Videogame vintage, è questo il momento d’oro!

Share on facebook
Share on twitter
Share on email
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email

Per i nerd non più giovanissimi la nostalgia può essere costosa.

Acquistare dalle bancarelle dell’usato i giochi, i fumetti o altri “memento” della propria adolescenza è una tentazione alla quale è difficile resistere, perché ha un “effetto anti-age”. L’importante, però, è dare il giusto valore alle cose.

Ma qual è il prezzo giusto per un gioco vintage?

Verrebbe da dire che dipende dalla domanda e dall’offerta, ma quando si tratta di “memorie” la questione diventa molto più soggettiva. Se il nostalgico di turno ha un budget adeguato, il prezzo potrebbe salire a centinaia di migliaia di dollari.

Sembra impossibile e invece è successo davvero. Precisamente nel febbraio del 2019 quando una cartuccia – tra l’altro mal conservata – di Super Mario Bros. edizione 1985 è stata oggetto di una transazione da $100.150. E non si tratta di un caso isolato.

Nel luglio di quest’anno, la vendita di un’altra copia di Super Mario Bros. ed. 1985, più o meno nelle stesse condizioni della precedente, è arrivata a 114mila dollari. Ma nemmeno questo è stato il colpo grosso, perché nel frattempo qualcuno ha intuito le potenzialità di questo mercato per nerd milionari.

Nel 2020 Rally, società che compra e vende quote di proprietà di oggetti collezionabili, ha fiutato il business dei videogame vintage. “Ci siamo accorti che nel periodo della pandemia i videogiochi stavano attirando un’attenzione sempre maggiore” ha detto Rob Petrozzo, uno dei soci fondatori di Rally, al magazine Artnet News.

La società che fino ad allora si era concentrata su macchine, vini pregiati, libri antichi e fumetti rari, ha così aggiunto al proprio portfolio anche i giochi vintage per console e computer. Nell’aprile del 2020 Rally ha acquistato una copia intonsa sempre di Super Mario Bros. (1985) per $140.000, rivendendone subito 3.000 quote a 50 dollari l’una. A quel punto Rally ha messo il videogame sul mercato. Una prima offerta di 300mila dollari è stata rifiutata dagli azionisti – anche perché già nell’Aprile 2021 una copia simile aveva raggiunto quota $660.000. Alla fine, un anonimo compratore se l’è portata a casa per 2 milioni di dollari.

Il Super Mario Bros. 1985 da 2 milioni di dollari (courtesy of Rally)

Una cifra pazzesca che è il risultato di un trend in continua ascesa negli ultimi due anni. E non c’è solo Super Mario Bros. edizione 1985 a valere cifre con tanti zeri. Nel novembre del 2020 una copia di Super Marios Bros. 3 è stata venduta a $156.000. Qualche mese prima, la casa d’aste Heritage Auctions aveva battuto una copia di Super Mario 64 (ancora nella confezione originale), per 1,56 milioni di dollari. Quest’ultimo caso è ancora più sorprendente, visto che il gioco è uscito nel 1996 e Nintendo ha venduto 12 milioni di copie.

Ma qual è la ragione di tutto questo entusiasmo per i videogame vintage? Secondo gli esperti si tratta di un fattore psicologico legato alla diffusione del COVID-19: in sostanza, il rimanere bloccati a casa, avrebbe amplificato l’effetto nostalgia.

Per Valerie McLeckie, specialista di videogame per Heritage Auctions, “rimanere chiusi in casa ha aumentato il bisogno di concentrarsi su di sé, e questo ha influito positivamente sul mercato del gioco“.

Le vendite di videogame sono senza dubbio aumentate. Questo è vero non solo per i titoli recenti, ma anche per quelli più datati, anche se non necessariamente rari. Stando alla classificazione di Wata Games, nei primi tre mesi della pandemia eBay ha visto aumentare del 110% le vendite di videogame vintage. Anche gli exploit delle carte collezionabili (un set della prima edizione di Pokemon è stato acquistato all’asta per $408.000) e lo sviluppo degli NFT (non fungible tokens) sono una risposta al bisogno di regalarsi sogni e desideri ai tempi del coronavirus.

Ma non possiamo fare a meno di sottolineare che questo è anche un mercato con il quale si possono fare soldi. Tanti soldi, forse troppi. E allora viene da chiedersi se all’orizzonte non ci sia il rischio di una bolla.

Qualche rischio c’è sempre, soprattutto se quando tratta di situazioni nuove“, ammette ancora Petrozzo che poi aggiunge: “ma quello dei videogame non è un mercato calante. Le aste sono ancora ricche, e il collezionismo di giochi è in crescita. In tanti vengono da noi per investire in questo settore“.

Se le cose stanno così, il nostro consiglio è semplice: rovistate in soffitta o in cantina, cercate dappertutto in casa e, se trovate un vecchio videogame, mettetelo in cassaforte.

Foto di testa: il Game & Watch del 1980 nella speciale riedizione dorata (credits Nintendo.it)

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on email
Email
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on email