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Phoenix Suns: da Nash e Barkley fino a Ayton e Booker. È la nuova età dell’oro in Arizona?

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È difficile trovare un aggettivo adatto che possa inquadrare quello che sta succedendo in questi playoff NBA 2021, ma crediamo di non sbagliare se scegliamo “follia”. 

Almeno due delle quattro squadre giunte alle finali di Conference non erano certo in cima ai pensieri di addetti ai lavori e appassionati a inizio anno e anche quello che è successo nelle prime due partite della Western, tra infortuni, Covid e canestri all’ultimo secondo, sembra confermare un trend poco pronosticabile fino a qualche mese fa.

Protagonisti indiscussi di questo sorprendente marasma, sono i Phoenix Suns di Devin Booker, che sembrano tornati ai fasti di un tempo, in grado anche di sopperire all’assenza del loro leader in campo e fuori, Chris Paul. 

Phoenix Suns, inferno e ritorno

Gli ultimi anni della gloriosa franchigia dell’Arizona sono stati quanto meno sconcertanti. 

Dopo i fasti a cavallo di inizio e fine millennio dove tra Charles Barkley e Steve Nash i tifosi di Phoenix hanno accarezzato per anni il sogno di festeggiare un anello tanto agognato quanto mancato a pochi passi dal trionfo, i nuovi Suns hanno centrato un paio di stagioni davvero esaltanti. 

Ormai accasati da tre decenni alla Talking Stick Arena, leggendario stadio di pallacanestro tra i pochi situati nel bel mezzo della città che lo ospita e conosciuto anche come “Palazzo Viola” per i caratteristici seggiolini colorati dello stesso colore in tutte le sue tribune, i Phoenix Suns vanno soprattutto citati perché detengono il quarto miglior record percentuale tra tutte le squadre che militano oggi in NBA, record che supera il 55% di vittorie. 

L’altro record, di cui però si dovrebbe andare meno fieri, è quello che fa della squadra dell’Arizona quella che ha vinto più partite tra le franchigie che non hanno mai vinto un titolo NBA. 

Ad un passo dal titolo

I Suns sono andati molto vicini a infilarsi l’anello al dito nel 1976, appena 7 anni dopo il loro ingresso in NBA, centrando le Finals, perse, però, contro i Boston Celtics al termine di sei partite fantastiche, tra cui Gara-5 che verrà ricordata come uno dei match più spettacolari della storia NBA, chiuso a favore dei verdi per 128126 dopo ben tre over time e tutta una serie di interpretazioni arbitrali e regolamentari che vi invitiamo a cercare sul web. 

Erano i Suns di Ricky Sobers, Paul Westphal e Curtis Perry, sconfitti da uno straordinario Jo Jo White che chiuse con anello al dito e titolo MVP delle Finals. 

Per ritrovare i Suns in una Finale NBA, occorre fare un bel salto in avanti, quando Charles Barkley atterra in Arizona e centra immediatamente il titolo MVP dopo otto stagioni a Philadelphia. 

È il 1992 quando Phoenix conquista una nuova finale, ma questa volta è Michael Jordan a fermare i Suns, portando a casa l’ennesimo titolo, il terzo consecutivo, per i suoi Bulls. 

Un paio di stagioni dopo comincia la fantastica avventura del duo Steve Nash-Mike D’Antoni, veri precursori del gioco offensivo e del tiro da tre punti, una squadra spettacolare che non raggiunse mai nessuna finale NBA, ma che verrà ricordata per un paio di regular season al limite della perfezione. 

Parliamo del 2005 e del 2006 quando Steve Nash dimostrò a tutto il mondo come si gioca in modo celestiale il ruolo di playmaker, mettendo in tasca per due volte di seguito il titolo di MVP. 

Fino ai giorni nostri

Nel 2012 termina l’era Nash e da quel momento in poi le cose non vanno esattamente alla grandissima per i raggi di Phoenix.

Quella è anche l’ultima stagione nella quale i Suns raggiungono il 50% di vittorie, se si eccettua la stagione 2103/2014, una specie di diamante rosa incastonato tra le catastrofiche season di tanking, che tengono Phoenix fuori dai play off per 10 anni di fila. 

Nel 2014 i Suns pagano pesantemente il maggior peso specifico della Western Conference, chiudendo con 48 vittorie e 34 sconfitte, record che avrebbe permesso a Est di chiudere al terzo posto e che invece non è stato sufficiente a conquistare i playoff a Ovest. 

Un’altra disastrosa stagione nel 2019, fa da preludio a quella che sembra una vera e propria rinascita di Phoenix, anche grazie alla prima scelta, indovinata, di DeAndre Ayton. 

I Suns vengono chiamati alla bolla di Orlando con un record che solo un miracolo consentirebbe loro di passare ai play off. E infatti un filotto di ben 8 partite vinte non basta per disputare la post season, ma diventa un ottimo trampolino di lancio per la stagione della quale stiamo vivendo la fine proprio in queste settimane. 

La Serie con i Clippers

Abbiamo già parlato del cammino dei Suns che ha portato la squadra di Monty Williams a giocarsi una nuova finale di Conference contro i Los Angeles Clippers, ma al capitolo dobbiamo aggiungere la vittoria di martedì notte, che indirizza provvisoriamente la serie a favore di Chris Paul, ancora assente pre problemi di Covid, e compagni. 

Le buone notizie arrivano dal supporting cast, proprio in virtù dell’assenza di CP3. 

Cameron Payne e DeAndre Ayton, peraltro autore della prodezza conclusiva che ha dato la vittoria ai Suns a 0,7 dalla fine sul cronometro, sono stati importantissimi, anche perché non si può dire lo stesso per la prestazione di Booker e Bridges, entrambi sottotono. 

Con il rientro di Chris Paul e quello potenziale, ma difficile, di Kawhi Leonard la serie potrebbe cambiare faccia ancora una volta. 

Intanto i Clips hanno riaperto i giochi nella gara di giovedì notte, nonostante il ritorno di un Chris Paul che deve però recuperare ritmo e brillantezza in vista del rush finale.

Serie quindi apertissima per quella che sarà comunque l’approdo di una sorpresa alle finals NBA del 2021

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