Chi è il favorito per la vittoria finale nel Main Event delle World Series Of Poker 2026? La risposta è semplice e anche un po’ banale: Lucas Jumalon, attuale chipleader del final table con un vantaggio colossale in termini di stack.
Il giovane e poco noto player statunitense ha chiuso il Day 8 del torneo con 194 milioni di chip, pari a 129 bui alla ripartenza. E’ più del doppio di quanto possiede il secondo in classifica, il canadese Rami Hammoud (79 milioni, 53bb), e vale 3,5 volte lo stack dell’americano Jamie Shaevel, terzo nel count.
Subito sotto, spuntano i due avversari che Jumalon dovrà temere maggiormente, perché sono quelli che vantano più esperienza e vittorie live nei rispettivi curricula torneistici. Uno è il pro USA Michael Gagliano (5°), del quale abbiamo parlato nel precedente articolo. L’altro occupa la quarta posizione e si chiama Greg Mueller.

Il canadese, nato però in Svizzera (a Sciaffusa), è un nome noto sia nel mondo del poker che in ambito sportivo.
Prima ancora di farsi conoscere ai tavoli verdi, Mueller è stato infatti un forte professionista di hockey su ghiaccio. Dopo aver studiato al college e giocato in Canada, Mueller ha militato come difensore dal 1992 al 2000 nel campionato tedesco, vivendo quella che sarebbe poi diventata la sua prima vita agonistica.
Proprio durante le lunghe trasferte con la squadra di hockey è nata la passione per il poker. Un passatempo che, una volta appesi i pattini al chiodo, si è trasformata rapidamente in una professione.
Da allora il canadese ha attraversato tutte le fasi dell’evoluzione del poker moderno: il boom degli anni Duemila, l’esplosione dell’online, i grandi festival internazionali e le World Series, riuscendo a rimanere competitivo in un ambiente che cambia in fretta. Non a caso, nel suo palmares ci sono tanti risultati di valore ottenuti con le varianti del poker.

Greg Mueller è un appassionato di World Series Of Poker, un vero e proprio specialista del più importante festival di poker al mondo.
Su thehendonmob.com ci sono 84 in the money a suo nome, 61 recano il brand WSOP. Il resto è diviso tra WPT, tornei locali canadesi e un 40° posto al PCA Main Event 2013, quello vinto dal pro bulgaro Dimitar Danchev.
Il primo piazzamento di Greg Mueller in un torneo di poker risale al 2003. Da lì è iniziata una striscia costante di ottimi risultati, a cominciare dal secondo posto nell’evento WSOP 2008 $5.000 No Limit Hold’em – Shootout.
Nel 2009, il suo anno migliore, ha chiuso 9° nel $10.000 WSOP World Championship Seven Card Stud (torneo dove Max Pescatori è arrivato 4°), per poi infilarsi al polso due braccialetti in rapida successione, con il $10.000 World Championship Limit Hold’em e il $1.500 Limit Hold’em – Shootout (qui c’è il 6° posto di Flaminio Malaguti).
Tre anni dopo, Mueller ha catturato un altro argento e nel 2013 due bronzi, tutto questo giocando a mixed games. La svolta verso le varianti, iniziata in quel biennio, si è trasformata nel terzo braccialetto vinto alle WSOP 2019 col $10.000 H.O.R.S.E. Championship, dove si è lasciato alla spalle anche Dario Sammartino (3°).
3 braccialetti, 15 tavoli finali WSOP e altri 3 nei Main Event WPT fanno di Greg Mueller il giocatore più titolato e vincente (4,5 milioni di dollari) degli “August Nine” che tornano fra sei giorni per il final table WSOP ME 2026.
Il Main Event, però, ha sempre rappresentato un capitolo ostico per Greg Mueller. Il canadese è andato a premio solo due volte con il ME: nel 2010 alle WSOPE di Londra (22° posto) e nel 2013 a Las Vegas (226°). Adesso, la sfida tra il canadese e il torneo più famoso al mondo è arrivata al momento cruciale.

Tra i nove finalisti, Mueller è probabilmente il più esperto di tornei di questo tipo, dove non basta solo il talento. Servono resistenza, pazienza, capacità di attraversare giornate difficili e, inevitabilmente, anche qualche episodio favorevole. Tutti elementi che quest’anno sembrano essersi finalmente allineati per l’ex hockeysta.
Ad esempio, quando nel finale del Day 8 il coin flip QQ vs AK di Gagliano si è risolto a favore delle Dame. Mueller, però, è stato protagonista nel Day 6 anche con una grande giocata. Su board che recita J♦9♦3♠6♥, il canadese fa check dopo aver condotto preflop e flop. Junjie Tang coglie l’occasione uscendo in puntata per 1.200.000 chip. Justin Manjares gli risponde con un check-raise all-in. A quel punto, Mueller inizia a pensare, utilizza diversi minuti e alla fine annuncia il fold con in mano una coppia di Jack! Scelta salvifica, perché Tang – che chiama lo shove di Manjares – ha settato con 10♣10♠. Manjeres mostra J♥10♥ ed è drawing dead.
L’esperienza è un vantaggio che non compare nel chipcount, ma che potrebbe rivelarsi prezioso quando ogni decisione inizierà a pesare quanto un’intera carriera.
Ci sono traguardi che arrivano all’inizio di un percorso e altri che si fanno attendere per decenni. Nel caso di Greg Mueller potrebbe essere semplicemente il capitolo più bello di una storia iniziata molto tempo fa e lontano dai tavoli verdi, su una pista di ghiaccio.
Immagine di testa: Greg Mueller (credits WSOP via PokerNews)