Arriva l’estate, arriva il periodo del Tour de France, la corsa ciclistica più ambita al mondo. Siamo giunti all’edizione numero 113 della Grande Boucle e i favoriti tanto per cambiare sono sempre gli stessi: Tadej Pogacar in prima fila, poi Jonas Vingegaard e dietro tutti gli altri.
Andiamo a vedere comunque gli spunti di interesse di questa gara che per tre settimane abbondanti, 22 giorni e 21 tappe dal 4 al 26 luglio, accompagnerà i pomeriggi di tutti gli appassionati di ciclismo.
Tour de France 2026, Pogacar per il pokerissimo
Dal 2020 in avanti i vincitori della Grande Boucle sono stati solamente due: Tadej Pogacar in quattro occasioni, Jonas Vingegaard nelle rimanenti due. E non si vede chi possa davvero insidiare questi fuoriclasse, capitani assoluti di due squadre, Uae e Visma, che hanno cannibalizzato sempre più le corse a tappe.
Come al solito se c’è Pogi tendenzialmente si corre per il secondo posto. Anche in questo 2026 ha perso solo in un’occasione, nelle gare in cui ha partecipato: alla Parigi-Roubaix, evento sempre speciale e impredevibile, dove è arrivato secondo allo sprint dietro a un Wout Van Aert chiaramente in missione.
L’obiettivo dichiarato dello sloveno è di entrare nel ristretto club di chi ha vinto cinque volte il Tour de France: Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.
Chi ci è andato più vicino in epoca recente è stato Froome, ma Pogacar è talmente giovane (ha 27 anni) che potrebbe anche diventare il più vincente di sempre alla Grande Boucle. Tempo al tempo, comunque.
Vingegaard, rivale credibile
Secondo favorito per tutti gli analisti è Jonas Vingegaard. Detto che il suo per il 2026 l’ha già fatto, conquistando il scioltezza il Giro d’Italia ed entrando lui pure in un ristrettissimo club (quello dei vincitori di tutte le tre grandi corse a tappe), il danese è “condannato” a mantenere viva l’attenzione di una corsa che ha già un chiaro padrone.
Il discorso è sempre lo stesso, tre settimane sono lunghissime e può succedere di tutto. Pogacar e la sua Uae in grande spolvero, con Isaac del Toro pure reduce dalla vittoria al Tour Auvergne-Rhone Alpes (ex Giro del Delfinato) e pronto ad aiutare il suo capitano.
Assenza pesantissima per Vingegaard invece quella di Wout Van Aert, prezioso regista in corsa, appiedato dall’ennesimo intoppo fisico. Il danese però mai come quest’anno si presenta “a pancia piena”, grazie appunto al trionfo sulle strade del Giro, a cui non aveva mai partecipato.
L’anno scorso la vittoria di Pogacar fu netta, al Tour de France, con Jonas addirittura a zero successi di tappa. Arrivare un po’ a fari spenti potrebbe essere d’aiuto. Il percorso poi ripropone l’arrivo a Le Lioran, dove nel 2024 Vingegaard batté Pogacar al termine di una frazione mozzafiato: corsi e ricorsi storici?
Tutta l’attenzione su Seixas
Vingegaard può permettersi di arrivare a fari quasi spenti, al Tour de France 2026, anche perché ci sarà un corridore che invece avrà tutti i riflettori addosso: è Paul Seixas, 19enne prodigio della Decathlon, che per alcuni potrebbe andare alla Uae di Pogacar entro pche stagioni.
Il ragazzino di Lione ha iniziato l’anno alla grande, dominando il Giro dei Paesi Baschi e facendo bene anche alle Strade Bianche. Ha un gran motore, ma è pur sempre giovanissimo. L’entusiasmo in Francia è schizzato alle stelle, naturalmente, pensando a una possibile vittoria, addirittura, della Grande Boucle.
La realtà è che Seixas non ha mai partecipato a una corsa di tre settimane e nei suoi piani, stando alle indiscrezioni, non ci sarebbe dovuta essere la partecipazione al Tour. Certo, poi quando ha iniziato ad andare forte, ed essendo francese è stato impossibile non portarlo.
La Decathlon è una squadra molto ambiziosa, che dovrà lavorare al 100% per lui. Attenzione che però nelle ultime settimane Seixas ha avuto più problemi fisici che altro, specie al Tour Auvergne-Rhone Alpes, dove si è ritirato.
Lui è comunque il principale motivo di attenzione dell’edizione 2026 della Grande Boucle, la ventata di novità.

Tour de France 2026, outsider di lusso
L’attenzione rivolta a questi tre nomi, due per status (Pogacar e Vingegaard) e uno per l’effetto-sorpresa (Seixas), mette in secondo piano corridori che in realtà hanno grosse ambizioni.
Il team RedBull-Bora ad esempio schiera due sicuri pesi massimi, da vedere poi come si gestiranno durante la corsa. Il primo è Remco Evenepoel, il cui rapporto con il Tour è sempre stato altalenante, tra il podio nella generale del 2024 e l’amaro ritiro dell’anno scorso. Il secondo è Florian Lipowitz, terzo nell’edizione 2025 e in palla anche nelle ultime uscite, come al Giro di Slovenia, che ha vinto.
Il percorso con due cronometro, una a squadre nella prima tappa di Barcellona, potrebbe persino essere d’aiuto a un Evenepoel che ha come unico problema la tenuta mentale in montagna. L’esatto contrario del suo compagno di squadra, insomma.
Per il podio un nome spendibile è quello di Juan Ayuso, che sarà la prima punta della Lidl-Trek. Il valenciano ha corso bene al Tour Auvergne-Rhone Alpes, ma anche per lui vale la stessa riflessione fatta per Seixas, anche se a un livello più alto: su tre settimane tende a soffrire.
Da tenere d’occhio come sempre, per esperienza e per la forma recente dimostrata, anche Richard Carapaz. L’ecuadoriano della EF doveva partecipare al Giro d’Italia, ma un problema fisico dell’ultimo momento lo aveva costretto ai box, ridisegnando così la sua stagione. Attaccante esplosivo, potrebbe chiudere tra i primi cinque della generale.
Due parole sul percorso
Detto che daremo un’analisi più approfondita, con le cinque tappe-chiave del Tour de France 2026, veniamo brevemente al percorso di questa Grande Boucle.
Motivi geografici, nel senso del “Grand Départ” di Barcellona, con le prime 3 tappe in terre catalane, hanno obbligato gli organizzatori a depennare un punto della Francia sempre decisivo, il nord-ovest.
Ecco perché questa edizione è decisamente orientata verso il centro-est, con i Pirenei subito che potrebbero fare danni ai corridori meno attrezzati e il gran finale con doppio arrivo di tappa all’Alpe d’Huez.


