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I brasiliani nel Milan: samba a San Siro, tra fuoriclasse assoluti e clamorosi flop

Il Milan e il Brasile hanno un rapporto speciale.

Tantissimi i giocatori verdeoro che hanno indossato la maglia rossonera in quasi 122 anni di storia. Alcuni hanno lasciato un segno netto nella storia del club meneghino, altri hanno vissuto di alti e bassi, mentre alcuni sono ricordati come autentici flop del calcio mercato.

Insomma una storia che inizia negli anni ’60 sognando Pelé e con Josè Altafini ad alzare coppe campioni e che arriva ai giorni nostri, con i vari Kaka, Cafù, Dida e Pato. Un mix incredibile che ha investito tutti i ruoli. Vediamo allora quali giocatori saranno ricordati in eterno nella storia del Milan e quali brasiliani rischiano di finire nel dimenticatoio.

I top

Abbiamo racchiuso i 5 giocatori top brasiliani che hanno lasciato un segno tangibile nella storia del Milan.

#1 Kaka

Ricardo Izecson dos Santos Leite classe 1982 sbarca alla Malpensa di Milano ad agosto 2003. Per tutti sarà Kaka e con un nome del genere le battute si sprecano: “Uno che si chiama così non lo prenderei mai” afferma Luciano Moggi, “Sembrava sbarcato uno studente erasmus invece di un giocatore” ammette Carlo Ancelotti allenatore di quel Milan lì.

Eppure bastano 3 allenamenti, un tempo a Cesena in amichevole contro la Steaua Bucarest e la prima giornata ad Ancona, per capire che quel brasiliano lì pagato appena 8 milioni di dollari da Berlusconi, su pressing di Galliani e imbeccato a sua volta da Leonardo, non si vede tutti i giorni su un campo di calcio. Il resto è storia che conosciamo, con Kaka assoluto protagonista nei trionfi del Milan e Pallone d’Oro 2007.

#2 Thiago Silva

Arriva a Milanello senza le luci della ribalta ad agosto 2008, ma per un cavillo burocratico potrà esordire solo a partire dal 1 gennaio 2009. Quei 5 mesi di soli allenamenti al fianco di Maldini (ultima stagione) e Nesta, sono il miglior apprendistato possibile per il difensore brasiliano, le cui qualità sono già eccelse.

Da gennaio in poi non esce più dalla squadra e diventa un punto fermo del Milan, fino a trionfare nello scudetto del 2010-11 con Allegri in panchina. Decisivo al pari di Ibra dirà il tecnico livornese, in quella squadra zeppa di campioni.

La sua unica sfortuna è quella di approdare al Milan, quando Silvio Berlusconi sta iniziando a chiudere i rubinetti e in un giorno di luglio del 2012 si trova in poche ore alla corte del PSG. Ma a Milano si parla ancora di quel difensore carioca dal sangue freddo.

#3 Cafù

Nell’estate del 2003 la Roma decide di non rinnovare il contratto al capitano del Brasile. Il pendolino della fascia destra, meglio noto come Cafù. E sarà un errore che i giallorossi pagheranno caro, visto che 10 mesi dopo, nello scontro diretto che assegna lo scudetto, Cafù avvia l’azione che porta alla rete di Sheva su assist di Kaka. Milan – Roma 1-0 e titolo al Diavolo.

A Milanello, seppur over 30, Cafù resterà la bellezza di 5 stagioni vincendo anche l’ultima cosa che mancava nel suo infinito Palmares: quella Coppa Campioni sfuggita nel 2005 contro il Liverpool e poi ripresa due anni dopo ad Atene sempre contro i reds. Niente male per uno che ha giocato tre finali mondiali di fila, vincendo l’edizione del 1994 e del 2002. Un altro colpaccio del Condor Galliani.

#4 Serginho

Se a destra il Milan dal 2003 ha il pendolino, a sinistra dall’agosto del 1999 ha il Concorde: ecco a voi Serginho. Un’autentica scheggia che si presenta a San Siro in un memorabile Milan – Perugia, dove asfalta tutto e tutti. Un fenomeno pensano in tanti, ma le prime stagioni rossonere non sono facili anche a causa di alcuni infortuni.

