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Se c’è una cosa che il calcio moderno tenta continuamente di venderci è l’idea che i numeri dicano tutto. Guardi la bacheca del Real Madrid con le sue 15 Champions League e pensi che per qualunque avversario pascolare sul prato del Santiago Bernabéu sia un esercizio di pura sopravvivenza. Poi prendi i 12 precedenti ufficiali tra la Roma e i Blancos e noti che il bilancio recita 8 vittorie per gli spagnoli 3 per i giallorossi e un solo pareggio. Caso chiuso verrebbe da dire.

Eppure chiunque abbia vissuto quelle notti sa che la freddezza delle statistiche mente. Il confronto tra la Roma e il Real Madrid non è mai stato il semplice scontro tra Davide e Golia ma una parabola affascinante sul significato della grandezza del rispetto e dell identità.

Il Bernabéu come specchio del coraggio

Per la maggior parte dei club europei varcare i cancelli del maggiore stadio di Madrid significa fare i conti con un complesso d inferiorità quasi paralizzante. Per la Roma paradossalmente il Bernabéu è spesso diventato il luogo in cui scrollarsi di dosso ogni timore reverenziale per mostrare la propria versione migliore.

Accadde nell ottobre del 2002. Il Real schierava una collezione irripetibile di talenti come Zidane Figo Ronaldo e Raúl ma fu un destro al volo di Francesco Totti a congelare Madrid regalando a una squadra italiana un trionfo in quel tempio che mancava da ben 37 anni. E si ripeté in modo ancora più nitido nel marzo del 2008 quando la Roma di Luciano Spalletti non andò in Spagna per barricarsi a difesa del 2-1 ottenuto all Olimpico ma scese in campo per impartire una lezione di calcio dinamico vincendo di nuovo per 1-2 e rispedendo a casa i campioni di Spagna in carica.

In quelle notti la distanza economica e politica tra i due mondi semplicemente smise di esistere annullata dall orgoglio e dalla qualità delle idee.

DataCompetizionePartitaRisultatoMarcatore decisivo per la Roma
30 ottobre 2002UEFA Champions LeagueReal Madrid – Roma0-1Totti
19 febbraio 2008UEFA Champions LeagueRoma – Real Madrid2-1Pizarro e Mancini
5 marzo 2008UEFA Champions LeagueReal Madrid – Roma1-2Taddei e Vucinic

Il grande rifiuto e la cultura del rispetto

Non si può raccontare questa sfida senza parlare del corteggiamento più celebre e inconcluso della storia recente del pallone. Nei primi anni Duemila Florentino Pérez cercò in tutti i modi di portare Totti a Madrid. Voleva fare del numero 10 romano la gemma più lucente della sua collezione di Galácticos.

Il no di Totti ha capovolto le regole non scritte del calciomercato perché per una volta il club più potente del pianeta non ha potuto comprare ciò che desiderava. Quel rifiuto non ha generato rancore ma ha cementato una stima reciproca rarissima. Quando l 8 marzo 2016 Totti entrò in campo a Madrid negli ultimi minuti di un ottavo di finale oramai deciso l intero stadio si alzò in piedi in una standing ovation da brividi. In quell applauso non c era solo la celebrazione di un campione al tramonto ma il tributo del re al rivale che aveva preferito l amore di casa alla gloria facile.

La misura della grandezza

Riavvolgendo il nastro di questi 12 incontri ci si rende conto che la storia del calcio non è fatta soltanto di chi alza i trofei a fine stagione. Esiste una nobiltà sportiva che si conquista sul campo dimostrando che anche di fronte all aristocrazia più invincibile si può giocare a testa alta senza complessi.

La rivalità tra Roma e Real Madrid ci ricorda proprio questo e cioè che la grandezza non si misura solo con le coppe esposte in vetrina ma con il segno incancellabile che riesci a lasciare nella memoria di chi ti affronta.