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La storia dello snowboard alle olimpiadi invernali

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Per quanto lo Snowboard venne inventato e utilizzato già dagli anni settanta (soprattutto negli States), questa attività divenne disciplina Olimpica solo dal 1998 (a Nagano) in avanti. Da allora in ogni edizione si sono avvicendate diverse specialità con sempre più nazioni partecipanti e un seguito di pubblico crescente, tanto che nella prossima tappa di Pechino 2022, consegneranno ben 11 medaglie d’Oro.

Ma prima di pensare al futuro, proviamo a fare un passo indietro scoprendo quante emozioni ci ha regalato lo Snowboard olimpico in tutti questi anni (con anche qualche soddisfazione per gli azzurri).

Il debutto di Nagano (1998)

La prima volta alle Olimpiadi per lo Snowboard fu nel 1998 in quel di Nagano, in cui vennero aggiudicate 4 medaglie d’oro in due specialità: l’Halfpipe (ovvero la discesa in un canalone dove si effettuano evoluzioni da una parte all’altra della pista) e lo Slalom Gigante (tutte sia maschile sia femminile).

A partecipare alla competizione furono 22 nazioni diverse, con gli Stati Uniti a fare la parte della più numerosa (14 atleti), ma anche uniche presenze come quella di Argentina, Australia, Danimarca o Nuova Zelanda. Anche l’Italia aveva la sua discreta rappresentanza, con 9 frecce al suo arco.

Quasi tutti gli azzurri però erano dedicati allo Slalom, dove in effetti centrarono subito la prima medaglia con Thomas Prugger a chiudere al secondo posto dietro al canadese Rebagliati. In campo femminile invece fu quasi una beffa, con ben tre italiane nei primi sette, ma Lidia Trettel solo quarta (Oro invece alla francese Karine Ruby).

Germania, Svizzera, Canada e Francia vinsero quindi una gara a testa, mentre per gli States grandi favoriti, solo due bronzi.

La rivincita americana – Salt Lake (2002)

Nella successiva edizione sempre quattro gare per lo snowboard olimpico, ma oltre all’Halfpipe questa volta entra in scena lo Slolom gigante parallelo a dare ulteriore spinta allo spettacolo. Da ora in poi in effetti, queste saranno due specialità “fisse” in tutte le altre edizioni. Meno nazioni (19) ma più o meno lo stesso numero di atleti, con States (14) e Giappone (15) davanti a tutti e 10 presenze per gli azzurri.

Gli Stati Uniti davanti al proprio pubblico non vogliono certo rischiare la figuraccia di Nagano, e infatti questa volta vincono il medagliere forti di 2 ori, 1 argento e 2 bronzi, con un podio tutto a stelle e strisce nell’Halfpipe maschile (Ross Powers, Danny Kass e Jarret Thomas).

Nello Slalom femminile arriva questa volta la medaglia di bronzo per Lidia Trettel, dopo il quarto posto in Giappone, con altre tre ragazze nella top12 finale a dimostrazione di come il movimento italiano, almeno in questa specialità è attivo e di grande qualità.

L’entrata del “Cross” – Torino (2006)

Si arriva sulle piste italiane di Bardonecchia, con la spedizione azzurra questa volta tra le più numerose del lotto di 24 nazioni, forte di 16 partecipanti al pari delle corazzate di Stati Uniti, Svizzera, Francia e Canada.

Ma è soprattutto l’entrata in scena della nuova disciplina del “Cross” a tenere banco, alzando ancora l’asticella di spettacolarità grazie alla batterie da quattro atleti che offrono ogni manches grandi battaglie (non a caso da ora in poi sempre presente nel programma olimpico invernale).

Purtroppo le nevi nostrane non portano benissimo agli azzurri, che per la prima volta chiudono l’Olimpiade senza nemmeno una medaglia nè prestazioni di rilievo. Nell’Halfpipe è ancora un dominio americano (medaglia d’oro per Shaun White tra gli uomini e per Hannah Teter in campo femminile), con solo gli svizzeri a spartirsi le vittorie chiudendo al pari con tre medaglie d’oro (e una d’argento, contro le 3 degli atleti statunitensi che aggiungono anche un bronzo).

Si vola in Canada – Vancouver (2010)

Crescono ancora le nazioni coinvolte, ora arrivate a 27, guidate anche questa volta da Americani (18, il massimo consentito) e i padroni di casa canadesi che schierano altrettante possibilità di medaglia. E a differenza degli azzurri (qua in 11), sfruttano in pieno la conoscenza delle nevi di Cypress Mountain.

Il programma delle gare conferma le discipline presentate l’edizione precedente, con sei medaglie d’oro in palio nelle specialità di Halfpipe, Slalom Gigante Parallelo e Cross (tutte sia per uomini che per donne).

Per quanto riguarda l’Halfpipe è ancora una volta l’americano Shaun White a portarsi a casa la medaglia d’oro per la seconda edizione consecutiva, mentre in campo femminile c’è la splendida prestazione dell’Australiana Torah Bright, che si mette alle spalle le due americane conquistando il primo oro per i canguri.

Nello slalom parallelo sono proprio i canadesi ad aggiudicarsi l’Oro, grazie alla prestazione un po’ a sorpresa di Jasey Anderson, solo decimo dopo le qualificazioni ma poi imbattibile nel tabellone finale dove ha la meglio sul favorito austriaco Karl. Austriaci favoriti anche nel tabellone femminile, dove però parimenti non vanno oltre il terzo posto lasciando la finale all’olandese Sauerbreij.