Poi in una notte di maggio del 2001 si carica sulle spalle un Milan rabberciato e affonda l’Inter in quel derby vinto 6-0, con tre assist e una rete. Da quel momento Serginho non esce più dal cuore dei tifosi del Milan e nella finale di Manchester, segna il primo dei rigori vincenti contro la Juventus che valgono la sesta Champions del Diavolo. Con i meneghini vincerà tutto, fra cui uno scudetto, due Coppe Campioni e una Coppa Italia. Il Concorde è per sempre.

#5 Ronaldinho

Chi è il giocatore più forte del momento? Chiede Berlusconi a Galliani: Ronaldinho risponde il geometra. E nell’estate del 2008 il “Gaucho” saluta Barcellona dopo 5 anni e si prende le luci di San Siro. Probabilmente non ha reso come tutti si aspettavano e non ha inciso come ai tempi Blaugrana. Ma vederlo giocare è gioia per il cuore e gli occhi.

Servono due mesi per vederlo segnare, poi nel derby della Madonnina, Kaka lo innesca e lui con un colpo di testa molto simile a quello di “Attila” Hateley 23 anni prima, sovrasta Cambiasso e parcheggia la sfera sotto l’incrocio. Dinho segna e San Siro viene giù. Memorabili i suoi gol contro Siena, Fiorentina, Braga, Portsmouth, Juventus e altri ancora.

Nel dicembre del 2010, seppur a malincuore, Allegri mette fine alla storia tra il Milan e il brasiliano. La classe è immensa, ma i ritmi della Serie A non sono sopportabili per uno che non ama allenarsi a dovere. L’Eroe del Destino ha incantato tutti lo stesso.

I Flop

Dopo la lista dei cinque migliori, ecco la lista dei 5 peggior brasiliani che hanno indossato la maglia del Milan.

#1 Julio Cesar

In pochi si ricorderanno di questa meteora passata da San Siro fra il novembre del 2000 e il gennaio del 2001. Arriva dal Real Madrid fresco campione d’Europa e fa in tempo a mettere assieme appena 4 presenze nel Milan di Zaccheroni. Decisiva una prestazione a dir poco oscena contro l’Atalanta (0-3 a fine primo tempo, poi 3-3) e tanti saluti, con il brasiliano spedito di nuovo in Spagna alla Real Sociedad.

#2 Luiz Adriano

L’ultimo colpo di Galliani è uno dei più grossi flop mai visti. Al Milan, per l’attacco puntano tutto su Luiz Adriano nel 2015. Parte male e finisce peggio, complice anche la pessima idea di indossare la maglia maledetta, la numero 9. 33 presenze e 4 reti, prima di essere venduto allo Spartak Mosca. I fischi di San Siro aleggiano ancora dentro la Scala del Calcio.

#3 Mancini

Chi si ricorda di Amantino Mancini nel Milan? In pochissimi crediamo. Il numero 7 delle meraviglie e dei doppi passi alla Roma, nel gennaio del 2010 arriva dall’Inter e reduce da due stagioni incolore sull’altra sponda dei navigli. Non andrà meglio al Milan, nonostante i suoi 30 anni. Appena 7 presenze e zero reti, con il Diavolo che lo rispedisce al mittente a giugno, mentre sta iniziando l’era Allegri.

#4 Rivaldo

Più ombre che luci, per un giocatore che da fresco campione del Mondo lascia il Barcellona e arriva al Milan. Ancelotti sta costruendo una squadra che per anni saprà solo vincere e Rivaldo appare come la ciliegina sulla torta. Ma il brasiliano, nonostante la classe immensa, non riuscirà ad adattarsi al gioco italiano e agli schemi meneghini. Contribuisce alla vittoria della Champions e della Coppa Italia, ma spesso da rincalzo, con Rui Costa padrone della tre quarti.

#5 Pato

Più che un flop, un rimpianto grande come una casa. Un fenomeno mai visto a 18 anni, per velocità, dribbling, tecnica e gol. Ma se da una parte le qualità ci sono tutte per diventare uno dei più forti di sempre, dall’altra il “papero” ha un rapporto con gli infortuni da far spavento. Muscoli di burro, carichi di lavoro eccessivi e una soglia del dolore molto bassa lasciano spesso il brasiliano ai margini della squadra.

Quando si accende però, è capace di partire palla al piede al Camp Nou, bucare il Barcellona di Guardiola e segnare dopo 30 secondi in Champions League. Una serie di comportamenti non da Milan, la fine della love story con Barbara Berlusconi e muscoli sempre più delicati lo allontanano per sempre dal Milan nel 2013. Ancora oggi a Milanello scuotono la testa davanti alla sua foto.

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