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Rocco Pagano, che faceva girare la testa a Maldini

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Gennaio 2005. Mezzanotte è passata e negli studi del celebre ‘Controcampo’, Sandro Piccinini tiene a bada i suoi ospiti. Tutti sono in subbuglio, ognuno è in ammirazione. Nel salotto del giornalista è stato invitato il gran Capitano Paolo Maldini.

La leggenda del Milan si presta volentieri alle domande, a quelle di tutti. Come sempre, essendo un uomo non scontato, dà risposte che sorprendono. Una su tutte ‘sconvolge’ la platea: “Paolo, qual è stato l’avversario più forte che hai affrontato nei tuoi gloriosi vent’anni di carriera?”.

Premessa: c’è da dire che Maldini li ha affrontati tutti. Maradona e Zico. Platini. Ronaldo il Fenomeno. Del Piero. Roby Baggio.

Il silenzio si fa spazio nella sala. Piccinini si agita come un bambino, in attesa della risposta della controparte. E la stella rossonera arriccia le sopracciglia, riflettendo meglio sulla replica. Non voleva essere scontato, neanche bugiardo. Dopo un po’ di tempo passato a tormentarsi, Maldini prende parola e si lancia: “In verità c’è un giocatore che mi ha sempre creato dei problemi. Si chiama… Rocco Pagano“. Stupore totale in studio. Piccinini spalanca gli occhi, Mughini è una statua. E chi è Rocco Pagano? Eh, altra grande storia.

Rocco Pagano, professione calciatore

Tranquillizziamo tutti: esiste, eccome, Rocco Pagano. Paolo Maldini non inventò nulla. Solo che il buon vecchio Rocco non ha avuto la carriera sperata, tale da rimanere nelle teste di tutti i tifosi e sfondare definitivamente al più alto livello. Eppure, Pagano aveva un talento pazzesco, ma durante tutto il suo viaggio, dei colpi sacri del destino lo faranno allontanare dalla gloria.

Nei primi anni Ottanta, Rocco era alla Primavera della Juventus. Il ragazzo era pieno di talento, tutti aspettavano il suo debutto in Serie A con i bianconeri. Non accadrà mai. Come racconta Pagano al programma Sfide, “trovare un buco in quel gruppo era quasi impossibile. C’erano Tardelli, Bettega, Scirea. Insomma, mostri sacri. O eri davvero un fenomeno, o dovevi andare altrove. Io non ero un fenomeno”. Lasciò dunque il vivaio torinese, così partì la conquista alle divisioni inferiori del calcio italiano.

Prima Alessandria, poi Tortona. Siamo ancora nei primi anni Ottanta, e – come spesso nella vita – un incontro cambierà il destino del ragazzo. Lì Rocco Pagano conosce un certo Angelo Domenghini, gli cambierà letteralmente la carriera. “È la persona che mi ha dato una nuova dimensione, un nuovo ruolo – confessò il calciatore -. Di solito giocavo in mezzo al campo, fin dal primo giorno mi disse di cambiare sulla fascia”.

Maestro Galeone

E Pagano non lascerà più, quella fascia. Trasformandosi in un’ala con uno stile tutto suo e diabolicamente efficace. Qualche anno dopo, nel 1985, sbarca a Pescara sotto la guida del maestro Giovanni Galeone, l’uomo che ha lanciato tecnici del calibro di Allegri e Giampaolo. In due stagioni, la squadra sale diretta in Serie A. E Pagano fa così il grande debutto nell’elite del calcio italiano.

Il 13 settembre del 1987, la piccola provinciale ha il battesimo di fuoco a San Siro, davanti all’Inter di Giovanni Trapattoni. Quel giorno, Pescara firmerà una delle pagine più belle della sua storia, con una vittoria incredibile per 2-0. Rocco Pagano, manco a dirlo, meraviglioso protagonista.

L’azione in cui semina il panico nella difesa nerazzurra, superando quattro o cinque diretti avversari, ottenendo il rigore decisivo è da rivedere e rivedere, e ancora rivedere. Il suo allenatore, Giovanni Galeone, ricorda ancora quel momento: “Quando aveva la palla ai piedi, faceva una finta che era quasi diabolica. Faceva sempre lo stesso movimento, una specie di torsione con il busto, facendo finta di partire all’esterno ma tornando molto rapidamente verso l’interno con il piede destro”.

Uno giocatore dallo stile unico e dal portamento molto particolare: Pagano era forse il giocatore che ricordava di più Garrincha, il famoso brasiliano con una gamba più lunga rispetto all’altra. Qualche mese dopo la vittoria con l’Inter, Pagano firmerà anche la personale ‘vendetta’ contro la sua Juventus.

“Ero all’ingresso dell’area, ho chiuso gli occhi e ho tirato. Quando li ho riaperti, ho visto la palla nelle reti e non ho più capito niente”. Da allora, l’ala tascabile di Pescara farà sempre parlare di sé. Ovviamente anche in termini di mercato: era finito nel mirino dei più grandi club del Paese. Pagano però non avrà mai una vera opportunità di andare via, tutti le trattative infatti falliranno. “Avrei dovuto lasciare Pescara – le sue parole -. Ogni volta però finiva male…”.

Una carriera a metà

Nonostante il suo talento, Pagano deve anche affrontare un calcio che cambia drasticamente, che a un certo punto dimentica le ali ‘progressiste’. A lui si interessò anche Arrigo Sacchi, ne parlò personalmente con Giovanni Galeone: voleva però metterlo in mezzo, farne il perno del centrocampo del super Milan. Galeone quasi si offese: “Ho rifiutato subito, era un’ala destra pura!”.

Nonostante tutte le opportunità, Pagano cadrà pertanto nell’oblio negli anni immediatamente successivi. Forse anche per le delusioni arrecate dal mercato, da un salto che tardò fino a non arrivare mai. Se ne dimenticarono tutti, fino a quella sera di gennaio del 2005, quando un illustre giocatore finalmente rese omaggio a un giocatore sconosciuto ma dal talento sconfinato. “Ho capito il problema già appena sveglio. Ho aperto il telefono e ho visto una trentina di messaggi, dunque qualcosa nella notte era capitato. E’ incredibile che Maldini si sia ricordato di me, ci siamo sfidati solo 3 o 4 volte!”.

Che storia, davvero. A volte bisogna aspettare a lungo prima di raccogliere i frutti del proprio lavoro. E Rocco Pagano no, non ha mai mollato.

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