Ai nastri di partenza l’edizione 2026 del Giro d’Italia, la prima delle tre grandi corse a tappe della stagione prima del Tour de France e della Vuelta di Spagna.
La Maglia Rosa attende il miglior ciclista tra quelli che parteciperanno dall’8 al 31 maggio.
Partenza dalla Bulgaria e arrivo a Roma, per 21 tappe in cui vedremo pianure, montagne e cronometro.
Andiamo a vedere tutto sul Giro d’Italia 2026 alla vigilia di questa manifestazione che appassiona sempre milioni di italiani.
Giro d’Italia 2026, il percorso
Ancora una volta, la seconda consecutiva e la terza negli ultimi cinque anni, la Corsa Rosa parte dall’estero: in questo caso dalla Bulgaria.
Le prime tre tappe, non particolarmente impegnative, attraverseranno un paese che in realtà non ha una grande tradizione ciclistica.
Dopo il giorno di riposo dell’11 maggio, buono per il trasferimento in Italia, si ripartirà dalla Calabria, cominciando così a risalire lo Stivale.
Già alla fine della prima settimana il gruppo sarà arrivato sugli Appennini emiliani: dopodiché nuovo giorno di riposo e ripartenza con la cronometro tra Viareggio e Massa.
La seconda settimana sarà fatta di tappe movimentate, su tutte quella di sabato 23 maggio con l’arrivo in quota a Pila.
Infine l’ultima settimana particolarmente dura, con frazioni in alta quota e il Passo Giau come Cima Coppi (punto più alto del Giro d’Italia 2026). Chiusura con l’ormai consueta passerella a Roma, il 31 maggio.
Il grande favorito: Jonas Vingegaard
Come nell’edizione del 2024 dominata da Tadej Pogacar, anche questa rischia di essere un “One Man Show”. Molti lo hanno pensato, quando è stata confermata la notizia della partecipazione al Giro d’Italia 2026 di Jonas Vingegaard, il fuoriclasse danese che al suo attivo ha già due Tour de France e una Vuelta di Spagna.
Se riuscisse a trionfare anche sulle strade italiane entrerebbe nel ristretto club dei ciclisti che hanno centrato la “Tripla Corona”, ovvero mettersi in tasca tutte e tre le grandi corse a tappe.
Vingegaard è nettamente favorito, anche se è all’esordio nella Corsa Rosa. Più che è altro è difficile vedere chi sulle tre settimane possa metterlo in difficoltà: la sua squadra, la Visma, ha approntato una formazione da battaglia per aiutare il suo capitano, mentre gli storici rivali della UAE si presentano un po’ rabberciati specie dopo il forfait all’ultimo di Joao Almeida.
In tanti a caccia del podio
Dietro Vingegaard sarà battaglia vera, con una mezza dozzina di corridori che aspirano al podio della generale il 31 maggio a Roma.
Tra questi il più accreditato è il nostro Giulio Pellizzari, reduce dalla bella vittoria al Tour of Alps. Il marchigiano sarà co-capitano della RedBull-Bora assieme all’australiano Jay Hindley, che il Giro d’Italia lo ha vinto nel 2022.
Sarà interessante vedere come si comporterà anche l’austriaco Felix Gall, regolarmente in top 10 al Tour de France ma mai competitivo nella Corsa Rosa, almeno nell’unica volta in cui ha partecipato.
Con la sua esperienza e la sua classe, nonostante sia un po’ stagionato, non si può scartare per il podio nemmeno Adam Yates, leader della UAE, che correrà cercando di imitare il fratello gemello Simon, vincitore del Giro un anno fa e che nel frattempo si è ritirato.
Sarebbe molto bello quantomeno umanamente vedere nella bagarre anche Egan Bernal, il colombiano cresciuto come ciclista in Italia e che arrivato al 2026 cerca un posto al sole con una Ineos in netto calo.
Le tappe-chiave del Giro d’Italia 2026
La prima frazione che probabilmente darà una forte scossa alla classifica generale sarà la settima: 244 chilometri con arrivo sul temibile Blockhaus, in Abruzzo. Rampe che rischiano di creare subito un ristretto gruppo di favoriti per la vittoria finale, come già successo tante volte in passato.
Sarà quello l’inizio di un trittico di tappe “fastidiose” con i sempre rognosi muri marchigiani della frazione di Fermo e il giorno dopo l’arrivo a Corno alle Scale, sugli Appennini. Un anno fa da queste parti un attacco rabbioso di Carapaz fu il primo momento decisivo della corsa.
Un altro colpetto lo darà senza dubbio la cronometro che apre la seconda settimana, 42 chilometri da Viareggio a Massa. Vingegaard, che è uno specialista più dei suoi possibili rivali, potrebbe già archiviare la pratica-Giro qua.
Il 23 maggio la tappa 14 con arrivo a Pila è breve ma intensa, 133 chilometri con cinque gran premi della montagna.
Ultima settimana che prevede la tappa in territorio svizzero ma soprattutto le due nella zona delle Dolomiti (la Feltre-Alleghe, con il Giau) e la Gemona-Piancavallo, un arrivo che ricorda le imprese di Marco Pantani.


