competizione (record imbattuto) tra cui una doppietta, una tripletta e il gol decisivo al 119′ nella memorabile semifinale contro il Portogallo vinta 3-2.

La finale, ovviamente al Parco dei Principi, è contro la Spagna, una squadra totalmente diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere dal 2008 in poi. La gara è molto nervosa, gli spagnoli si difendono bene nel primo tempo ma vengono traditi dal loro portiere: al minuto 57 Platini ha una punizione dal limite sinistro dell’area di rigore, la calcia a giro sul palo di Arconada che agguanta il pallone ma se lo lascia scivolare sotto la pancia.

La più classica papera porta la Francia in vantaggio e Bellone chiude la contesa al 90′; è il trionfo di Platini, seguito dal bronzo nel mondiale 86, mentre per gli iberici rimarrà per sempre il gol di Arconada. 

URSS-Olanda 1988 Marco van Basten 54′

All’Olympiastadion di Monaco di Baviera il 25 Giugno 1988 è stato segnato uno dei gol più belli della storia del calcio. L’Olanda affronta l’Unione Sovietica (al suo ultimo Europeo) ed è gia in vantaggio dopo il colpo di testa del pallone d’oro 1987 Ruud Gullit al 32′, su assist di Marco van Basten.

Proprio lui, il cigno di Utrecht, segna ad inizio ripresa una rete che è un’opera d’arte: cross dalla sinistra di van Aerle, la palla attraversa tutta l’area di rigore fino ad arrivare quasi al limite destro, verso la bandierina del corner. Van Basten ne ha seguito tutta la traiettoria e ha già deciso che calcerà al volo. Appena prima dell’impatto prende la rincorsa con entrambi i piedi e scocca un destro che sembra guidato da una mano invisibile, una conclusione dolce ma potente, che si insacca scendendo sul secondo palo, lasciando di stucco il portiere Dasaev.

Lo stadio esplode e persino il guru Rinus Michels rimane a bocca aperta. Finalmente l’Olanda vince un trofeo, mentre van Basten e Gullit, assieme a Rijkaard, faranno le fortune del Milan negli anni a venire.

Danimarca-Germania 1992 John Jensen 18′

Una delle grandi favole degli Europei è senza dubbio quella della Danimarca del 1992, una squadra che non doveva neanche partecipare vince il trofeo contro tutti i pronostici. I calciatori danesi erano stati richiamati in fretta e furia appena prima dell’inizio del torneo in Svezia, dopo la squalifica della Jugoslavia per i fatti bellici che ne avrebbero portato alla dissoluzione. Senza il loro top player Michael Laudrup, che aveva preferito finire le vacanze, i biancorossi strappano la qualificazione con una vittoria in extremis contro la Francia ed eliminano i campioni in carica dell’Olanda grazie anche alle parate di Peter Schmeichel.

In finale i pronostici sono tutti per l’immancabile Germania, campione del mondo in carica, ma ormai lo slancio dei danesi è inarrestabile. Passano appena 18′ e sull’out destro Kim Vilfort sradica il pallone dai piedi di Andreas Brehme, entra in area di rigore e serve con passaggio rasoterra l’accorrente John Jensen, che scaglia una sassata sul primo palo, imprendibile per Illgner.

La Danimarca difende con ordine il vantaggio e a 10′ dal fischio finale Vilfort chiude la pratica. Un successo incredibile di una cenerentola, ma non è stato l’unico nella storia degli Europei.

Repubblica Ceca-Germania 1996 Oliver Bierhoff 95′ (gg)

Gli Europei del 1996 vanno in scena in Inghilterra e sono i primi a 16 squadre e con la regola del golden goal. Nel girone C si affrontano Repubblica Ceca e Germania ma nessuno sospetta che sarà proprio questa la finale. I cechi sembrano ripercorrere la favola danese, si qualificano a scapito dell’Italia ed eliminano Portogallo e Francia. La Germania, desiderosa di riconquistare il trofeo che manca dal 1980, arriva in finale dopo aver sconfitto ai rigori i padroni di casa. Vent’anni dopo va così in scena una sorta di rivincita di Euro ’76.

La gara è combattuta, sembra volgere a favore dei cechi che passano in vantaggio con un rigore di Berger al 59′ ma la vera svolta è l’ingresso di Oliver Bierhoff a 20′ dalla fine. Entrato da pochi minuti l’allora bomber dell’Udinese pareggia con la specialità della casa, il colpo di testa e le squadre vanno ai supplementari.

