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Il ritorno di Supermario Balotelli in Nazionale: ha davvero senso?

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Se c’è una cosa che Balotelli condivide con il personaggio di fantasia che gli ha prestato il soprannome è di non morire mai.

Game over, si legge in Supermario Bros. quando Mario, magari insieme a Luigi e compagnia giocante, non riescono a terminare il livello della partita.

Eppure basta premere start per riprovarci nuovamente, all’infinito. Non è la prima volta che Supermario Balotelli finisce al centro del dibattito calcistico nazionale. Era già accaduto, recentemente, prima per il passaggio – più un ritorno a casa – al Brescia in Serie A. Poi al Monza, stavolta in Serie B, non distante dal paese natale.

I numeri di Balotelli

Poi però ci sono i numeri, che come nel videogioco non mentono mai.

Al Brescia Balotelli segna appena cinque gol in tutta la stagione, lasciandosi peraltro malissimo con Cellino e società, che quasi lo scaricano. Al Monza riesce a fare leggermente meglio con sei reti totali. Sembra comunque la fine, il game over appunto, della sua carriera sempre sull’orlo dell’implosione.

E invece no. Un’altra terra è pronta ad accogliere Supermario, è la Turchia. Precisamente l’Adana Demirspor, allenata da un altro italiano perennemente in esubero come Vincenzo Montella.

In Turchia, Mario Balotelli ha giocato finora 12 partite di campionato. Il 73% delle volte tutta la partita, partendo da titolare il 77%. Ha realizzato cinque gol e messo a segno due assist. È stato ammonito anche due volte, dimostrando di non essere cambiato troppo da quel punto di vista.

Anche se lui, in una recente intervista, sembra affermare il contrario: «Sto bene dopo gli ultimi due anni e mezzo, mi sento pronto per tornare in Nazionale. Sarebbe un sogno. Partirei a piedi dalla Turchia adesso se sapessi di essere tra i convocati a marzo». E sul rapporto con Mancini: «Abbiamo un rapporto aperto e ottimo, lui mi ha detto quello che vuole da me affinché io possa tornare in Nazionale. E io lo farò. Se l’ho sentito ultimamente? Sì».

Il rapporto con Mancini in una carriera tormentata

D’altronde Supermario con Mancini ha vissuto tre anni meravigliosi. Che in qualche modo hanno lanciato l’uno e l’altro – definitivamente – nel panorama del grande calcio internazionale.

È nello stesso periodo in cui Supermario incanta con la maglia dei Citizens che Balotelli vive un Europeo da protagonista con l’Italia (2012), quando gli azzurri approdano sino alla finale poi persa fragorosamente contro la Spagna.

La fine per Prandelli, e in parte l’inizio della fine anche per Supermario, che da quell’annata in avanti non riesce più a rispettare il proprio status di fuoriclasse.

Balo va al Milan, dove fa bene ma non entusiasma, poi al Liverpool, dove fatica, di nuovo al Milan (un gol in Serie A in 20 partite), al Nizza dove gioca due ottime stagioni anche a livello realizzativo. Rimane in Francia cercando fortuna al Marsiglia, ma il campo lo tradisce nuovamente.

Così inizia il suo declino definitivo prima al Brescia, poi al Monza.

Perché il ritorno in Nazionale sarebbe difficile

A 31 anni Supermario Balotelli si sente pronto per l’ultima grande sfida.

I suoi numeri con la maglia della Nazionale sono ottimi – 14 gol in 36 partite – e non si discutono. Quello che si discute è se sia giusto che il gruppo che ha vinto l’Europeo con merito realizzando record su record venga messo in discussione per un paio di partite andate storte.

Proporre Balotelli come soluzione ai problemi della nazionale è quantomeno irrispettoso per l’11 (non diciamo i 23) che hanno compiuto un’impresa appena cinque mesi fa.

Chi può scommettere, senza timore di scottarsi, sul fatto che Balotelli possa inserirsi, anche a livello tattico, nell’attacco azzurro? Cinque gol in dodici partite nel campionato turco, lo ha dimostrato ampiamente l’acquisto da 20 mln Vedat Muriqi (proprio riserva di Immobile alla Lazio), non possono rappresentare una garanzia.

Nelle due partite contro la Svizzera e l’Irlanda del Nord è mancato Immobile. E si è sentito. Il miglior marcatore della storia della Lazio con la Nazionale ha segnato un gol in più di Balotelli. È vero, con una quindicina di partite in più del bresciano, ma forse ci si è già dimenticati dell’incredibile lavoro senza palla e di gioco che il 17 in maglia biancoceleste ha realizzato durante l’Europeo.

Immobile, non torniamo sull’argomento, viene giudicato sempre in base ai gol fatti, ma il suo lavoro nell’ombra, più volte sottolineato da Mancini peraltro, è un elemento cruciale per il gioco della nazionale – che si sviluppa soprattutto sulle due fasce e sugli inserimenti delle due mezzali.

Balotelli, che a calcio sa giocare e anche bene, dovrebbe calarsi proprio come Immobile, Belotti, Scamacca, e chi per loro, in un sistema di gioco collaudato e quasi formato a mo’ di club.

Dovrebbe sacrificarsi, perché questa Italia è sacrificio prima che altro. Potrebbe farcela, Supermario. Potrebbe, appunto. E a 31 anni usare ancora il condizionale è quantomeno sintomatico. Anche a livello di spogliatoio, di equilibri, Balotelli è una mina vagante.

E non è un caso se la sua migliore annata con l’Italia la fece insieme a chi seppe prenderlo di petto, di bastone e carota: Antonio Cassano.

Insomma, Balotelli è sempre un nome che suscita entusiasmo, frenesia e un pizzico di sana gioia popolare quando viene accostato alla nostra Nazionale.

Ma la Nazionale non è un casting. Non è improvvisazione. È disciplina, lavoro, gruppo. L’Europeo vinto lo ha dimostrato ampiamente: in assenza di campioni, si vince di gruppo, sempre.

Davvero Balotelli è la soluzione ai nostri problemi?

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