Sic finis ottava giornata di campionato: sed non finis quaerendum! Eccoci allora con alcune sentenze (5) sulla giornata appena terminata, pensando a ciò che verrà dopo – cioè già a partire da domani.
- L’allegrismo è morto: evviva l’allegrismo! Quella giacca tirata al vento, in modo forzato – e sbeffeggiata, con imitazione annessa, da Gianluca Mancini in panchina. Quelle discutibilissime dichiarazioni anti-Roma nella pancia del Maradona. Quel doppio vantaggio, soprattutto, buttato alle ortiche – due volte. L’allegrismo è morto? Probabilmente sì, eppure viva l’allegrismo con i suoi radicalismi, i suoi eccessi, con quel sovrappiù che sempre il fenomeno ha lasciato sul gioco, e continua a lasciare: senza quello, non sapremmo proprio di cosa parlare.
- Gasperini e quei pareggi che sanno di vittorie scudetto: d’accordo, la Roma non ha vinto. Epperò, non ha perso. Con l’Inter non ha vinto, epperò non ha perso. Col Como? Non ha vinto, ma ha pareggiato in dieci uomini. Questi pareggi, nella mente acuta di Gasperini, significano scudetto perché indicano un cammino certo, stabile, lineare. Magari più silenzioso della passata stagione, ma anche molto più sostanziale. Se la Roma saprà mantenere la media punti contro le (medio-)piccole, potrà solo divertirsi contro le grandi. La vittoria, contro queste, prima o dopo arriverà.
- L’Inter è più forte degli scorsi anni: col rischio di scottarci, ci lanciamo in questa dichiarazione ardita. Perché l’Inter di Inzaghi era davvero una squadra forte, e il cammino in Champions League, specie se letto e contrario con quello di oggi, suona quasi surreale, ma è lì a provare la forza di quel gruppo. Eppure, questa Inter sa vincere in un modo che le precedenti versioni in nerazzurro non avrebbero mai saputo fare. Cioè con coraggio, determinazione, creatività e quella voglia di non mollare mai che ha portato con quella contro la Fiorentina già a cinque le rimonte da inizio anno. Magari dietro si ballerà di più, ma davanti questa squadra è arrembante: uno spettacolo. La Fiorentina poteva vincerla, ma in fondo tutti sapevamo che avrebbe perso. Neanche un arbitraggio scandaloso, frapposto tra l’Inter e il risultato, ha saputo fermare la squadra di Chivu. Il quale, dovesse aggiustare questo bipolarismo, darebbe i natali ad una delle squadre più forti di sempre nella storia del nostro campionato.
- Il calcio di Sarri è al tramonto: nell’immagine di Maurizio Sarri, sempre più smunto – mister, cosa ci nascondi? – a fine gara, ma anche sempre più mogio nell’aggrapparsi a risultati ormai traballanti e inesistenti, cercando disperatamente l’appiglio positivo al quale aggrapparsi, c’è tutta la difficoltà di un allenatore che sembra uscito con le ossa rotte dall’ultimo anno alla Lazio. Laddove Gattuso è riuscito, almeno finora, a capovolgere la frustrazione e i problemi di piazza e squadra in benzina positiva, in fame inusitata, persino in entusiasmo, Sarri non era riuscito al suo ritorno alla Lazio, e ora all’Atalanta sembra convivere con analoghi demoni: il fantasma di Gasperini aleggia su Bergamo, il toscano non sta riuscendo a stravolgere il Dogma del modulo Tridentino, i risultati latitano. Sarri rischia la panchina? Fa strano dirlo: ma è così. Forse il suo calcio è tramontato.
- Il Frosinone merita attenzione: se l’Atalanta ha deluso, è stata in ciò condizionata da una squadra che gioca un calcio davvero unico in Italia. Parliamo del Frosinone di Alvini, ormai molto più che una sorpresa. Una squadra che non cambia modo di giocare né in base all’avversario, né in base al risultato. Il suo pregio, questo, è anche per assurdo il suo più grave difetto. La squadra laziale infatti attacca senza paura, attacca bene, fa un grande calcio: ma dietro si scopre clamorosamente, quasi senza accorgersene. Esiste una via di mezzo? Crediamo di no: ma il punto è questo, perché la squadra che sta proponendo questo calcio è una neopromossa, con un lavoro enorme sul settore giovanile, con uno stadio di proprietà e una visione chiarissima del futuro. Un esempio virtuoso del calcio italiano, che ci auguriamo possa continuare ad alimentare la propria fiamma.


