Jonas Vingegaard verso il trionfo al Giro d’Italia 2026, il crollo netto e inspiegabile di Giulio Pellizzari, la battaglia per il podio di Roma.
Questo e molto altro ci ha detto la terza settimana della Corsa Rosa, che andiamo ad analizzare punto per punto.
Vingegaard padrone, senza esagerare
Se non ci fosse stato di mezzo il coraggioso portoghese Afonso Eulalio probabilmente avremmo visto il danese in Maglia Rosa già dopo il Blockhaus. Poco male, gli è voluto qualche giorno di lavoro-extra, ma alla fine l’inevitabile si è compiuto.
Jonas ha vinto 4 tappe finora, è chiaro che gli piacerebbe eguagliare i 6 successi di Pogacar nel 2024, ma non ci sorprenderebbe vederlo accontentarsi.
L’importante è risparmiare un po’ di fiato e di gambe in vista del Tour de France, quando finalmente sfiderà Pogi testa a testa, Seixas ed Evenepoel permettendo.
Vingegaard al Giro d’Italia 2026 ha sfruttato al meglio una squadra che, dopo le cadute bulgare dei corridori della UAE, è stata nettamente la più forte del lotto. Ogni sgasata in salita, da Rex a Campenaerts, da Kuss al nostro Piganzoli, è stata una fucilata per i rivali.
E allora è giusto così, la Visma continua a fare incetta di grandi corse a tappe dopo il Giro proprio di un anno fa con Simon Yates.
Un Giro d’Italia “debole”, quello del 2026?
Mentre Vingegaard attaccava, gli altri guardavano da lontano. Nessuno ha mai davvero provato a tenere il ritmo del danese, se non Pellizzari sul Blockhaus, ed è andato in crisi, e in parte Felix Gall, che comunque si è auto-eliminato dalla contesa con una crono disastrosa, a Massa.
Del resto quando si ha a che fare con corridori così, tipo il Pogacar del 2024, in Rosa per 20 tappe su 21, sconfitto solo da Narvaez nella prima frazione di Torino, non si può che cercare di limitare i danni.
Due anni fa il secondo e il terzo, Martinez e Thomas, finirono a 10 minuti nella generale praticamente stando sempre al coperto. Stavolta c’è un po’ più di vivacità, ma la supremazia della Visma è così netta che è anche inutile pensare a qualche strana alleanza tra i vari contendenti.
Meglio venire su col proprio passo, come si diceva una volta. Bisogna sapersi accontentare e per il podio di Roma è ancora tutto aperto, quantomeno per il secondo e il terzo posto, che comunque fanno morale (e punti per le classifiche Uci).
Pellizzari, che legnata al Giro d’Italia 2026!
Lo aspettavamo come nelle precedenti edizioni della Corsa Rosa, un diesel dopo le prime due settimane. E invece è arrivato il crollo, per Giulio Pellizzari: 23 minuti in due tappe tra Carì e Andalo, a picco in classifica generale dopo qualche speranziella di rinascita.
Un Giro disastroso per il marchigiano, la RedBull probabilmente a caricarlo da un lato di aspettative eccessive e poi pronta ad abbandonarlo ai primi momenti di crisi, mentre Hindley continuava a battagliare per la generale.
L’australiano puntava il podio, bravo lui, quando Pellizzari annaspava. Pazzesca l’immagine nella salita verso Carì, la RedBull a tirare e lui a staccarsi.
Mancanza di gambe e di testa, un futuro da ricalibrare dopo questa scottatura che conferma come vincere il Tour of Alps non significhi prolungare la forma fino al Giro d’Italia: è successo nel 2025 con Storer e nel 2026 con il marchigiano.
Il ciclismo azzurro è davvero in crisi?
Ancora una volta il miglior corridore italiano nella classifica generale del Giro d’Italia 2026 rischia di essere un giovane gregario di un grande leader. Davide Piganzoli in volo nella top 10, ma solo perché di fatto ha lavorato sempre per Vingegaard, ultimo al suo servizio prima degli assoli del danese.
In questo ha ricordato molto il Giulio Pellizzari dell’anno scorso, sesto alla fine ma solo dopo che il ritiro di Roglic gli aveva consegnato i galloni di capitano della RedBull.
Piganzoli meriterebbe un posto da leader di un grande team? Non è che rischiamo di farci abbagliare di nuovo? Intanto ci togliamo il cappello davanti all’ennesima prova commovente nel Giro d’Italia 2026 di Damiano Caruso.
Top 10 nella generale, direttore sportivo aggiunto per la Bahrain, ma tra pochi mesi si ritirerà. Comunque da studiare per le giovani generazioni.