Passano appena 5′ e su un lancio lungo dalla difesa Bierhoff scatta fino al limite centrale dell’area di rigore, fa da torre a Klinsmann che si sposta verso destra, mentre Bierhoff corre verso l’area piccola. Il cross per lui è leggermente arretrato ma riesce a stopparla con il destro, attira su di sè due difensori, finta di andare verso sinistra per uscire dall’area ma poi si sposta improvvisamente a destra calciando in caduta un sinistro maligno che viene sporcato da un difensore e sorprende il portiere Kouba che non impatta la presa.

È un golden goal, il primo della storia a livello di nazionali maggiori e club (prima ci fu quello di Pierluigi Orlandini per la nostra Under 21 contro il Portogallo), e riporta la Germania sul tetto d’Europa dopo 26 anni.

Francia-Italia 2000 David Trezeguet 103′ (gg)

È doloroso per noi italiani ricordare un altro golden goal che ci ha fatto davvero male.

Euro 2000 è un torneo che ci riporta a grandi momenti, il girone a punteggio pieno, la vittoria contro l’allora tostissima Romania e ovviamente i rigori contro l’Olanda con Toldo in versione ipnotizzatore e il cucchiaio di Totti, ma è innegabile che la finale contro la Francia a Rotterdam rimanga l’highlight definitivo. Gli azzurri di Zoff ci arrivano a pezzi dopo la maratona contro l’Olanda. L’avversario è l’odiata Francia, campione del mondo in carica, che aveva eliminato l’Italia ai rigori. Quando gli azzurri sbloccano la gara al 55′ con Delvecchio iniziano una lunga ed estenuante difesa del vantaggio.

Ma all’ultimo respiro la Francia pareggia con Wiltord, che raccoglie la sponda di Trezeguet e insacca un rasoterra sul secondo palo. Supplementari. Del Piero dopo 10′ minuti si divora il golden goal, dopo che aveva già fallito il possibile 2-0 nei regolamentari, e si porterà dietro i demoni e le critiche per questi due errori per diversi anni.

Al 13′ Pires è imprendibile sull’out sinistro, salta Pessotto, Albertini e Cannavaro e all’ingresso in area Nesta è in ritardo sul cross basso arretrato. Trezeguet si posiziona all’altezza del dischetto del rigore, tra Iuliano e Maldini, attende il rimbalzo giusto e calcia una fucilata imparabile che si infila sotto l’incrocio sul primo palo.

È finita, la Francia ci strappa così l’Europeo e l’eterna rivalità tra le due nazioni si incendia ulteriormente. Non è stato per niente piacevole raccontare questa rete, ma, come sappiamo tutti, l’Italia si è rifatta con gli interessi nel Mondiale 2006, battendo la Francia nella finale di Berlino anche grazie al rigore sbagliato da… Trezeguet.

Portogallo-Grecia 2004 Angelos Charisteas 57′

Altra favola europea è quella del 2004, la celeberrima impresa epica della Grecia di Otto Rehhagel.

Quando si insedia nel 2001 sulla panchina ellenica nessuno crede che possa fare qualcosa di così grande, già la qualificazione all’Europeo per molti era un successo. E invece in Portogallo i greci si presentano compatti e organizzati, senza grandi nomi e con tanta voglia di correre; sorprendono tutti battendo i padroni di casa nel match inaugurale e si qualificano come secondi a discapito della Spagna. Ai quarti si sbarazzano della Francia con la rete di Charisteas, che già aveva segnato la rete chiave contro le Furie Rosse, e agli ottavi incontrano la Repubblica Ceca, in un derby tra cenerentole che avevano stupito fino a quel momento. Passa la Grecia grazie all’unico silver goal della storia delle nazionali, con Dellas che insacca di testa da corner nell’ultima azione del primo tempo supplementare (golden e silver goal sarebbero poi stati definitivamente aboliti al termine del torneo).

In finale c’è di nuovo il Portogallo, con un giovanissimo Cristiano Ronaldo, Pauleta e Nuno Gomes tra gli altri. Ma la Grecia è ormai trasfigurata, raccoglie l’esempio dei suoi antichi e affronta tutto il Da Luz senza scomporsi, aspettando il momento giusto per colpire.

Arriva al 57′, calcio d’angolo di Basinas e Charisteas salta in terzo tempo anticipando di testa l’uscita dello spericolato Ricardo. 0-1 e inizia lo psicodramma lusitano, con coach Scolari che proprio non riesce a scuotere i suoi. Al fischio finale è delirio ellenico, una festa indimenticabile per un paese e un gruppo di calciatori “normali” che hanno vissuto 3 settimane de eroi.

