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Il Gancio cielo: il tiro immarcabile del basket

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La fisica domina ogni cosa del nostro universo conosciuto, ma non c’è bisogno di lunghi viaggi spaziali per vederla all’opera. Se poi ci troviamo in un campo da basket, avremo mille occasioni per valutare la sua azione su ogni movimento della palla in gioco.

Ogni rimbalzo, ogni passaggio, ogni tiro segue pedissequamente le regole imposte dalla fisica che sono perciò armi importanti nella conoscenza di ogni giocatore.

Non che debba sapere nel dettaglio i principi matematici che si celano dietro gli effetti pratici, ma di certo sa come utilizzarli a suo piacimento per fare in modo che il pallone finisca, in un modo o nell’altro, all’interno di quel cerchio appeso a 3,05 metri dal suolo.

Il Gancio nel basket

Nel basket lo sappiamo, vince chi fa più canestri. Ci sono tante variabili durante un’azione di gioco che portano una squadra a riuscire o meno nel suo intento, ma di fatto tutti cercano di arrivare a un tiro che possa con buona probabilità andare a segno.

A prescindere dalle tattiche e dalle strategie di gioco, il movimento che porta al tiro segue per tutti le stesse dinamiche ed è soggetto alle stesse ferree regole fisiche. Complicazione ulteriore, di fronte si hanno avversari che tenteranno in ogni modo di sporcare o bloccare (se non stoppare) quel tiro. Ecco perchè in molti hanno sempre cercato di ottenere qualcosa che possa essere praticamente imbattibile o quanto meno, non bloccabile dai difensori.

Ci sono solo due modi per farlo: riuscire a tirare senza avversari vicini (ma questo dipende dalla reciproca bravura) oppure andare più alto di tutti. In questo secondo caso, abbiamo certamente un esempio da seguire, con una tipologia di tiro che ha fatto la fortuna di molti giocatori in fase di attacco: il “Gancio”.

Come si effettua un Gancio

Non potendo sempre contare su tiri facili senza la pressione degli avversari, il “gancio” si è subito rivelato un modo molto interessante per andare a canestro. Aveva infatti diverse caratteristiche che lo rendevano molto profittevole nell’area di attacco.

Per attuarlo il giocatore in attacco tiene il pallone lontano, dalla parte opposta del difensore, proteggendolo sia con l’altra mano sia con il proprio corpo. Saltando con un piede e allargando il braccio con il pallone verso l’alto, per poi lanciarlo dando la giusta direzione e ulteriore forza con lo stacco anche dell’altra gamba.

Con due evidenti vantaggi: durante il tiro per il difensore è praticamente impossibile arrivare al pallone, protetto dal corpo e dal braccio dell’attaccante; se la direzione e la forza del tiro sono corretti, la palla non può essere fermata in alcun modo fino al canestro.

La fisica del Gancio

Ogni tiro del pallone da basket, è soggetto ad alcune forze che ne caratterizzano la classica traiettoria parabolica. Prima tra tutte ovviamente c’è la forza di gravità, che appunto agisce sulla palla in movimento modificandone la traiettoria in base a una forza di 9,8 metri al secondo.

Al momento del tiro però, ci sono poi altre forze che entrano in gioco ed è sull’equilibrio di queste che il giocatore deve agire per ottenere il suo ambito canestro. Sono la velocità che si imprime al pallone e l’angolo di rilascio durante il tiro.

Sappiamo infatti che per entrare direttamente nel canestro la palla deve avere un angolo di almeno 40° (l’ideale sarebbe 47°) onde evitare che sbatta contro il ferro, anche se sono possibili alternative facendo uso del rimbalzo sul “tabellone” (in quel caso sarà l’effetto “spin” impresso alla palla a smorzare la forza e dare la giusta direzione, che sarà esattamente il contrario di quella impressa per il principio di riflessione).

La palla quindi dovrà essere lasciata con il braccio alto al giusto angolo (che dipende anche dall’altezza a cui si trova), con una velocità nemmeno troppo elevata, intorno ai 7 metri al secondo (la stessa di un tiro libero più o meno).

Durante il suo tragitto, il pallone subirà poi ulteriori forze che ne deformeranno la traiettoria, dovute alla presenza dell’aria. C’è l’effetto “galleggiamento” dovuto alla differenza di pressione tra il sopra e il sotto della palla, c’è naturalmente la forza di attrito che ne rallenterà la velocità e infine c’è “l’effetto Magnus” che agisce sugli oggetti con un effetto impresso, rallentandone la caduta (utile anche come detto, se vogliamo fare rimbalzare il pallone sul tabellone).

Se tutti questi parametri fisici sono equilibrati e se il giocatore ha calcolato bene il tutto (ovviamente non con la calcolatrice ma con l’esperienza di ore e ore di pesanti allenamenti), allora avremo il nostro canestro. Altrimenti si spera ci sia qualcuno pronto a raccogliere il rimbalzo.

Kareem Abdul-Jabbar: il mago del “Gancio Cielo”

Se c’è un giocatore che ha fatto del “gancio” il suo marchio di fabbrica, questo è stato sicuramente Kareem Abdul-Jabbar. Proprio grazie a questa specialità è diventato il giocatore che ha segnato più di tutti in NBA e il suo tiro era così particolare che gli è stato dato un nome tutto suo: lo “Sky-Hook” (il “Gancio-Cielo”).

Il motivo è molto semplice. Kareem era un ragazzone di due metri e diciotto, qualcosa che non si vedeva di frequente a quei tempi. Ma era anche decisamente veloce e dinamico, tanto che con il suo tiro in gancio a braccio alzato, arrivava comodamente oltre i tre metri.

Un’altezza a cui nessun difensore sarebbe mai arrivato (specie se in mezzo c’era un colosso che proteggeva il tiro con braccio e corpo), non potendo fare altro che vedere quella palla arrivare dal cielo e finire dritta nel canestro.

Da lì il nome. Gancio Cielo. Il tiro imparabile di uno dei più grandi giocatori di basket mai visti in circolazione.

E con ben 38.387 punti all’attivo, molti dei quali arrivati proprio lanciando il pallone con quel suo movimento inconfondibile.

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