Anche nel Cross non sono mancate le sorprese, con il Canada al femminile a piazzare la seconda zampata con Maelle Ricker e l’americano Seth Wescott a vincere la sfida a quattro finale in campo maschile. Morale, un medagliere per la prima volta un po’ più vario e numeroso, con l’Italia ancora una volta assente e anche gli svizzeri ad aggiudicarsi appena un bronzo.

Entra in scena lo “Slopestyle” – Soci (2014)

Siamo in Russia, più precisamente a Krasnaja Poljana e in questa edizione delle Olimpiadi invernali troviamo per la prima volta anche una discplina nuova: lo “slopestyle“, ovvero un percorso pieno di dossi, rampe e ostacoli dove gli atleti eseguono salti e acrobazie ricevendo un punteggio in merito. Salgono così a 10 (5 maschili e 5 femminili) le gare da podio dello snowboard, con gli americani sempre in grande evidenza ma anche diverse nazioni in grado di puntare all’oro.

Non a caso infatti saranno ben sei ad aggiudicarsi almeno un oro (3 per gli USA, 2 per Russia e Svizzera e uno a testa per Austria e Francia). Nel nuovo Slopestyle sono come solito gli americani a tenere banco (doppio oro), mentre la vera sorpresa arriva nel Halfpipe, dove Shaun White è costretto ad abdicare chiudendo solo al quarto posto dietro non solo allo svizzero Podladcikov, ma anche ai due giapponesi Hirano e Hiraoka che consegnano le prime due medaglie nipponiche nello snowboard.

Raddoppiano anche le gare di parallelo, dove viene presentato oltre al solito Gigante, anche la versione si Slalom con i pali stretti. Non sarà però un grande successo, tanto che sarà proprio questa l’unica occasione (per ora) in cui verrà presentato in programma. In campo maschile è il russo Vic Wild a vincere entrambe le gare, mentre tra le ragazze trionfano la svizzera Kummer e l’austriaca Dujmovits. Lo Slalom è anche l’unica disciplina che vede un’azzurra arrivare vicina alla medaglia, con Corinna Boccaccini fermata in semifinale proprio dalla vincente dell’Oro olimpico (dopo un errore tra i pali).

Il primo oro azzurro – Pyeongchang (2018)

Siamo così all’ultima edizione disputata, quella in Corea del Sud quattro anni or sono. Ancora dieci medaglie i palio, ma questa volta al posto dello Slalom parallelo viene introdotta una nuova disciplina: il Big Air. Ancora una volta si va quindi incontro allo spettacolo offerto da salti e freestyle, con gli atleti impegnati in avvitamenti e acrobazie volanti in cerca di ottenere il massimo del punteggio.

Altra gara quindi presumibilmente ad appannaggio degli americani, storicamente tra i top quando si tratta di tecnica e freestyle. E infatti per quanto riguarda Halfpipe e Slopestyle sono proprio loro ad aggiudicarsi tutti e quattro gli Ori in palio, con Jamie Anderson che sigla la sua doppietta personale dopo il primo posto di Soci e soprattutto il ritorno sul gradino più alto del podio di Shaun White, unico fino ad ora a riuscire a mettersi al collo ben tre medaglie d’oro (Torino 2006, Vancouver 2010 e qua in Corea).

Nel big air invece, sia Jamie Anderson in campo femminile che Kyle Mack in quello maschile, si devono accontentare del secondo gradino del podio dietro rispettivamente all’austriaca Anna Gasser e al canadese Sebastien Toutant.

Ma questa edizione per noi rappresenta anche il primo vero motivo di gioia, con l’oro di Michela Moioli nel Cross (il primo per l’Italia dello snowboard). Unica medaglia azzurra che però quanto meno in questa occasione ha visto qualche progresso: nel gigante parallelo maschile Roland Fischnaller e Edwin Coratti arrivano fino ai quarti di finale, così come Emanuel Perathoner e Michele Godino nella specialità Cross.

USA nettamente primi nel medagliere anche in questa edizione (4 ori, 2 argenti e 1 bronzo), ma tutte e sei le altre medaglie sono andate ad altrettante nazioni diverse, dimostrando un equilibrio sempre più diffuso.

Le gare della prossima edizione – Pechino 2022

Tutto quindi è pronto per le gare che si disputeranno in Cina dal 5 al 15 febbraio 2022, dove per la prima volta rivedremo esattamente le stesse 10 gare (5 al maschile e 5 al femminile) viste a Pyeongchang più un evento misto:

  • Slopestyle
  • Halfpipe
  • Big Air
  • Snowboard Cross
  • Slalom gigante parallelo
  • Snowboard Cross a Squadre (miste)

E tra tutte le possibili medaglie degli azzurri in questa Olimpiade, di certo anche nello snowboard quest’anno coltiviamo le nostre speranze. Dal duo Moioli/Sommariva nel misto, alla stessa Moioli chiamata a difendere il suo titolo nel Cross. E chissà che anche Roland Fischnaller non possa chiudere la sua esperienza olimpica (alle soglie dei 40 anni) con la sua prima, meritatissima, medaglia.

Non resta che attendere per scrivere l’ultimo capitolo.

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