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L’Udinese 97/98: la macchina perfetta di Zaccheroni

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Se c’è una squadra che ha saputo unire i cuori di tutti, e forse ancor di più dell’Atalanta formato europeo, è stata l’Udinese del 97/98

Una squadra arrivata dal nulla per tanti, per chi era interno alle gesta e alle intenzioni dei friulani invece sembrava il frutto più maturo di un percorso netto, bello, entusiasmante, in grado di essere soprattutto cavalcato al momento giusto.

Era la Serie A di fine anni Novanta, probabilmente un’edizione irripetibile. E Udine, che pure aveva ammirato Zico e pure aveva vissuto un calcio fatto di passione spropositata e di emozione vera, poi ha capito come una squadra vera, unita, forte, potesse dare quelle stesse sensazioni.

Ma da dove si era partiti? E chi c’era dietro, alla base, al punto di partenza? Alberto Zaccheroni. O meglio: quell’Alberto Zaccheroni che, subentrato a Galeone nell’anno in cui i bianconeri erano tornati nella massima serie, aveva già ottenuto una qualificazione alla Coppa Uefa del 1997: nessuno immaginava che si potesse fare meglio, forse solo Zac.

Che non solo lo sentì sulla pelle, ma provò anche a farlo. Senza pensare al resto, ai rischi, ma solo alla grande opportunità che Udine aveva. Quella di trovarsi di fronte a un calcio di elevata qualità.

Il mercato di quell’Udinese meravigliosa

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La formazione tipo della splendida Udinese di Zaccheroni 97/98 giunta 3ª in campionato

Intanto, andiamo a capire come e chi aveva rinforzato la squadra friulana. Con un piazzamento così, il primo colpo fu quello di trattenere tutti i grandi giocatori della cavalcata precedente.

E parliamo di Paolo Poggi. Di Marcio Amoroso. Di Locatelli sulla trequarti. Soprattutto dei gol di Bierhoff, fondamentali. Eppure l’Udinese aveva studiato al dettaglio ogni minimo ingresso, anche quelli che sembravano scontati.

Uno su tutti: il ritorno di Francesco Statuto, rientrato al Friuli dopo tre stagioni. Anche il giovane Bachini aveva fatto il suo giro ed era tornato alla base, pronto per giocare. Sul fronte giovani, altri acquisti interessantissimi furono i muscoli di Appiah e la corsa di Jorgensen, che faranno parte del grande calcio di inizio Duemila in Serie A.

Il colpo? Era in mezzo (del resto, in attacco erano già a posto così) ed era Johan Walem, dal Belgio e con una grande esperienza. Walem fu determinante per le sorti di quell’Udinese: non solo per i numeri – comunque fornì tre assist – ma per il punto di riferimento che si rivelò all’interno dell’undici chiave di Zaccheroni.

A proposito, i più “puristi” ricorderanno: qual è stato il modulo che ha cambiato completamente volto ai friulani? Già, proprio quel 3-4-3 con mille regole e una sola da rispettare pienamente: correre, correre, correre.

La rosa dell’Udinese 1997-1998

GiocatoreR Giocatore R
1Luigi TurciP13Regis GenauxD
2Thomas HelvegC15Marco ZanchiD
3Alessandro OrlandoD 16Giuliano GiannicheddaC
4Valerio BertottoD17Alessandro LeopizziP
5Alessandro CaloriD19Martin JorgensenC
6Johan WalemC20Oliver BierhoffA
7Marcio AmorosoA21Vito LasalandraC
8Mohammed GargoC23Alessandro PieriniA
9Hazem EmamA24Alessandro BiaD
10Tomas LocatelliC26Jonathan BachiniP
11Paolo PoggiA28Francesco StatutoC
12Massimiliano CaniatoP24Paolo VanoliD
29Stephan AppiahC30Mauricio PinedaD
33Mauro NavasD25Gilberto D’IgnazioD
La Rosa dell’Udinese di Zaccheroni nel 97/98

A riguardarla oggi, con il senno di molti “poi”, la rosa a disposizione di Zaccheroni era di livello assoluto.

Partiamo dal reparto portieri: Turci era un primo di totale affidamento, Caniato e Leopizzi lì per fare numero e gruppo. In difesa? La corsa di Calori e Orlando con le proprie qualità, Valerio Bertotto che s’apprestava a fare la storia della maglia. E poi Gargo e Genaux, i due stranieri, con Bia, D’Ignazio e Pierini (titolare, alla fine) a completare un gruppo solido e importante.

Al centro, cresceva in maniera consistente un giovane di grandissime aspettative (poi mantenute): era Giuliano Giannichedda, uno dei due mediani a supporto della squadra, a rincorrere gli altri per lasciare larghe corsie agli esterni.

Al suo fianco, Walem a dettare i tempi e a dare fondamentalmente equilibrio, con Locatelli e Jorgensen pronti a intervenire. Sugli esterni? Fondamentali Helveg a destra, Bachini a sinistra.

Poi il tridente, determinante per le sorti di ogni cosa: Paolo Poggi, figurina introvabile ma con l’Udinese sempre in campo a decidere; Marcio Amoroso e una qualità fuori dall’ordinario; Oliver Bierhoff, che di testa le prendeva tutte e che fece semplicemente la differenza tra una squadra normale e una squadra in grado di stupire tutti.

Il campionato e la firma di Zaccheroni

In un’Italia ormai orfana di Sacchi e sacchisti, Zaccheroni era il nuovo che avanzava.

E l’Udinese, la sua seconda Udinese, aveva più pressione della prima: se infatti al ritorno in Serie A tutto era concesso pur di conquistare la salvezza, le ambizioni dei bianconeri si erano naturalmente alzate, così come l’asticella delle prestazioni.

Prima partita? Un 3-2 spettacolare subito dalla Fiorentina, con Batistuta irresistibile e impossibile da fermare. Un piccolo intoppo, prima di liberarsi in mezzo a tante soddisfazioni: arrivano vittorie con Lecce, Milan, Sampdoria. 8 gol presi da Parma e Juventus, poi ancora: Zac vince con Piacenza, Brescia, all’Olimpico con la Lazio, in casa con l’Udinese.

La più bella? Poco prima di Natale: al 91′, Bierhoff segna l’1-0 con cui i friulani battono l’Inter davanti ai propri tifosi.

Bierhoff deciderà anche la gara di Roma, stavolta con i giallorossi (1-2) e prima dell’inizio del girone di ritorno i bianconeri avranno collezionato nove risultati utili consecutivi, tantissima roba. Come la prestazione contro la Juventus, salvata da Del Piero al 89′ sull’1-1, come il 4-2 alla Roma a fine aprile.

Insomma: come avevano fatto vedere ovunque, anche a Napoli e con l’Atalanta. Fino alla fine, il 3-1 di Vicenza che segnò la fine di un mito: Marcio Amoroso, Bierhoff, Bierhoff. Un’eredità pesantissima, mai più mantenuta da nessuno.

L’Udinese di Zac, con il presidente Pozzo in prima fila, aveva raggiunto un terzo posto storico dietro Juventus e Inter che avevano battagliato fino alla fine. Alle loro spalle, una grande, immensa storia.

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