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L’ultimo successo dell’Atalanta nella sua storia risale al giugno del 1963. Precisamente, al 2 di quel mese. Si giocava la finale di Coppa Italia tra la Dea e il Toro. Una tripletta di Angelo Domenghini, all’epoca appena maggiorenne, regalava al popolo bergamasco il suo primo trofeo. Ma quel popolo, quel successo così giovane e bello, non poté viverlo appieno. Infatti, mentre i bergamaschi già si stavano disperdendo per le arterie della splendida città lombarda, una notizia triste giungeva da Roma: si era spento, da poco, il papa buono Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli.

Il papa del Concilio Vaticano II era nato a Sotto il Monte, comune di Bergamo. La città, sognante per poche ore, si ritrovò improvvisamente stretta in religioso silenzio. Quei festeggiamenti, mai davvero iniziati, stanno ancora aspettando il loro cominciamento.

Un lieto precedente

Contro il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, sorta di mostro a tre teste dall’imbattibilità apparentemente inviolabile, l’Atalanta può dunque regalare ai propri tifosi una gioia che giustificherebbe l’attesa di più di sessant’anni. Un’attesa soffice, perché la Dea non è l’Inter, il Milan o la Juventus, storicamente parlando. Ma anche pressante, perché questa squadra, sapientemente allenata da un altro saggio come Gian Piero Gasperini, meriterebbe di segnare con un successo il lavoro svolto, esattamente come il sigillo di cera ancora caldo chiude una lettera scritta con grande turbamento interiore.

I tifosi dell’Atalanta devono crederci, e per farlo possono agganciarsi a un succoso precedente, datato 2022. In quell’anno, la Dea affrontò due volte il Leverkusen agli ottavi di Europa League. All’andata finì 3-2 per l’Atalanta in rimonta, davanti a un pubblico estasiato. Al ritorno, in terra tedesca, l’Atalanta si difese con atteggiamento stoico, Musso compì due miracoli e Boga, in contropiede al 91’, dopo aver saltato Tah con un dribbling sull’esterno, chiuse il match con un diagonale mancino di rara fattura. In quella sfida mancarono Wirtz, assente per infortunio, e Frimpong, che non era ancora quello di quest’anno.

Le armi del Bayer, il coraggio dell’Atalanta

Il citato Frimpong è tra i migliori interpreti dell’Invincibile Bayer, ribattezzato in Inghilterra Neverlusen. Insieme a Grimaldo, che all’occorrenza – come all’andata contro la Roma in semifinale – può giocare anche a centrocampo, forma una batteria d’esterni tra le migliori del pianeta calcistico. A dire il vero però parlare di interpreti per il Leverkusen è limitante.

Certo, nessun giocatore ha la tecnica di Florian Wirtz o la tenacia di Granit Xhaka, ma è l’audacia collettiva di questa squadra a fare la differenza. Sullo 0-2 casalingo contro la Roma, a un passo dal perdere imbattibilità e qualificazione alla finale, il Leverkusen non ha stretto le proprie maglie, impaurita, ma è uscita con determinazione, qualità e calma da una situazione ai limiti del drammatico sportivo. Dopo il l’autogol di Mancini, anziché coprirsi ulteriormente, Xabi Alonso ha chiesto ai suoi di continuare ad attaccare, anche a rischio di subire qualcosa dietro.

Questa squadra insomma ha preso l’imbattibilità come una missione divina, un qualcosa di ultraterreno. E infatti poi al 92’ è arrivato il 2-2. Un’attitudine al combattimento angelico, quello del Leverkusen, che gli viene dal proprio allenatore. Le aspirine, infatti, contrariamente al medicinale in quel di Leverkusen ideato, non agiscono nevralgicamente, come fa invece l’Atalanta – uomo contro uomo –, ma si direbbe circolarmente. Tutti i giocatori del Leverkusen si cambiano di ruolo in continuazione o quasi, la ricerca unica e sola è quella dello spazio da occupare dopo aver scaricato il pallone. Un gioco simile, coi dovuti paragoni, lo fa il Bologna di Thiago Motta.

Ecco perché l’Atalanta non può che avere coraggio di fronte al mostro. Un po’ come quando da piccoli avevamo gli incubi e mamma e papà ci suggerivano di affrontarli, ridendone di gusto. In fondo l’ironia è l’arma più potente di fronte alla paura. L’errore opposto sarebbe quello di agire spavaldamente, come se il Bayer non fosse effettivamente la squadra favorita al titolo. Lo è, ma l’Atalanta deve credere di poter invertire le rotte già definite del destino. Lo dovrà fare con coraggio, dunque, ma anche con umiltà, senz’altro. Aspettando e ripartendo, sfruttando quelle che sono le sue caratteristiche: uno contro uno, grande dinamismo, presenza massiccia in fase offensiva, qualità dal centrocampo in su. L’assenza di De Roon, in una battaglia di tale sorta, avrà senza dubbio un peso.

«Vincere la finale, alla fine, è l’unica cosa che conta. E noi non l’abbiamo ancora vinta». (J. Hoffman, dopo Leverkusen-Roma)

Gasperini dovrà puntare tutto – o quasi – su un giocatore che è chiamato adesso a diventare ciò che è, seguendo il motto di Friedrich Nietzsche. Si chiama Gianluca Scamacca e ve ne abbiamo parlato recentemente su queste colonne. L’ex West Ham, che ha vinto la Conference – non da protagonista – lo scorso anno, è in un momento di forma strepitoso e ha già segnato sei reti in Europa League (dietro solo a Lukaku con 7 e Aubameyang con 10). “La sicurezza ti aiuta a fare quella corsa in più, a rischiare quel passaggio o quel tiro che magari non rischieresti senza fiducia”, ha dichiarato a UEFA.com.

C’è un ultimo aspetto curioso e interessante rispetto alla finale di Dublino del prossimo 22 maggio: le prime volte. Gasperini ha perso tutte e tre le finali che ha giocato finora con l’Atalanta (due Coppe Italia e una Supercoppa), il Leverkusen – a caccia del Triplete – vuole riprendersi quanto perso nella stagione 2001/02, quando arrivò seconda in Bundesliga, DFB Pokal e Champions League, perdendo la finale con il Real Madrid. Vincendo contro l’Atalanta si porterebbe a due titoli stagionali (sarebbe la seconda Coppa UEFA della sua storia dopo quella conquistata nel 1988) e strizzerebbe l’occhio al Triplete con la finale di Coppa – abbordabilissima – contro il Kaiserslautern. Il mostro dalle tre teste vuole fare la storia, ma c’è una Dea a frapporglisi. Non vediamo l’ora di assistere al Destino.

Probabili formazioni

Atalanta: Musso; Djimsiti, Hien, Scalvini; Zappacosta, Ederson, Koopmeiners, Ruggeri; De Ketelaere, Lookman; Scamacca
Indisponibili
: Holm (polpaccio), De Roon (coscia)
In dubbio: Tolói (coscia), Kolašinac (coscia)

Leverkusen: Kovář; Tapsoba, Tah, Hincapie; Frimpong, Andrich, Xhaka, Grimaldo; Hofmann, Wirtz; Schick
Indisponibili
: nessuno
In dubbio: nessuno