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Ci sono giocatori che esplodono all’improvviso e altri che costruiscono la propria carriera un torneo alla volta. Michael Gagliano appartiene decisamente alla seconda categoria.

Quando il tavolo finale del Main Event delle World Series of Poker 2026 prenderà il via il prossimo 3 agosto, tra i nove protagonisti ci sarà anche il professionista del New Jersey.

Gagliano partirà senza dubbio come uno dei giocatori più accreditati per dare la caccia alla monster-chiplead di Lucas Jumalon, se non altro per il suo curriculum pokeristico. Tuttavia, il suo percorso racconta soprattutto una storia di costanza, pazienza e dedizione. Quella di un giocatore che, dopo quasi vent’anni di carriera, è riuscito finalmente a raggiungere il traguardo più ambito al mondo.

Immagine credits WSOP via PokerNews

Il primo risultato live registrato da Gagliano risale infatti al 2008. Da allora ha collezionato oltre 150 in the money (compresi numerosi online) per un totale di 2,2 milioni di dollari vinti nei tornei, senza calcolare il milione già garantito dalla presenza al final table del ME WSOP.

Tra i suoi gioielli più preziosi spiccano quattro braccialetti WSOP, anche se soltanto uno di questi è “live”. Lo ha vinto nel 2016 con il torneo $2.500 No Limit Hold’em, dopo aver navigato attraverso un field di 1.045 entries, incassando 448.463 dollari di premio.

Michael Gagliano ha inoltre raggiunto quattro volte un tavolo finale alle WSOP, chiudendo due volte sul podio. Il tutto arricchito da altri tre titoli vinti negli States con circuiti minori. Grazie a tutto questo, è diventato uno dei professionisti più rispettati della scena americana. Ambassador BetMGM, conosciuto online con il nickname “Gags30”, ha saputo reinventarsi nel corso degli anni, passando con naturalezza dal live all’online senza mai perdere competitività.

Vincere un Main Event WSOP, però, è un’altra cosa. E’ la chance che capita forse una volta nella vita. Pochissimi sono infatti quelli che ci sono riusciti due volte, almeno da quando il “Moneymaker effect” ha cambiato il poker dal vivo per sempre.

In passato, Gagliano ci ha provato in più occasioni, trovando soltanto dei modesti itm. Quest’anno la storia è diversa.

Senza mai essere protagonista di exploit clamorosi o di giornate fuori controllo, Gagliano ha costruito il proprio torneo con pazienza. Ha accumulato chip quando serviva e gestito i momenti più delicati con l’esperienza di chi conosce perfettamente le dinamiche di un evento così lungo e complesso. È il classico percorso che spesso passa quasi inosservato fino a quando restano soltanto nove giocatori.

Nell’ultima giornata, il grinder USA ha trovato due mani fondamentali. Nella prima ha tolto una bella fetta di stack a Shaun Deeb quando quest’ultimo ha chiamaro con A♣J♠ la tribet-shove di Gagliano: 10♠10♥ allo showdown e coppia che regge sulle cinque carte del board.

La seconda è stata invece l’eliminazione di Hossein Ensan al 13° posto. Il campione del mondo 2019 va all-in con AQ ma si trova davanti i Kappa di Gagliano. Altro board senza scossoni e l’americano vola al comando.

Michael Gagliano ha poi arricchito il proprio stack mandando alle casse lo spagnolo Antonio Galiana (2 titoli WSOP per quest’ultimo), ma nel livello 38 ne ha restituito una buona fetta a Greg Mueller (AK vs. QQ e altro board che favorisce la coppia).

Il player del New Jersey inizierà quindi il final table ME WSOP 2026 dalla quarta posizione con 46.500.000 gettoni, 31 big blinds. La vetta “Jumalon” è lontana, supera 4 volte lo stack di Gagliano, ma la parola GAME OVER non è ancora scritta. Molto dipenderà dal focus e dalle motivazioni.

E Michael Gagliano sa che questa potrebbe essere l’occasione che ha inseguito per diciotto anni. Dopo centinaia di tornei, quattro braccialetti e una carriera costruita con pazienza, il professionista americano si ritrova finalmente dove ogni giocatore sogna di arrivare: al tavolo finale del torneo più importante del mondo.

Immagine di testa: Michael Gagliano (credits WSOP via PokerNews)

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