Mentre la parte alta del tabellone deciderà il finalista “nobile” di Wimbledon 2026, nella parte bassa il posto se lo giocano Sascha Zverev e Arthur Fery.
Il tedesco ha implicitamente confermato che il successo del Roland Garros lo ha sbloccato, giungendo alla semifinale di un torneo nel quale non era mai andato oltre gli ottavi. L’inglese è invece il secondo giocatore capace di centrare semifinale a Wimbledon partendo con una Wild Card, dopo Goran Ivanisevic nel 2001.
Arthur Fery, la favola della “vera” Wild Card
Nello sport, generalmente, quando si parla di “favola” si intende spesso qualcuno che parte dal basso e arriva molto, molto in alto, in maniera del tutto inaspettata. Nel caso di Arthur Fery, si tratta di una favola sui generis. Nato a Londra da una facoltosa famiglia francese, Arthur Fery è cresciuto come un “true brit” godendo di istruzione d’élite, tra il King’s College e il successivo trasferimento negli Stati Uniti, a Stanford, ma sempre con il pallino del tennis nel cuore. Del resto, parliamo di un ragazzo cresciuto letteralmente a cinque minuti da Wimbledon, dunque quello di calcare un giorno quei campi nell’evento più importante di tutti era il sogno di Arthur come di migliaia di altri bambini.
Certo, nell’immaginario collettivo si fa fatica a definire “favola” quella di un ragazzo di famiglia ricchissima che realizza il suo sogno. Ma c’è un aspetto, nella storia di Arthur, che la rende realmente una favola a lieto fine. I soldi di papà sono infatti un privilegio che si concretizza in un certo tipo di istruzione, ottenuta nelle migliori scuole dalle rette salatissime. Ma i soldi di papà non servono per aumentare il metro e 75 scarso di altezza di Arthur Fery. Quello, nella democraticissima biologia, è un limite fisico invalicabile che nel tennis moderno significa un handicap consistente, se il tuo obiettivo è quello di affermarti ad alti livelli.
Eppure, Arthur Fery ce l’ha fatta. Il ragazzo ha lavorato per costruirsi un gioco perfetto per l’erba, che non può avere un peso di palla strabordante ma supplisce con la velocità, con una grande capacità di coprire il campo e con ottima attitudine tattica, che gli consente di non sbagliare quasi mai le scelte in campo.
Questo è il tennis che ha mandato letteralmente in tilt Flavio Cobolli, che ieri come a Melbourne in gennaio non ci ha capito nulla, frustrato dalla strenua e profonda difesa di Fery e dalla sua capacità di tenere Flavio costantemente fuori dalla sua comfort zone.
Lo stesso aveva fatto nei due turni precedenti con Zizou Bergs e Grigor Dimitrov, instillando nella testa di entrambi il dubbio di poter perdere, nonostante fossero in consistente vantaggio. E alla fine hanno perso davvero.
Così, 25 anni dopo Goran Ivanisevic, un’altra Wild Card arriva alla semifinale di Wimbledon. Stavolta però è una Wild Card “vera”, perché Ivanisevic era un giocatore crollato in classifica ma che aveva già raggiunto la finale di questo torneo. Arthur Fery, invece, è un ostinato nanerottolo che ha usato il quarto “lasciapassare” concessogli per costruirsi un sogno con le sue mani.
Zverev è un altro Zverev
Per anni, Alexander Zverev ha convissuto con la sua frustrazione, una sorta di dorato supplizio, dato dal sapere di essere molto forte al punto di arrivare in fondo quasi ad ogni torneo, ma non abbastanza forte da vincere uno Slam.
A 29 anni, anche grazie a circostanze favorevoli come l’assenza di Alcaraz e il malore di Sinner, ha avuto la sua occasione e stavolta non se l’è lasciata sfuggire. Così, dopo il trionfo del Roland Garros, in molti si sono chiesti che Zverev avremmo visto in seguito.
Una prima risposta ce l’ha data questo Wimbledon 2026. Nelle sue precedenti nove partecipazioni, Zverev era arrivato al massimo agli ottavi di finale, raggiunti tre volte. Per il resto tante, troppe delusioni. Stavolta, invece, Sascha è arrivato in semifinale non in ciabatte, ma quasi. Ha rischiato qualcosa nell’impegnativo primo turno con Blockx e poi è andato liscio, ottenendo anche in questo caso un piccolo aiuto dalla sorte. Nei quarti, infatti, aveva di fronte Taylor Fritz, come lui membro di quella “lost generation” di nati negli anni ’90 rimasti schiacciati tra il talento dei Big 3 e quello dei “Sincaraz”.
Fritz lo aveva sconfitto negli ultimi sette incroci, ma stavolta è tornato a far male il ginocchio che l’aveva fatto patire nella prima parte del 2026. Così, per Zverev arrivare in semifinale è stata poco più che una formalità.
Cosa aspettarci dalla semifinale Fery-Zverev
Si diceva di Arthur Fery che ha mandato in crisi gli avversari. Zizou Bergs era avanti per due set a uno e 4-1 nel quarto, con due break di vantaggio. Ma Fery continuava a rimandargli palle dall’altra parte, e ancora, e ancora. Vinto il quarto, Fery è stato sotto 1-4 anche nel quinto, ma continuava a mandare indietro ogni palla. E infine ha vinto. Qualcosa di simile è accaduto con Dimitrov, che era davanti per due set a uno, ma ha iniziato a percepire quel tarlo che lo rende uno dei più belli e grandi incompiuti nella storia del tennis. E ha perso al quinto.
Con lo Zverev pre-Roland Garros, il rischio di patire l’ostinazione di Fery sarebbe stato concreto. Questo è però un Sascha diverso, che può permettersi di sbagliare, perdonarsi gli errori, scoprire che si può anche giocare uno slam con una certa leggerezza. E le sue caratteristiche difensive lo rendono molto più impermeabile alle tattiche che hanno portato Fery fin qui.
Arthur Fery-Alexander Zverev: tutte le info e dove vederla in tv e streaming
| INCONTRO | CAMPO | ORARIO |
|---|---|---|
| ARTHUR FERY-ALEXANDER ZVEREV | Campo Centrale | 14:30 |
Come sapete, Sky detiene i diritti per l’Italia anche in questo Wimbledon 2026. La semifinale Fery-Zverev verrà pertanto trasmesso in diretta per abbonati alla popolare piattaforma di broadcasting sportivo, con la possibilità di vederlo anche in streaming su Sky GO o NOW Tv.


