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L’analisi della finale femminile di Wimbledon tra Rybakina e Jabeur. Domani Djokovic-Kyrgios

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Comincia l’ultimissimo tratto di percorso che gli ultimi fantastici 4 devono affrontare con la speranza di portare a casa il torneo di Wimbledon che chiuderà tra oggi, sabato 9 luglio e domani, domenica 10, con le due finali dei singolari maschili e femminili.

Djokovic-Kyrgios la gustosa finale maschile

Tra i maschietti si è giocata ieri l’unica semifinale in virtù della defezione di Nadal, fermato dal suo arci noto problema agli addominali.

La partita tra Novak Djokovic e il beniamino di casa Cameron Norrie, ha dato l’impressione di poter vivere sul binario dell’equilibrio almeno quando, al termine della prima frazione di gioco, l’inglese si è portato avanti con un perentorio 6-3 che ha dato più di una speranza al pubblico stipato sul centrale, di ritrovare un proprio connazionale in semifinale, cosa che non succede dai tempi di Andy Murray.

E invece il canovaccio della partita di Djokovic, ha ricalcato quello di altri tre match di questa edizione di Wimbledon. Sceso in campo con il motore diesel all’interno del proprio corpo, il serbo si è fatto sorprendere per la quarta volta in uno dei primi due set. Successe all’esordio contro Kwon, quando lasciò le redini dell’incontro al secondo set perso 3-6, al quale fece seguito la seconda frazione lasciata nelle mani di Van Rijthoven per 4-6.

Senza contare i primi due set persi contro il nostro Sinner, che nulla potè contro il ritorno dell’ex numero 1 del mondo, vincitore al quinto.

Ieri la storia non è cambiata di molto. Rispetto al serbo che noi tutti conosciamo, Djokovic è sembrato la parte più brutta di sé stesso. Inefficace, autore di un errore dopo l’altro, ben 12 quelli non forzati e una sconcertante percentuale di di punti vinti con la seconda di servizio del 20%.

A partire dal secondo set, Djokovic ha forzato meno con la prima di servizio, salita di botto dal 55 al 78% e da lì è cominciata un’altra partita, con il serbo che ha preso in mano il pallino del gioco e non lo ha più lasciato all’avversario, costruendo la solita partita solida ed esente da errori.

Norrie ha così portato a casa 9 game complessivi negli ultimi tre set e non ha più potuto dire la sua, troppo netto il divario.

Domani, domenica, la finale Djokovic-Kyrgios, programmata alle ore 15,00

Tutto pronto per la finale femminile

Molto diverso invece il cammino che ha contraddistinto Elena Rybakina nella parte alta e Ons Jabeur in quella bassa del torneo femminile.

Dopo l’uscita di scena della super favorita numero 1 al mondo Iga Swiatek per mano della Cornet al terzo turno, si è aperta per la giocatrice kazaka una specie di voragine della quale ha approfittato da par suo.

Dopo i primi 4 match scivolati via abbastanza facilmente, contro Vandeweghe, Andreescu, Zheng e Martic, la prima vera dimostrazione di forza mentale della numero 23 al mondo e testa di serie numero 17, è arrivata contro l’australiana Ajla Tomljanovic, superata dopo una battaglia di tre set, 4-6/6-2/6-3.

In semifinale è però arrivato il vero capolavoro della Rybakina, quando non ha fatto toccare sponda alla più quotata Simona Halep, messa al tappeto con un perentorio doppio 6-3.

Nella parte bassa del tabellone, Ons Jabeur ha dato lustro alla sua testa di serie numero 3, eliminando in due set tutte le avversario fino agli ottavi, le poco consistenti Bjorklund, Kawa, Parry e la più quotata di esse, Mertens.

Le sorprendenti Bouzkova e Maria, hanno invece prodotto qualche grattacapo in più alla tunisina, che si è liberata di loro in 3 set, entrambe le volte per 6-1 nella frazione conclusiva.

Ons Jabeur diventa così la prima donna africana nella storia del tennis dell’era Open a giocare una finale in un torneo del Grande Slam. Il tutto nel bel mezzo di una stagione che non le aveva dato gioie a livello Slam: ritiro agli Australian Open per l’ormai datato infortunio alla schiena e sconfitta al primo turno del Roland Garros per mano della Linette.

Per il resto la tunisina ha giocato 45 incontri, portandone a casa la bellezza di 36 per un percorso netto sull’erba, 11 vinte e zero perse. Il tutto senza contare i trionfi di Madrid sulla terra battuta e di Berlino sull’erba.

Nella finale di oggi incontrerà quindi la Rybakina, che ha un bilancio quest’anno di 27 partite vinte e 12 perse. L’ultimo torneo vinto dalla Kazaka risale al 2020, quando chiuse da dominatrice a Hobart sul cemento.

Le due si sono incontrate tre volte in tutto con la nord africana in vantaggio per 2-1, alla luce di tre partite tutte giocate sul cemento. La Rybakina ha vinto il primo incontro a Whuan nel 2019, per poi perdere i successivi due a Dubai e a Chicago nel 2012.

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