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Dal 22 agosto al 13 settembre 2026 sarà dunque tempo di Vuelta di Spagna. La terza grande corsa a tappe della stagione ciclistica ci accompagnerà come sempre in questo finale d’estate, proponendo le consuete tappe dure e soprattutto offrendo al pubblico la presenza di Tadej Pogacar.

Abbiamo scelto dieci temi da approfondire su questa corsa, che arriva a metà tra il Tour de France e le settimane dei campionati del mondo.

Vuelta 2026, un percorso “punitivo”?

Da Montecarlo a Granada, passando per il sud della Francia e, in Spagna, anche qua solo per il sud. Non c’è nemmeno la consueta passerella a Madrid.

A tutti gli appassionati non è sfuggito questo aspetto della corsa iberica, che ha bypassato completamente la zona nord, con le sue montagne e le sue colline, ma anche semplicemente con le sue tappe mosse. Niente Asturie, Cantabria, Paesi Baschi e Burgos: solo Catalunya, Comunità Valenciana, Murcia e Andalusia.

Il motivo è da ricercare probabilmente nella scorsa edizione della corsa quando per protestare contro la presenza del Team Israel ci furono manifestazioni molto violente, che costrinsero ad annullare due arrivi di tappa, a Bilbao e proprio a Madrid.

Pogacar, Tripla Corona in carrozza?

A Tadej Pogacar è rimasta solo la Vuelta per completare la Tripla Corona. Vincere, cioè, tutte le grandi corse a tappe dopo il Tour (5 volte) e il Giro, nel 2024.

Dopo sette anni lo sloveno torna sulle strade spagnole, quando arrivò terzo da semisconosciuto in un’edizione vinta allora da Roglic. La sua partecipazione, decisa dopo il Tour stravinto, da un lato ha aumentato l’interesse sulla corsa, mentre dall’altro ha un po’ anestetizzato le ambizioni di quasi tutti gli altri (ex) favoriti.

Almeida, tocca a te

Che strana parabola quella di Joao Almeida, portoghese della Uae che prima della conferma di Pogacar a questa Vuelta 2026 sarebbe stato la prima punta della squadra emiratina.

Buona gamba in montagna, eccellente a cronometro, da quel Giro d’Italia del 2020 quando vestì per due settimane la Maglia Rosa si è stabilizzato senza mai dare l’impressione di poter crescere. E adesso nella stessa Uae è stato sorpassato, come hype, dal messicano Del Toro.

Farà il gregario di Pogacar? Si farà “accompagnare” nei momenti di difficoltà dallo sloveno quando quest’ultimo avrà incamerato la corsa? Difende comunque il secondo posto del 2025.

Roglic, un ultimo ballo alla Vuelta 2026

Quattro volte vincitore della corsa a tappe spagnola, Primoz Roglic è quasi sicuramente all’ultimo grande appuntamento in maglia RedBull, un team che lo ha strappato alla Visma a peso d’oro senza ottenere granché in cambio, a parte la vittoria alla Vuelta nel 2024, appunto.

Lo sloveno è fatto su misura per queste salite un po’ monotone, di pura resistenza, sa difendersi a cronometro e la necessità di sfidare di nuovo il suo connazionale Pogacar potrebbe dargli uno stimolo extra.

A 37 anni, arrivare sul podio sarebbe un grande risultato.

La Visma sulle spalle di Van Aert

Dopo aver saltato per una brutta infezione il Tour de France, Wout Van Aert torna protagonista e si ritrova di fatto leader di una Visma priva di uomini di classifica.

E se la facesse proprio lui? Difficile, visto che il belga sarà impegnato nella conquista della Maglia Verde della classifica della regolarità. Certo, mette impressione una squadra come quella olandese che non ha saputo trovare alternative a Vingegaard.

Molte anche le voci su un ridimensionamento a livello di budget del team che nel 2023 occupò quasi militarmente il podio finale con Kuss, lo stesso danese e Roglic.

Pochi sprinter, meglio andare altrove

Ha fatto abbastanza discutere per quanto riguarda la Vuelta 2026 la quasi totale assenza di tappe adatte ai velocisti. Sulla carta sono appena cinque, compresa l’ultima passerella a Granada.

Ecco perché alcuni sprinter hanno deliberatamente depennato questa corsa dal loro calendario, lasciando solo le seconde o terze linee tra gli sprinter a disputarsi le briciole (e Van Aert potrebbe essere il padrone delle volate, peraltro). Un disegno obbligato del percorso, insomma, che ha condizionato chiaramente il tipo di partecipanti.

Onley e Rodriguez, quelli dell’unica cartuccia

Dietro Pogacar e potenzialmente Almeida dovrebbe esserci una grande battaglia per il podio, in cui potrebbero intrufolarsi anche i due giovani dell’Ineos. Squadra in grande crisi d’identità, quella britannica, senza più grandi leader, con un Bernal ai minimi termini, un Ganna ormai in là con gli anni ma sempre specialista delle cronometro e questi due giovani attesi al salto di qualità.

Onley e Rodriguez hanno fatto bene al Tour de France, ma quest’anno sono stati praticamente dei fantasmi. La picchiata verso il basso dello spagnolo poi è stata preoccupante; almeno lo scozzese ha la scusa del cambio di team. Cartuccia da non sprecare per loro alla Vuelta 2026.

Mikel Landa, ancora tu?

A 36 anni suonati questa per Mikel Landa potrebbe essere l’ultima partecipazione alla Vuelta di Spagna. Leader della Soudal, lo sfortunato basco è caduto proprio nella corsa di casa a marzo, saltando il Giro e il Tour. Nella prossima stagione tornerà alle origini, all’Euskaltel-Euskadi, che grazie alla sua presenza forse potrebbe strappare un invito a una grande corsa a tappe.

Acciaccato, non al meglio, ma sempre pronto ad accendersi quando la strada sale, Mikel è pronto a reinventare il “landismo”.

I giovani in rampa di lancio

Come sempre la Vuelta (Pogacar stesso ne fu la conferma nel 2019) è la corsa a tappe rampa di lancio per moltissimi giovani al loro primo grande giro. Avrebbe dovuto correrla nel 2026 anche Paul Seixas, ma la Decathlon, e forse non solo lei, ha spinto per il Tour, dove ha fatto benissimo.

Due i nomi da tenere d’occhio soprattutto, quelli che il francese ha messo in fila un anno fa al Tour de l’Avenir: il belga Jarno Widar della Lotto e il norvegese Jorgen Nordhagen della Visma. Lo stesso Leo Bisiaux della Decathlon, praticamente il “gemello” di Seixas, sarà da monitorare.

Cosa aspettarsi dagli italiani alla Vuelta 2026

Detto che tra i pochi sprinter previsti c’è Alberto Dainese, che con la sua esperienza qualche piazzamento di prestigio in volata lo potrebbe strappare, debutta in un grande giro quest’anno Lorenzo Fortunato, scalatore e uomo di classifica potenziale dell’Astana.

Anche lui andrà a caccia della Maglia a Pois (biancoblù però) del re della montagna e le occasioni già da Andorra non mancheranno.

Qualcuno dei nostri può puntare legittimamente alla top 10 della generale o a una vittoria di tappa? Sicuramente sì, anche perché (purtroppo) il livello sembra più tendere a quello del Giro d’Italia che non al Tour de France.