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Cosa ci ha detto l’ultimo turno.

Dopo cinque giornate, ci sentiamo oggi più liberi di sparare sentenze. Abbiate pazienza per i grandi esclusi, che qui citiamo: il Cagliari di Pisacane, che ha diritto di sognare, il Genoa di De Rossi, che ha il dovere di rialzarsi prima che sia troppo tardi, la Juventus di Spalletti infine, che ha vinto un match indubbiamente importante, anche se non risolutivo.

  1. Il Frosinone è la nuova Atalanta: il quinto turno di campionato ha confermato, più che stupito. In testa, dietro, ma anche a livello di outsiders. Certo, siamo a settembre e quindi, parafrasando (quell’uomo in grande difficoltà che è) Max Allegri, ci vuole halma. Epperò: come gioca il Frosinone di Alvini! Qualcuno (il sottoscritto) potrebbe persino sentenziare che siamo di fronte alla nuova Atalanta. Non tanto per la presenza di giovani italiani – come Raimondo e Palmisani, mostruoso contro il Como –, non tanto per la compresenza di talenti stranieri come Kvernadze e Ghedjemis, due ali più che promettenti. Il discorso è che il Frosinone questo percorso lo ha iniziato da qualche anno e ora inizia a raccoglierne i frutti. Stirpe ha lavorato alla grande, sostenendo il settore giovanile, dando uno stadio di proprietà alla prima squadra, credendo nell’allenatore, con cui è legato da un progetto a lungo termine. Ci sono tutte le componenti insomma per sognare davvero.
  2. Il Como non è ancora pronto al grande salto: quasi a fare da contraltare alla luminosità del Frosinone, c’è la strana nebulosità mostrata dal Como nella sfida dello Stirpe. Parliamoci chiaramente: non ci hanno convinto le parole di elogio di Fabregas agli avversari. Giuste, legittime, sensate, ma riduttive. Il Como ha passeggiato – per essere buoni – dal 20’ al 90’. È andato a folate, ma pure queste erano passeggere e individuali, mai collettive. L’atteggiamento stesso di alcuni giocatori come Diao e Paz, spesso indolenti, può preoccupare. Il Como ha su di sé la pressione propria delle grandi squadre, perché così ci ha abituato a vederla in questi due anni. Forse ci siamo sbagliati.
  3. Roma e Inter sono le più forti – ma hanno tanti problemi anche loro: lo spettacolo dell’Olimpico era cosa annunciata, ma forse siamo andati anche oltre. Roma v Inter, 2-2, è stata un inno alla crescita del nostro calcio, in grado di regalare match sempre più spettacolari e aperti. Forse troppo? Qualcuno, nell’entusiasmo generale per una partita divisa a metà, un tempo per parte, ha fatto notare come le due squadre abbiano giocato non tanto a viso aperto, ma a campo aperto, lasciando praterie, concedendo troppo, mancando di attenzione nei momenti chiave. La pressione avrà giocato un brutto colpo alla Roma, avanti di due reti. La stanchezza, pure. Dall’altra parte l’Inter è andata sotto (2-0) per la quarta volta nelle ultime quattro gare: Napoli, Udinese, Real Madrid, Roma. Avversari dal calibro differente, ma qualcosa vorrà dire. Chivu, come è giusto che sia, si prende la reazione. Ma alla lunga questo modo di giocare può costare caro. Fronte Roma: benissimo nell’approccio. Ma questo consumo di energie, come può durare una stagione intera?
  4. Gattuso: oltre il veleno c’è di più: qualche parolina sulla Lazio bisogna spenderla. La squadra di Gattuso, partita come papabile nobile decadutissima, e invischiata nella lotta per non retrocedere, ha 13 punti dopo 5 partite. Non ha mai perso e ha già realizzato 3 clean-sheet. Col Venezia, poteva andargli molto peggio. Ma col Milan gli era andata male (due tiri due gol di Moreira, dopo un primo tempo dominato). Gattuso ripete sempre che questa squadra ha carattere, e lui parla di veleno ed elmetto. Ma la sua Lazio ha concetti di gioco da squadra moderna. Attacca in massa, non disdegna lo scambio di posizioni in corso, ha buone tattiche sui calci piazzati e gioca in modo aggressivo, puntando alla riconquista immediata. Ci siamo informati per capirci qualcosa in più: altro che veleno, Gattuso nel suo staff ha inserito Cicchetti e Sangermani, due tattici che, dicono da Formello, lavorano in modo incessante con l’allenatore e i giocatori. I risultati si vedono. La Lazio si diverte e diverte, e per ora sogna l’Europa. Anche qui, halma, perché la stagione è lunga. Ma in un clima da moriremotutti, come è quello romano sponda biancoceleste, qualcosa di vitale sta davvero accadendo.
  5. Se questo è il Milan…: Cardinale ha detto che una prestazione bella come quella del suo Milan contro il Lecce (3-0) lui non l’aveva mai vista. Esagerato, furbo. Ma qualcosa di vero nelle sue parole c’è. Il secondo gol dei rossoneri, come anche il dominio nel gioco, mai davvero in discussione, hanno mostrato una squadra viva, che sa divertirsi, coinvolgendo tanti giocatori e producendo offensivamente molto. La sfida contro la Juventus è stata forse una sliding-door. I due gol contro la Lazio pure. E se uno come Pulisic, tornato al gol dopo tantissimo tempo, dovesse ristabilire le proprie gerarchie tecniche, attenzione al Milan: per l’Europa, senz’altro. Ma forse per qualcosa in più.