Vai al contenuto

Un passo ed è già il girone di ritorno. Gennaio è arrivato in maniera prorompente ed è forse il primo mese in cui sarà più complicato smarcarsi dalle sentenze, ancor più dalle facili previsioni di inizio stagione. E allora, benvenuti in un campionato estremamente più chiaro: da adesso si capisce bene chi lotterà per lo scudetto, chi lo farà per un posto in Champions, cosa sarà della salvezza e nel mezzo chi dovrà accontentarsi di un (buon) piazzamento. Paradossalmente, i primi pensieri sono già rivolti alla prossima stagione.

C’è ancora tanto da fare, c’è pure da dare un occhio al mercato. La Roma, che esce con le ossa rotte dallo scontro diretto con la Roma, ha perso la spinta iniziale. E la Juve è inciampata: sono le due squadre che hanno più bisogno di rinforzi. E questo fattore può essere determinante sul continuo dell’annata.

1) La griglia è definita. E definitiva

Intanto, però, godiamoci le certezze. L’Inter lo è: quinta vittoria consecutiva in campionato, miglior attacco per distacco (più 10 sul Milan, quota 28) e primo posto in solitaria, a una lunghezza sui rossoneri e due sul Napoli di Conte, che anche a Roma è sembrato molto diverso e che comunque ha totalizzato quattro vittorie nello stesso periodo. Di fatto, la distanza dai nerazzurri è tutto in quel ko a metà del percorso. Dolorosissimo.

Intanto, tra i due litiganti – Inter e Napoli restano le squadre oggettivamente più attrezzate per sognare il tricolore -, Allegri ha ottenuto l’attaccante che cercava e adesso ha un Fullkrug in più nel motore. Toccherà accenderlo il prima possibile: serve dare gas. E giocare pure di psicologia.

2) La Fiorentina si rialza

Saltando dall’altra parte della classifica, vediamo una Fiorentina non più ultima. O meglio: sempre sul fondo, però a parità di punti con il Pisa e il Verona. E se Gilardino e Zanetti rischiano di non andare oltre il girone d’andata, dall’altra parte Vanoli sta rinforzando la propria posizione. Il successo all’ultimo istante con la Cremonese rischia di essere un turning point decisivo per la Viola. Kean ha regalato tre punti non solo fondamentali, ma assolutamente decisivi.

Da adesso, però, la Fiorentina deve affrontare Lazio (a Roma), Milan (in casa) e Bologna (ancora fuori), prima di un turno col Cagliari e gli ottavi di Coppa Italia. Febbraio inizierà invece da Napoli. Ecco, non si possono chiedere qui i punti salvezza. Però un’altra certezza sì: bisognerà giocarsela con tutte, senza paura.

3) Juve, proprio sul più bello…

E paura è il tema più stringente in casa Juve. Perché i bianconeri sono stati fermati proprio da questa situazione qui: il rigore sbagliato da David è totalmente emblematico, può farsi quasi decisivo e sicuramente in buona parte lo è stato se consideriamo le aspirazioni scudetto della Juventus dopo aver fatto un filotto di vittorie molto interessante e con altre tre partite – due, dopo il Lecce – solamente da vincere. Non è successo. Ci sarà da rialzarsi.

Il nodo per la Juve resta comunque l’attacco: dall’infortunio di Vlahovic, né David, né Openda hanno saputo prendere le redini di un reparto che continua a fare troppa fatica. Poco cinismo e in generale una qualità costantemente sprecata. Non è assenza: è proprio cattivo utilizzo. E la corsa passa dai sogni agli obiettivi, serve il quarto posto.

4) Cosa diventare da grandi: Lazio, Atalanta, Bologna

Sembra che la Juve se la giocherà soprattutto con la Roma. Entrambe le squadre sono ora quarte, quota 33 punti. Con una partita in meno c’è invece il Como, a 30 punti. Potenzialmente è lì. E poi? Il Bologna a 26, sempre con una gara in meno. E l’Atalanta a 25, e la Lazio a 23. Difficile che si possano recuperare 10 punti a Juve e Roma, ma intanto le possibilità ci sono, soprattutto perché le altre continuano a zoppicare.

Nel mezzo della classifica, queste squadre devono dare una sterzata principalmente per se stesse: capire cosa chiedere ancora a questo campionato. Diversamente da Sassuolo e Torino, pure in zona, hanno una rosa di livello e ambizioni legittime.

5) Chivu, hanno tutti torto

Protagonista di giornata però è Cristian Chivu, allenatore dell’Inter. A prescindere dal primo posto, il tecnico nerazzurro ha sfatato tutti i miti, risposto a ogni tipo di illazione. Ha dato un’identità all’Inter, che in Europa viaggia a ritmo alto, che in Italia è tornata a fare praticamente lo stesso. Così, i gol e la costanza, adesso persino la continuità di risultati. Se innesta la marcia, e va per la sesta, rischia di farsi imprendibile. E l’allenatore di diventare una felicissima intuizione.

In realtà, Chivu lo è già. Sarebbe stato molto complicato per chiunque raccogliere i pezzi del post finale di Champions ed essere subito competitivi, immediatamente impattanti. E invece, pure con scelte impopolari, l’allenatore ha portato tutti dalla sua parte. Ora è il favorito.