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Ce la farà, stavolta, la Seleçao? Quanta attesa, per questo Mondiale. Tutti gli occhi, o quasi, saranno rivolti sul Brasile, oggi allenata da Carlo Ancelotti. C’è anche, comunque, inevitabilmente un po’ di Italia in questa Coppa del Mondo: aggrappiamoci a quella, e poi tenersela stretta.

Ma la selezione verdeoro non avrà vita facile, nemmeno subito insomma. Nel suo girone ci sono Marocco, Haiti e Scozia. E se gli haitiani sono già felici di essere lì, Marocco e Scozia saranno comunque partite vive, combattute. Squadre da affrontare e battere. Mica poco. Perciò, ecco, apprestiamoci a vivere queste sfide con un approccio diverso rispetto al solito.

Brasile

Nell’ultima gara prima delle amichevoli che animeranno il pre Mondiale, Ancelotti è stato fondamentalmente Ancelotti. E cioè: ha sperimentato, cambiato, provato a mettere tutti nelle migliori condizioni possibile. Cos’ha cavato fuori? Una squadra forte. Che non ha paura di cambiare a seconda delle necessità.

La formazione tipo

Ce l’aspettiamo così col 4-3-3, con Alisson confermato tra i pali e una difesa pronta a mutare. Danilo può essere il terzino a destra, Marquinhos e Reis i centrali, con Santos a sinistra. In mezzo regge ancora un fedelissimo come Casemiro, occhio alla sorpresa Gabriel Sara (Galatsaray) con Cunha dall’altro lato. Davanti? Eh, la variabile Neymar è interessante. C’è intanto Vinicius, poi Igor Thiago.

Brasile (4-3-3): Alisson, Danilo, Marquinhos, Vitor Reis, Santos; Casemiro, Sara, Cunha; Neymar, Thiago, Vinicius.

Approccio tattico

Non sarà un Brasile totalmente votato all’attacco. Semmai, ecco, sarà una squadra pronta a reggere i propri urti provando a tenere fede alla legge dell’equilibrio. Che non è poco. Anzi, che può essere quel che è mancato ai verdeoro nelle ultime edizioni. Perciò, meno joga bonito, più attenzione ai dettagli. Farà la differenza.

Aspettative

Il Brasile, a prescindere, non può non partire per vincere. I verdeoro cambiano pelle a seconda delle necessità, però non possono nemmeno nascondersi davanti al grande obiettivo per cui Ancelotti (già rinnovato) è stato chiamato: alzare quella coppa che manca da 24 anni. Per i verdeoro, un’eternità.

Le stelle

Di stelle n’è piena la formazione brasiliana, allo stesso tempo però c’è solo un numero dieci ed è Neymar Junior, a gran voce convocato soprattutto dal popolo. Ancelotti lo conosce bene e se lo coccola: può essere l’arma in più della sua squadra. Quella che tutti temono. E che arriverà al massimo dell’ambizione.

Marocco

Oh, attenzione poi a sottovalutare il Marocco, soprattutto dopo la finale thriller della Coppa d’Africa. I marocchini hanno rivoluzionato il modo di giocare: sono diventati più europei, e banalmente hanno più talento di altre volte, di altre squadre. Sono cresciuti.

La formazione tipo

Ouahbi va avanti col suo spartito, e difficilmente tradirà il 4-3-3 che ha dato identità e risultati negli ultimi anni. Davanti a Bounou, la linea difensiva può contare sull’esperienza di Hakimi e Mazraoui sulle corsie laterali. In mezzo tanto dinamismo: il romanista El Aynaoui resta il punto d’equilibrio, mentre Ounahi e Richardson hanno il compito di accompagnare la manovra.

Marocco (4-3-3): Bounou; Hakimi, Aguerd, Saiss, Mazraoui; Amrabat, Ounahi, Richardson; Ziyech, En-Nesyri, Abde.

Approccio tattico

Il Marocco non sarà una squadra attendista, ma nemmeno una nazionale scriteriata. Ormai i marocchini hanno imparato a convivere con due anime: quella tecnica e quella feroce. Sanno abbassarsi, soffrire, aspettare il momento giusto. E poi colpire. Hakimi resta il grande acceleratore del gioco, mentre davanti il talento degli esterni permette di ribaltare il campo in pochi secondi. Ecco perché affrontarli è complicatissimo: ti danno la sensazione di avere tutto sotto controllo, poi improvvisamente cambiano ritmo.

Aspettative

Dopo il percorso storico degli ultimi anni, il Marocco non parte più per stupire e basta. Questo è il punto. Adesso c’è una pressione diversa, nuova. E probabilmente pure meritata. Superare il girone è l’obiettivo minimo, provare ad arrivare ancora fino in fondo il sogno che accompagna una generazione convinta di poter riscrivere la propria storia.

