Il post-Mondiale 2026 ha scosso profondamente le fondamenta del calcio europeo. Archiviata la rassegna iridata, le grandi potenze del pallone hanno deciso di azzerare tutto e voltare pagina, affidando le proprie ambizioni a profili di altissimo spessore. Dalle rivoluzioni filosofiche ai ritorni eccellenti, ecco come cambiano le panchine più calde d’Europa.
Olanda: la scommessa catalana di Xavi
Per la prima volta dal 1978, la panchina degli Oranje non parla olandese. La KNVB ha scelto di affidarsi a Xavi Hernández per aprire un ciclo completamente nuovo, voltando pagina dopo l’addio di Ronald Koeman. L’ex tecnico del Barcellona ha firmato fino al 2030 con un’idea fissa in testa: fondere la storica verticalità e la fisicità olandese con il verbo del possesso palla e del gioco posizionale. Nello staff ha voluto fortemente innesti di matrice locale per non perdere l’identità storica, ma la sua missione è chiara: coniugare la spettacolarità del gioco con la cultura della vittoria in vista di EURO 2028.
Germania: l’uragano Jürgen Klopp
A Dortmund e Liverpool lo sanno bene: quando arriva Klopp, l’energia si taglia con il coltello. La DFB ha scelto lui per raccogliere l’eredità di Julian Nagelsmann e ridare un’anima a una Mannschaft in cerca d’autore. Klopp non ha perso tempo: ha esordito convocando ben 44 giocatori per allargare la base e riaccendere quel “patriottismo positivo” che mancava da tempo. In campo promette di ripristinare organizzazione difensiva, coraggio e l’inconfondibile marchio di fabbrica del suo gegenpressing. Il contratto scade nel 2030: il tempo per ricostruire, gestire i big e lanciare i giovani c’è tutto.
Belgio: la grinta di Mark van Bommel
Dopo anni di grandi attese e mezze delusioni, il Belgio riparte dal carattere spigoloso e vincente di Mark van Bommel. L’ex centrocampista di Milan e Bayern prende il posto di Rudi Garcia con un obiettivo ben preciso: dare ai Diavoli Rossi una disciplina tattica ferrea e un’aggressività agonistica che spesso è mancata nei momenti decisivi. Supportato da uno staff di spessore, van Bommel ha firmato un biennale per blindare il gruppo e traghettarlo con ambizione verso EURO 2028.
Francia: finalmente Zinedine Zidane
Era il segreto di Pulcinella, il matrimonio che tutto il calcio francese invocava da anni. Zinedine Zidane ha finalmente preso in mano i Bleus, raccogliendo la pesantissima eredità di un monumento come Didier Deschamps. Zizou non stravolgerà una squadra che straripa di talento puro: il suo compito sarà gestire con il solito carisma uno spogliatoio stellare, puntando su un calcio equilibrato, tecnico e votato al dominio territoriale. La Francia resta l’élite mondiale, e con Zidane in panchina l’obiettivo unico è sempre lo stesso: vincere tutto.
Portogallo: l’esperienza di Jorge Jesus
Il Portogallo volta pagina salutando Roberto Martínez e affidandosi a una vecchia volpe della panchina: Jorge Jesus. Reduce dai successi in Arabia Saudita (dove ha allenato anche Cristiano Ronaldo), il tecnico portoghese porta in dote un rigore tattico maniacale, un pressing ultra-offensivo e un’intensità di manovra travolgente. Con un contratto quadriennale fino al 2030, anno in cui il Portogallo sarà co-organizzatore del Mondiale, Jesus ha il compito di dare un’identità geometrica e feroce a un mix perfetto di campioni affermati e giovani fenomeni.


