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Favorita con un allenatore nuovo

Chiedersi se l’Atalanta possa vincere la Conference League porta quasi sempre alla stessa risposta: sì, è la squadra più attrezzata del torneo. L’UEFA l’ha messa in prima fascia e l’ha fatta testa di serie numero uno nel sorteggio di Montecarlo, e dalla sua stessa fascia le è toccata una sola avversaria, l’Ajax.

Ma la squadra che giovedì sera ospita il Pafos a Bergamo non è quella che nel 2024 vinse l’Europa League battendo 3-0 il Bayer Leverkusen. Allora in panchina c’era Gasperini, che oggi allena la Roma. Adesso c’è Maurizio Sarri, che ha sostituito la difesa a tre con il 4-3-3 dopo anni di 3-5-2. Per l’Atalanta è anche il debutto assoluto in Conference League. Ci è arrivata chiudendo il campionato 2025/26 al settimo posto con 59 punti, dieci meno della Juventus sesta, e il posto è arrivato anche perché l’Inter ha vinto la Coppa Italia e ha fatto scivolare di una casella la qualificazione.

Più di centosessanta minuti per battere l’Hapoel

Il playoff estivo contro l’Hapoel Tel Aviv è stato il primo impegno ufficiale di Sarri a Bergamo e non è stato una formalità. All’andata finì 0-0 alla New Balance Arena. Il ritorno, in campo neutro a Miskolc, in Ungheria, si sbloccò al 72′ con Scamacca, entrato al posto di Krstović. Quindi più di centosessanta minuti per eliminare una squadra che aveva già lasciato per strada Ludogorets e Katowice.

Come spesso accade nella prima fase, demominata “League phase”, molte squadre di fascia inferiore avranno lo stesso approccio: davanti ad avversarie che si chiudono, un’Atalanta che deve trovare la strada impetuosa per il gol. Contro Riga, Mjällby e Borac la qualità non basterà da sola, servirà pazienza.

Il calendario, con più giovedì di quanti sembrino

La fase campionato prevede sei partite contro sei squadre diverse. In casa arrivano Pafos (15 ottobre), Kairat Almaty (5 novembre) e Mjällby (17 dicembre). In trasferta l’Atalanta va ad Amsterdam dall’Ajax (22 ottobre), a Banja Luka dal Borac (26 novembre) e a Riga (10 dicembre). Le prime otto della classifica vanno direttamente agli ottavi, dalla nona alla ventiquattresima passano dai playoff di febbraio.

Dalla fase campionato alla finale servono tredici partite europee per chi chiude tra le prime otto e quindici per chi passa dai playoff, quasi tutte di giovedì, con la Serie A nel fine settimana. La finale è mercoledì 2 giugno al Beşiktaş Park di Istanbul.

Il rischio è la testa, e il turnover

La rosa è costruita per un livello più alto: Carnesecchi in porta, Scalvini in difesa, Éderson e Kessie a centrocampo (quest’ultimo arrivato il 30 agosto), davanti De Ketelaere, Scamacca e Krstović. L’anno scorso questa società ha battuto il Dortmund nei playoff di Champions e ha perso 1-6 in casa con il Bayern agli ottavi. Passare da quelle serate a Banja Luka o a Riga è un cambio di abitudini che nessuno allena davvero.

Per questo il tema è il turnover. Un 4-3-3 appena rodato, un campionato da inseguire nei mesi primaverili e un torneo che chiede tredici o quindici giovedì. Sarri dovrà decidere quanto ruotare senza far perdere identità alla squadra.

Cosa dicono i cinque anni di Conference League

In cinque edizioni hanno vinto Roma (2022, con Mourinho), West Ham, Olympiacos, Chelsea e Crystal Palace, che nel 2026 ha battuto il Rayo Vallecano 1-0 a Lipsia partendo con il ruolo di favorita. Tre vittorie su cinque sono inglesi. L’Italia ha un successo e due finali perse, entrambe della Fiorentina: 2-1 con il West Ham nel 2023, 1-0 ai supplementari con l’Olympiacos nel 2024.

Questi numeri non dicono che le grandi vincono sempre, e nemmeno che le italiane arrivano fino in fondo con il piglio giusto. Dicono che la finale è una partita sola e che la Fiorentina l’ha persa due volte.

Istanbul è raggiungibile, non scontata

L’Atalanta parte da testa di serie numero uno, ma a ottobre questo conta poco. La prima verifica seria è ad Amsterdam, il 22 ottobre. Da lì si capirà se il 4-3-3 di Sarri regge il ritmo dei giovedì.