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Berrettini-Djokovic: perché il romano può riuscire nell’impresa di vincere a Wimbledon

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Ci siamo. L’atto conclusivo della Finale di Wimbledon edizione 2021, si sta per compiere in quello che è il tempio del tennis sull’erba, il campo centrale dell’All England Lawn. A sfidarsi per conquistare il torneo londinese saranno Matteo Berrettini e Novak Djokovic. 

L’edizione numero 134

Alla vigilia della partenza del torneo di Wimbledon di quest’anno, la fame di tennis su una superficie sulla quale ormai da tempo si gioca poco più di un mese all’anno, era davvero tantissima. 

Erano infatti due anni che i campi dell’England Lawn non ospitavano la prova del Grande Slam, la cui erba non è stata calpestata dai piedi di campioni e campionesse di tennis per la cancellazione dell’edizione del 2020. 

La finale maschile di domenica 11 luglio, rappresenta l’atto conclusivo dell’edizione numero 134, che segue quella vinta da Novak Djokovic, campione in carica, nel 2019.

Per dovere di cronaca nel pomeriggio di sabato verrà giocata la finale femminile che, a differenza di quella dei colleghi uomini, non vedrà impegnata la detentrice del titolo, Simona Halep, assente quest’anno, che dovrà cedere il trofeo ad una tra Ashley Barty e Karolina Pliskova. 

Berrettini primo italiano di sempre

Sarà una giornata storica per lo sport italiano, visto che il pomeriggio dei tifosi nostri connazionali, verrà monopolizzato dalla presenza di un italiano alla finale londinese, quel Matteo Berrettini che in queste due settimane di torneo ci ha fatto letteralmente sognare. 

Ma sarà solo il primo dei due avvenimenti che terranno incollati gli appassionati di tutta Italia ai loro televisori. 

Dopo quella di Wimbledon ci aspetta un’altra finale, quella del Campionato Europeo di calcio che vedrà l’Italia protagonista contro l’Inghilterra. 

Matteo Berrettini è il primo italiano di sempre a centrare la finale londinese, una sorta di sigillo al meraviglioso periodo che sta attraversando il tennis nostrano. 

Matteo ha disputato un torneo incredibile, lasciando per strada tre soli set, uno a Pella, uno ad Auger-Aliassime e uno in semifinale al polacco Hurkacz, sconfitto molto più nettamente di quanto non dica il punteggio, complice un passaggio a vuoto del romano nel tiebreak del terzo set. 

Sarà la prima finale di un Grande Slam per Matteo, che dovrà vedersela con Djokovic.

Il campione serbo, incontrastato numero 1 al mondo e vera e propria macchina da guerra degli ultimi due anni su ogni superficie, ha trionfato a Wimbledon per ben cinque volte e ora è a una sola vittoria dal mettere in cascina il suo terzo trofeo di seguito che gli permetterebbe di eguagliare in 20 titoli di Grande Slam conquistati da Roger Federer e Rafa Nadal. 

La finale del numero 1 del mondo è arrivata dopo una vittoria non esattamente agevole, centrata contro il canadese Shapovalov, testa di serie numero 10, che ha impegnato severamente il serbo, molto più di quanto dicano i tre set al termine dei quali Shapo si è arreso. 

Djokovic è alla sua finale numero 30 ad uno Slam e ha avuto parole d’elogio per il suo avversario di semifinale, definendolo “un grande giocatore che vedremo protagonista in futuro”. 

Quante chance ha Berrettini?

Nell’articolo di presentazione della semifinale contro Hurkacz, avevamo scritto che sarebbero stati fondamentali i momenti chiave del match, sfruttare le palle break, mantenere il vantaggio sugli 0-30, vincere i tie-break. 

Ebbene, l’azzurro ha saputo mettere in cascina i punti più importanti della partita, se si eccettua l’unico tie break della partita, uscendo quasi sempre vincitore quando c’è stato da portare a casa i break point e avendo ben poche esitazioni quando si è trattato di chiudere i set sul proprio servizio. 

Erano gli stessi scopi che si era probabilmente prefisso Shapovalov ma, ovviamente, al cospetto di un avversario di tutt’altro rango, come Djokovic. 

Il canadese è riuscito in più di un’occasione a mettere in difficoltà il numero uno al mondo, utilizzando una varietà di colpi davvero sorprendente e limitando i doppi falli, solo 6, cruccio storico di Shapo. 

Ma il tennista canadese è mancato proprio lì dove è riuscito Berrettini, nei momenti importanti, quando Djokovic fa effettivamente la differenza, portando a casa intanto un non scontato tie-break al primo set e poi chiudendo i sue set successivi con un doppio 7-5.

Questa componente non dovrà mancare a Berrettini se vuole avere delle chance con il serbo. 

Va da sé che non sarà facile, l’esperienza di Nole, peraltro in corsa per conquistare il Grande Slam, avrà un peso specifico equivalente a un macigno per il tennista romano, ma la consapevolezza acquisita negli 11 match vinti di seguito tra Queen’s e Wimbledon, darà certamente una mano in più a Berrettini. 

Armi in più

Ma l’arsenale dell’azzurro non è quello di Shapovalov, soprattutto in questo periodo. 

Berrettini può contare sul suo servizio e basterebbe un dato per palesare quelle speranze sulle quali Shapovalov non avrebbe potuto contare.
Il tennista canadese ha messo a segno 5 ace in semifinale e un totale di servizi vincenti non altissimo, riuscendo ad allungare tutti e tre i set oltre il decimo gioco. 

Berrettini, per la quarta volta in due settimane, ha infilato un totale superiore ai 20 ace, più una caterva di servizi vincenti che hanno spesso tolto le castagne dal fuoco nei momenti più duri delle precedenti partite del romano. 

Djokovic non è certo Hurkacz alla risposta ed è probabilmente il difensore da fondo campo più forte della storia del tennis, ma questo non può essere un dato da non tenere in considerazione. 

L’italiano ha chiuso la semifinale con 22 ace e un fantastico 86% di punti conquistati quando ha messo la prima.

Inoltre è stato piuttosto disciplinato, mettendo a tabellino un totale di 18 errori non forzati e conquistando 24 punti dal lato del dritto ai quali vanno aggiunti i 18 errori non forzati di Hurkacz arrivati sempre da quella parte del campo. 

Anche il rovescio ha risposto bene, mai forzato, mai fuori dalle righe, utilizzato molto spesso in slice, a mettere in difficoltà uno spaesato Hurkacz che è apparso a lunghi tratti in difficoltà, senza avere la minima possibilità di capire che pesci prendere. 

La forza mentale sarà un aspetto determinante della partita con Djokovic, ma è parere di tutti che, a differenza del match contro Federer che Berrettini usa spesso per citare una lezione che gli è servita tantissimo al suo esordio a Wimbledon, quella contro Djokovic non sia affatto segnata, tutt’altro.

È il primo dei due colpi da assestare in una domenica bestiale, come l’ha chiamata Bertolucci. Vediamo un po’ come va a finire. 

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