Germania-Spagna 2008 Fernando Torres 33′

La Spagna della generazione dorata parte da Euro 2008. Le Furie Rosse non avevano più vinto nulla dal 1964, quando avevano trionfato in occasione dell’europeo casalingo, poi erano state solo delusioni, europee e mondiali. La storia però aveva cominciato a cambiare, da inizio anni 2000 le varie cantere avevano cominciato a sfornare fenomeni uno dopo l’altro (Xavi, Iniesta, Sergio Ramos, Puyol solo per citarne alcuni) e in nazionale si trattava solo di trovare la quadra per farli coesistere. L’esperto Luis Aragonés riesce nell’intento e forma una squadra tecnica, veloce e soprattutto motivata, che spazza via tutti gli avversari nel girone e sfata la maledizione italiana battendo gli azzurri di Donadoni ai calci di rigore.

La finale contro la Germania si gioca a Vienna, praticamente in casa per i tedeschi, che infatti nei primi 20′ mettono alle corde la Spagna. Poi, come spesso gli accadeva, Fernando Torres si accende improvvisamente: prima prende un clamoroso palo di testa colpendo in area piccola poi segna il gol decisivo.

Al 33′ Senna trova Cesc Fabregas col classico passaggio tra le linee, il trequartista stoppa di sinistro, alza la testa e serve di sinistro rasoterra lo scatto di Torres, sul filo dell’offside tra i difensori tedeschi. La palla è parzialmente controllata da El Niño che ne asseconda il cambio di direzione verso l’angolo destro, all’ingresso dell’area di rigore, sfruttandolo per aggirare il più lento Lahm. Lehmann è già in uscita disperata ma non può far nulla sul dolce scavetto dell’attaccante spagnolo che si avvia inesorabilmente in porta, proprio sotto la curva teutonica.

La Spagna ha tante occasioni per chiuderla mentre i tedeschi fanno solo il solletico a Casillas. L’agognata vittoria spagnola è solo l’inizio di un ciclo forse irripetibile, seguito dal trionfo mondiale nel 2010 e dal bis continentale nel 2012. 

Portogallo-Francia Éder 109′

Siamo arrivati al ricordo più recente, al trionfo inaspettato del Portogallo di Cristiano Ronaldo. Nel 2004 la delusione per la sconfitta casalinga era stata enorme, ma CR7 aveva comunque 19 anni e tanto tempo per riprovarci. Il Portogallo però non aveva mai ripetuto l’exploit negli anni successivi, pur proponendo nomi importanti come Quaresma, Pepe o Nani.

Nel 2016 i lusitani si presentano a fari spenti e, dopo ben 3 pareggi nel girone, vengono ripescati come migliore terza. Cristiano dopo un rigore sbagliato contro l’Austria risponde con una doppietta decisiva contro l’Ungheria, Quaresma piega la Croazia ai supplementari e ancora CR7 buca il Galles in semifinale. L’occasione per Ronaldo di vincere qualcosa anche con la sua nazionale è il 10 Luglio allo Stade de France contro i padroni di casa. Le cose però si mettono male per Cristiano, travolto sul ginocchio sinistro da Payet dopo pochi minuti; il Re resiste fino al 25′ poi, in lacrime, è costretto a lasciare il campo.

La sua uscita invece che abbattere i lusitani li ricompatta e la Francia, nonostante Pogba e il capocannoniere del torneo Griezmann, non è irresistibile in attacco (Giroud e Gignac non sfondano mentre Mbappè stava facendo l’europeo under-19). ù

Si arriva ai supplementari e la tensione sale, al 109′ una mischia a centrocampo viene sbrogliata da Quaresma, che serve Moutinho e si invola sulla fascia, distraendo parte della difesa transalpina. Moutinho però va verso la trequarti centrale e serve Éder, attaccante “mestierante”, che riceve palle spalle alla porta, resiste alla carica di Koscielny, e si invola verso il limite centrale dell’area di rigore. Pogba non lo insegue, Matuidi guarda Nani e Umtiti ha un attimo di esitazione, ecco il momento per scoccare un destro preciso sul primo palo che rimbalza due volte rendendo vano il tuffo disperato di Lloris. 10′ scarsi di sofferenza e poi inizia la grande festa lusitana, con Cristiano Ronaldo che alza la coppa e piange ancora, ma questa volta sono lacrime di gioia.

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