A precisa domanda, Gasperini non si è nascosto – pure se un lieve risolino ne ha tradito l’ironia: «I Friedkin vogliono la Champions, è vero. Chi non la vuole? Loro vogliono anche lo Scudetto, a dirla tutta». Suona quasi come una provocazione, ma non lo è. La dirigenza giallorossa, dall’arrivo di Mourinho a quello di Dybala e Lukaku fino allo sposalizio con Gian Piero Gasperini non ha mai nascosto le sue ambizioni. Vincere, possibilmente nel minor tempo possibile.
È arrivato un titolo europeo, ormai quattro anni fa (la Conference League). Quest’anno, la distanza dal primo posto è tanta – quattordici punti al momento – ma in Europa League la Roma ha buone chances di arrivare fino in fondo.
Gasperini contro Spalletti: due momenti differenti
Più in generale, Gasperini ha capito che qui nella Capitale può finalmente compiere il suo mandato di allenatore – ormai non più giovanissimo – e alcune scelte, nonostante la predilezione per i giovani (da Vaz a Venturino, passando per Ghilardi, in grandissima crescita) sembrerebbe proiettare il progetto sul lungo periodo. Non che questo non sia vero, ma l’attesa a Roma si scontra con una storia gloriosa e millenaria. E aspettare non è facile.
Andatelo a dire a Spalletti, comunque. Lui che conosce bene le vie della romanità, pure quelle veraci che gli hanno reso complicato l’ultimo saluto alla leggenda Totti, non ha ancora capito come plasmare le venature bonipertiane sul proprio essere.
Qualcosa però va fatto, perché la sua Juventus sembra in caduta libera. 46 punti, val bene: ma anche 4 sconfitte in campionato nelle ultime 5, di cui una – contro la Lazio – riacciuffata all’ultimo secondo, altrimenti staremmo parlando di zero punti su quindici.
Con queste premesse, a dir poco paurose, la Juventus arriva a quello che per la Vecchia Signora è l’ultimo ballo della stagione. Non un pareggio, ma una sconfitta sicuramente farebbe tramontare con largo anticipo i sogni di gloria europea – dell’Europa che conta, s’intende – dei bianconeri, che andrebbero perdendo a -7 dai giallorossi, in fuga. L’Olimpico lo sa ed è pronto ad attendere la Juventus come il lupo la pecora.
Fattore casa(lingo)
Riprendiamo dalla logistica perché qualcosa dovrà pur contare, giocare attorniati dall’amore dei propri tifosi. La Roma quest’anno ancora non ha vinto nessuno scontro diretto, e all’andata coi bianconeri è finita 2-1 – ciò significa che anche una vittoria 1-0 garantirebbe il ristabilimento dell’equilibrio almeno con la Juventus.
Epperò, tutto dice che i giallorossi sono pronti a splendere anche in questa specialità. Hanno infatti pareggiato in casa col Milan (1-1) e fuori casa col Napoli (2-2) andando ad un passo dalla vittoria. Soprattutto, Gasperini sa che i suoi quando vanno in vantaggio difficilmente non vincono la partita, e la sua Roma senza dubbio inizierà il match a spron-battuto.
Quando è andata in vantaggio quest’anno, la squadra di Gasp ha ottenuto 46 punti – su 48 disponibili. Ripetiamo il dato perché è mostruoso: tutte le volte che la Roma è andata avanti ha vinto la partita, tranne contro il Napoli, che l’ha rimontata due volte. Delle 16 vittorie dei giallorossi ottenute finora in stagione, in 16 occasioni la Roma è passata in vantaggio. È un dato incredibile che certifica, e contrario, anche la tenuta difensiva dei ragazzi di Gasperini, miglior difesa del campionato con appena 16 gol subiti.
Ricompattarsi dietro
A proposito di difesa, la Juventus deve ritrovarsi dietro. Di Spalletti, e a ragione, si parla sempre in toni d’elogio in fase offensiva, ma pochi fanno notare le sue qualità difensive. Che pure ci sono e splendono. Lo dimostra anche il prima-crisi.
Nelle ultime cinque uscite, considerando anche l’infausta Champions League (5-2 col Galatasaray) e la deprimente Coppa Italia (3-0 a Bergamo contro l’Atalanta di Palladino), la Juventus ha subito 15 gol. Che significano 3 a partita. Pensate che ne aveva subiti 4 nelle precedenti 10 uscite (ultima delle quali, in ordine di tempo, proprio la vittoria contro la Roma allo Stadium), in tutte le competizioni. Qualcosa da registrare c’è. Bene, ma come se ne esce?
Il problema della Juventus è sistemico-tattico o individuale? Crediamo entrambe. È indubbio che la squadra, quando attaccata, appare meno presente e tonica di qualche mese fa. È altrettanto vero che Di Gregorio in questo momento sembra disconnesso – i due macroscopici errori contro il Como e la paperona contro l’Inter pesano troppo, se giochi alla Juventus soprattutto – e chi è davanti a lui lo avverte. Se Spalletti vuole vincere questa partita, dovrà farlo ritrovando una compattezza smarrita negli ultimi tempi. Nella terra di chi ha fatto del contropiede all’avversario un’arma bellica fin dalle origini, il destino, almeno questo, sembra poter essere propizio. Lo è sempre, per chi ride infine. Lo è in ogni caso, pure per chi piange.