Le stelle

Hakimi è la faccia internazionale del movimento, il simbolo di un calcio marocchino moderno e senza complessi. Però dentro questa nazionale c’è ancora tantissima centralità tecnica per Ziyech, uno che vive di serate emotive e di fiammate improvvise. Se sta bene, se si accende, cambia il volto del Marocco. E poi c’è Bounou, spesso silenzioso ma decisivo. Nei grandi tornei, avere un portiere così pesa tantissimo.

Haiti

Haiti arriva al Mondiale con entusiasmo e con la leggerezza di chi sente già di aver compiuto qualcosa di enorme. Il commissario tecnico dovrebbe affidarsi a un 4-2-3-1 molto verticale, con Placide in porta e una linea difensiva guidata da Adé e Jean-Baptiste.

La formazione tipo

In mezzo al campo tanta corsa e aggressività con Leverton Pierre e Danley Jean Jacques, mentre davanti tutto ruota attorno alla rapidità di Nazon e Pierrot. Squadra magari meno raffinata rispetto alle altre del girone, ma attenzione alla componente atletica.

Haiti (4-2-3-1): Placide; Arcus, Adé, Jean-Baptiste, Peguero; Leverton Pierre, Jean Jacques; Nazon, Deedson, Borgelin; Pierrot.

Approccio tattico

Haiti proverà soprattutto a togliere ritmo agli avversari e a rendere sporche le partite. Non può permettersi di giocare a viso aperto contro squadre tecnicamente superiori, dunque punterà molto sulle transizioni e sulle ripartenze. L’idea sarà quella di restare dentro le gare il più a lungo possibile, sfruttando ogni episodio favorevole. E nei Mondiali, spesso, basta quello per complicare i piani di chiunque.

Aspettative

L’obiettivo vero è vivere l’esperienza senza rimpianti. E magari strappare qualche punto pesante che possa trasformare questo torneo in qualcosa di memorabile. Haiti non arriva con pressioni enormi addosso, anzi: proprio questa libertà mentale può renderla una squadra difficile da interpretare. Perché quando hai poco da perdere, finisci spesso per giocare con più coraggio.

Le stelle

Duckens Nazon è il volto più riconoscibile della nazionale haitiana, uno capace di caricarsi la squadra sulle spalle soprattutto emotivamente. Haiti ha meno nomi rispetto alle rivali, certo, ma ha giocatori che dentro il caos riescono a esaltarsi.

Scozia

La Scozia di Clarke ormai la conosciamo: compatta, organizzata e tremendamente fedele alle proprie idee. Il sistema resta il 3-4-2-1, con Gunn tra i pali e una difesa guidata da Hanley insieme a Tierney e Porteous.

La formazione tipo

Sugli esterni correranno Robertson e Hickey, mentre McTominay e Gilmour dovranno garantire equilibrio e qualità. Davanti, tanta libertà per McGinn alle spalle di Adams. Una squadra magari meno scintillante di altre, ma con automatismi consolidati.

Scozia (3-4-2-1): Gunn; Porteous, Hanley, Tierney; Hickey, McTominay, Gilmour, Robertson; McGinn, Christie; Adams.

Approccio tattico

La Scozia proverà a portare le partite sul piano dell’intensità. Ritmi alti, aggressività, seconde palle. È una nazionale che ama stare dentro la gara emotivamente e che difficilmente si scompone. Non sarà spettacolare nel senso classico del termine, ma è una squadra fastidiosa da affrontare perché concede poco spazio mentale agli avversari. E poi ha una caratteristica fondamentale nei tornei brevi: sa soffrire.

Aspettative

Passare il girone sarebbe già un risultato enorme, però questa Scozia sente di avere finalmente una maturità internazionale diversa rispetto al passato. I tanti giocatori in Premier League hanno alzato il livello generale e soprattutto hanno dato personalità al gruppo. Certo, servirà probabilmente un’impresa contro Brasile o Marocco. Ma i britannici arrivano con la convinzione di poterla costruire.

Le stelle

McTominay è diventato molto più di un centrocampista d’inserimento: oggi è il leader tecnico ed emotivo della Scozia. Segna, trascina, combatte. Accanto a lui resta imprescindibile Robertson, che porta esperienza e intensità infinita sulla fascia. Però il giocatore che può davvero cambiare dimensione alla squadra è Gilmour: se trova continuità e pulizia nel palleggio, la Scozia riesce ad alzare parecchio il proprio livello tecnico.