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Con i Mondiali che si avvicinano e l’Italia che deve fare i conti con un movimento che deve faticare per guadagnarseli e che ha fallito clamorosamente nelle ultime due edizioni, è bene riflettere su come alcune nazionali siano sempre al top, nonostante qualche punto più basso, nel corso dei decenni. Ecco le ricette di Germania, Spagna, Francia e Inghilterra.

Germania , Francia , Spagna e Inghilterra sempre al top: le ricette per le grandi nazionali

Partiamo da un presupposto: non esiste una ricetta unica e sicura per non fallire mai, anche perché il calcio è un gioco mutevole e, come tale, soggetto alla fortuna, alla forma, al momento. E per fortuna, aggiungiamo noi. Quello che la differenza, tuttavia, è come si arriva a giocarsi momenti decisivi nel corso della propria storia e, in questo, l’Italia ha qualcosa da imparare dalle altre big europee. Andiamo ad analizzare i quattro casi già citati.

Francia : un grande bacino per tante idee

La Francia, come già approfondito nel corso del nostro articolo sulle nazionali che hanno mancato l’appuntamento ai mondiali, ha conosciuto momenti bui. Da quel Francia 1998 in casa, tuttavia, i Bleus si sono sempre distinti per prestazioni di alto livello, ai Mondiali e agli Europei e, soprattutto, hanno dato sempre l’impressione di poter arrivare in fondo.

Il segreto della Francia, che è anche la grande differenza rispetto all’Italia, è l’ampiezza del bacino da cui attingere i giocatori: patria di vecchie colonie, la Francia ha a disposizione per lo scouting numeri importanti, che consentono di far debuttare in nazionale maggiore immigrati di prima o seconda generazione arrivati spesso, appunto, dalle ex colonie transalpine.

L’idea di un gioco ben definito e l’ampiezza della scelta, unita ad allenatori capaci e vincenti, dal grande carisma, ha spesso creato un mix vincente per questa nazionale, che non ha alcun problema a fare un mix di giocatori esperti e giovani promesse.

Germania : rinascere dalle proprie ceneri

La Germania ha una storia particolare, che nasce dopo l’abbattimento del muro di Berlino nel 1989. La nazionale tedesca, da allora, ha saputo costruirsi un presente e un futuro di grandi successi, intervallati ovviamente da qualche momento meno felice.

Un po’ come la Francia, anche i teutonici possono vantare un bacino ampio, fatto di diversi immigrati di seconda generazione (o oltre), soprattutto provenienti da zone come la Polonia o la Turchia. Diverso lavoro, stessi risultati. A permettere alla Germania di essere considerata costantemente una nazionale tra le top è come ci si approccia ai giovani talenti: in Bundesliga non è raro vedere giocare ragazzini di 17 anni, già fisicamente pronti ad affrontare i grandi, con velocità, idee e tecnica. Le squadre tedesche hanno oltre il 40% di tesserati provenienti dal bacino nazionale e di cittadinanza tedesca. Inevitabile che, giocando, crescano più pronti rispetto ai pari età di altre nazioni.

Il calcio fisicamente importante della Germania degli anni ’90, inoltre, ha incontrato un’ottima tecnica, con un paio di generazioni d’oro che hanno permesso di raggiungere risultati di altissimo livello.

Inghilterra : potenza economica e tecnica

Quasi un paradosso. Inventori del calcio, gli inglesi vantano il campionato più ricco e probabilmente spettacolare del mondo. Eppure faticano a conquistare titoli a livello nazionale. Questa, però, è un’altra storia. Quello che interessa è che l’Inghilterra, in ogni competizione, è una delle squadre con cui dover fare i conti. Da sempre. Come può la Nazionale dei Tre Leoni essere sempre tra le top mondiali?

La risposta non è semplice, ma può partire dal concetto di cultura calcistica. In Inghilterra si nasce e si vive (anche) per il calcio. Dalla quinta serie alla Championship, per arrivare ovviamente alla Premier, il Paese ospita stadi pieni, calorosi, con 10.000 persone anche per una partita dell’equivalente della Serie C italiana. Strutture di allenamento e di accoglienza all’avanguardia, con stadi in grado di attirare il pubblico, permettono alle generazioni di giovani calciatori inglesi di crescere circondati e abbracciati dal calore dei tifosi, imparando fin dalle serie non professionistiche a conoscere la pressione del pubblico, di casa e ospite.

La nazionale può quindi attingere a un bacino già formato, nel quale spiccano i fuoriclasse che riescono a fare la differenza in Premier League, un campionato veloce, fisico e tecnico.

Spagna : la bellezza al servizio del calcio

Concludiamo, forse, con il caso più eclatante: la Spagna. Passano gli anni, passano le generazioni, eppure gli iberici sono sempre lì, al top. Giocano, e spesso vincono, Mondiali ed Europei, dimostrando spesso una superiorità netta sul campo. Come lo fanno? Con una parola semplice ma complessa: pianificazione.

La cantera, cioè il settore giovanile delle squadre spagnole, è fondamentale per restare nelle spese e crescere, magari realizzando anche plusvalenze importanti: il 20% dei minuti giocati in campionato sono di ragazzi dei settori giovanili, dato più alto in Europa. Un confronto? In Italia è il 5%.

Squadre come il Barcellona, che ambiscono anno dopo anno ai titoli nazionali e a quelli continentali, si affidano a una cantera di alto livello, con allenatori che insegnano il calcio e, in particolare, insegnano ai giovani più promettenti come interpretare il calcio spagnolo, fatto di tiki-taka verticale, tecnica di base altissima e alta intensità.

Il risultato è simile a quello che accade in Inghilterra: in prima squadra, e quindi in nazionale, arrivano giocatori che si conoscono a memoria anche giocando il club diversi, che sono abituati alla pressione del pubblico e che sanno esattamente quello che, probabilmente, chiederà loro il CT. In poche parole: armonia.

Cosa unisce tutte queste squadre ? La corsa

La disamina su cosa permette ad alcune nazionali di restare al top, si chiude con una riflessione. Rispetto all’Italia tutte queste corrono decisamente di più, e meglio. Slegate spesso da un concetto troppo rigido di tattica, queste squadre permettono ai giocatori di invertirsi le posizioni in fasi veloci della partita, senza snaturarsi. Più corsa corrisponde a più mobilità e più ricerca degli spazi e, quindi, a più pericolosità.