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L’universo del cyberpunk, le cui fondamenta posano sull’omonimo genere letterario creato da William Gibson con il suo bestseller Neuromante (1984) e da Bruce Sterling (Mirrorshades), è molto ampio e variegato.

Ne fanno parte libri, film (da Matrix a Strange Days per unire due estremi cyberpunk), giochi di vario tipo (ruolo, miniature, boardgame come nel caso di Shadowrun) e anche videogiochi. A quest’ultima categoria, non meno seguita e ricca di prodotti, appartiene Cyberpunk 2077: in origine un (famoso) gioco di ruolo, poi videogame e infine serie tv animata di grande successo.

Immagine credits esports.net

IL VIDEOGAME

Il percorso comincia dal role-playing game (gioco di ruolo, gdr) cartaceo Cyberpunk 2020, ideato da Mike Pondsmith e pubblicato nel 1988 da Talsorian Games (Stratelibri per l’Italia).

32 anni più tardi, quel futuro distopico immaginato per il gdr diventa l’ambientazione per un videogioco. Cyberpunk 2077 viene pubblicato da CD Projekt Red nel dicembre 2020, ma l’impatto è tanto dirompente quanto controverso.

Attesissimo per anni, il videogioco prometteva un open world ambizioso e una narrazione adulta del futuro distopico immaginato da Mike Pondsmith. Il lancio, però, è segnato da problemi tecnici, soprattutto su console, che ne offuscano il valore complessivo. Eppure, sotto la superficie dei bug, Cyberpunk 2077 rivela fin da subito un’identità fortissima: Night City, megalopoli tentacolare dominata da violenza e disuguaglianze. E’ uno dei mondi più caratterizzati mai visti in un videogioco.

Night City è una città californiana del 2077, gestita da una serie di corporazioni. Il controllo, però, è messo costantemente alla prova dagli interessi contrastanti tra corporazioni. Al tempo stesso, ci sono bande “irregolari” che cercano di conquistare la propria fetta di città. Un mondo violento, che ricorda un po’ il film “The Warriors” (1979) e ancora di più quello del già citato Shadowrun. Con quest’ultimo, Cyberpunk 2077 condivide corporazioni, guerriglia urbana e la “cosmesi cibernetica“, cioè la possibilità di impiantare tecnologie artificiali nel corpo umano per potenziarlo o renderlo adatto a comunicare con dispositivi elettronici.

Le potenzialità per un grande videogame ci sono tutte. Mancano solo gli aggiustamenti tecnici. Con il tempo, grazie a patch e all’espansione Phantom Liberty, arrivano anche questi e il titolo viene rivalutato. Ma è nel 2022 che l’universo cyberpunk di CD Projekt compie un salto decisivo verso la consacrazione culturale, grazie alla serie animata di Netflix Cyberpunk: Edgerunners.

Immagine credits CD Projekt 

LA SERIE TV

Il protagonista della sere è David Martinez, un ragazzo di strada che vive ai margini di Night City e che, dopo una perdita devastante, si ritrova coinvolto nel mondo degli edgerunner. Questi sono mercenari illegali che sopravvivono accettando lavori sporchi, potenziando i propri corpi con impianti cibernetici sempre più invasivi. Il cuore del racconto non è tanto l’azione – pur spettacolare – quanto la lenta e inesorabile trasformazione di David, divorato dal volontà di affermazione nella società di Night City de dalla convinzione di poter “resistere” più degli altri agli effetti collaterali della tecnologia.

Edgerunners eccelle proprio dove Cyberpunk 2077, nella sua prima incarnazione, faticava: nell’impatto emotivo. La serie non ha bisogno di centinaia di ore o missioni secondarie per trasmettere il senso di alienazione di Night City. Ogni episodio regala empatia, legami e tensioni che portano lo spettatore verso un finale tanto annunciato quanto doloroso. In pieno stile cyberpunk, non ci sono eroi destinati a vincere, ma individui che cercano di lasciare un segno prima di essere inghiottiti dal sistema.

Dal punto di vista stilistico, Studio Trigger imprime una forte identità visiva: animazioni esasperate, colori violenti, corpi che si deformano sotto il peso degli impianti. Il corpo umano diventa un campo di battaglia, una risorsa da sfruttare fino al collasso. La cosiddetta cyberpsicosi – già presente nel videogioco – diventa qui una metafora potentissima dell’alienazione mentale e sociale, non solo un espediente narrativo.

Un altro elemento chiave è il rapporto tra Edgerunners e il materiale originale. La serie è disseminata di riferimenti al gioco: location, armi, impianti e persino brani musicali. Tuttavia, non è necessario aver giocato a Cyberpunk 2077 per apprezzarla. Al contrario, molti spettatori hanno scoperto il videogioco proprio dopo aver visto la serie, segno di un adattamento riuscito e non autoreferenziale.

Cyberpunk: Edgerunners ha avuto anche un effetto concreto sull’immagine del franchise. Dopo l’uscita della serie, Cyberpunk 2077 ha registrato un nuovo picco di giocatori e una rivalutazione critica generale. Un raro esempio di sinergia virtuosa tra videogioco e serie TV, in cui l’uno rafforza l’altro senza dipenderne.

Immagine di testa credits Netflix

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