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Qualche anno fa era un tennista amato tanto quanto Jannik Sinner lo è oggi, e si era seduto sul tetto di Wimbledon sfidando Novak Djokovic nel 2021 ad armi pari, ma la finale più importante della sua carriera si chiuse a favore del serbo e Matteo Berrettini cominciò una lunga parabola di successi e sconfitte, piena zeppa di infortuni che lo hanno portato ad occupare, ad oggi, la posizione numero 91.

Monte-Carlo come ripartenza

Adesso Berrettini sta ricominciando pian piano a recuperare la sua forma migliore ed era nell’aria una wild card al tennista romano recapitatagli della teste pensanti del Master 1000 di Monte-Carlo, dove inizierà il suo cammino affrontando un qualificato o un Lucky Loser.

Lo stato di forma quanto meno decente sotto il punto di vista atletico, è dato anche dalla ferma convinzione di voler giocare il torneo di doppio con Andrea Vavassori, per un primo turno che vedrà impegnati i due nostri connazionali contro De Minaur e Norrie nella giornata del 7 aprile alle ore 11:00.

Ma l’obiettivo del campione romano è evidentemente quello di ben figurare al torneo di singolare ed è quello che speriamo tutti noi.

Stato di forma altalenante

Le ultime uscite di Matteo Berrettini non sono esattamente quelle per cui dici “è tornato un campione“, anche se i segnali di una lenta ripresa ci sono tutti.

Meno di una settimana fa, Berrettini è stato sorpreso all’esordio da Ignacio Buse sulla secca terra di Marrakech, ma le sensazioni positive erano arrivate dalle due vittorie di Miami contro Muller e, soprattutto, Bublik, entrambi domati in due set, prima della sconfitta contro il monegasco Vacherot.

Nel primo dei due tornei gemelli, a Indian Wells, Berrettini aveva avuto la meglio su Mannarino, per poi uscire nettamente per mano di Alexander Zverev.

Per quanto riguarda il mese di febbraio, Berrettini ha deciso di passarlo in Sud America per anticipare la preparazione sulla terra battuta, vincendo un match a Buenos Aires contro Coria per perdere poi da Kopriva e destare ancora una volta buone sensazione a Rio de Janeiro, dove ha vinto contro Barrios Vera e Lajovic, prima di uscire dalla bestia nera del suo ultimo periodo, Buse.

Le partite del 2026

La stagione complessiva del 2026 è dunque presto riassunta.

Berrettini ha giocato in tutto 12 partite per un record in perfetta parità, 6 vittorie e 6 sconfitte, di cui 3 successi sul cemento e 3 sulla terra rossa, contro 2 sconfitte sul cemento e 4 sul mattone sbriciolato.

Per l’erba occorrerà aspettare la chiusura della stagione sul rosso.

Il solito problema addominale aveva costretto Berrettini a rinunciare al primo grande appuntamento della stagione, l’Australian Open di Melbourne, quanto meno per evitare di portarsi dietro i fastidi e mettere a repentaglio l’intero 2026.

La settimana davvero più incoraggiante resta allora quella di Rio de Janeiro: successo su Tomas Barrios Vera, rimonta su Dusan Lajovic e primo quarto di finale ATP su terra dal titolo di Kitzbühel 2024.

Cosa aspettarci da Monte-Carlo e dalla stagione sulla terra

Il dato più utile per inquadrare il periodo del tennista romano è quasi psicologico oltre che tecnico: oggi Berrettini non sembra ancora in una fase in cui una bella vittoria ne trascina naturalmente altre due o tre.

Fin qui il suo rendimento recente racconta più strappi che progressione e per tornare a certo livelli serve tempo, più che uno strappo. Serve quella catena di partite che infonda fiducia e chilometri sulle gambe, per la tecnica, beh, quella la conosciamo tutti.

Quindi no, Berrettini non arriva a Monte-Carlo in caduta libera, ma nemmeno con quella sensazione di piena fiducia che normalmente accompagna i giocatori pronti a fare davvero strada in un Masters 1000.

Su cosa basare una buona risalita

L’ossatura del suo tennis è sempre riconoscibile e resta pericolosa, perché servizio, prima accelerazione di dritto e attitudine a prendersi subito il controllo dello scambio sono ancora lì.

Le vittorie con Bublik e il passaggio positivo di Rio, lo dimostrano. Però le sconfitte con Nava, Vacherot e soprattutto le due con Buse fanno pensare che, quando il match si sporca, si allunga o gli viene tolta l’iniziativa, la sua versione attuale faccia ancora fatica a restare superiore per più partite di fila.

La wild card ottenuta a Monte-Carlo è un’occasione da sfruttare in lungo e in largo, non solo perché Berrettini ha nelle sue corde tutta la classe che ha dimostrato di avere in tempi passati, ma anche la possibilità di ripartire nella stagione sulla terra, da un avversario non irresistibile, visto che se la vedrà con un qualificato.

Il cammino a Monte-Carlo

Anche se il tabellone non si è ancora formato, tutto fa pensare che Berrettini non entri in campo fino a lunedì, visto che, opposto ad un qualificato, il nome del suo avversario si avrà solo nella giornata di domenica.

Certo è che, in caso di vittoria all’esordio, il secondo turno contro Daniil Medvedev non solo sarà di difficile lettura per Berrettini, ma il fascino di giocare incontri di questo tipo, quello sì, potrebbe essere un boost da risalita di non poco conto, in attesa dei tornei più importanti come Roma, Madrid e, ovviamente, il Roland Garros.

Berrettini arriva a Monte Carlo sospeso tra memoria e verifica.

Memoria, perché la terra resta una superficie che gli ha dato risultati seri e proprio nel Principato gli ha già restituito un acuto pesantissimo.

Verifica, perché il 2026 fin qui lo racconta come un giocatore intermittente, ancora alla ricerca di stabilità fisica, di sequenza nei risultati e di un’identità agonistica davvero affidabile per una settimana.

Sperando per il nostro portacolori che essa sia intera e si concluda nel weekend successivo!