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Il Napoli di Spalletti di cui si parla poco

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Nel litigio tra Luciano Spalletti e il bordocampista russo ai tempi dello Zenit di San Pietroburgo, è come riassunta la verve polemica e la dedizione al lavoro del tecnico di Certaldo. Mentre inveisce in toscano contro il povero giornalista russo, che allarga le spalle e guarda la telecamera con tono interrogativo, spaesato, Luciano ha già in mente di lasciare Madre Russia per tornare in Italia.

Lo farà, prima alla Roma e poi all’Inter. A giudicare dai costanti litigi e screzi in conferenza stampa, o a caldo nel post-partita degli studi televisivi, Spalletti in Russia non ha spento quel sacro fuoco che lo rende un allenatore unico nel panorama italiano e internazionale.

Spalletti all’ombra del Vesusvio

È proprio qui, in campo internazionale, che Spalletti vuole riportare il Napoli. È vero, i partenopei giocheranno in Europa, ma non in Champions League – una dimensione alla quale i tifosi azzurri erano stati abituati con costanza sotto Mazzarri, Benitez, Sarri.

La Champions, d’altra parte, non solo è l’obiettivo principale di Luciano Spalletti per il prossimo anno, ma è anche il terreno di caccia più volte battuto dall’allenatore di Certaldo. Basti pensare che in 12 stagioni di Serie A, Spalletti ha centrato la Champions 11 volte – una delle quali, peraltro, con l’Udinese.

Un risultato clamoroso, soprattutto se pensiamo che – fatta eccezione per il secondo anno all’Inter – Spalletti non ha mai avuto a disposizione una rosa di fenomeni. Il vero fenomeno, nelle sue squadre, è lui. Fenomeno sia nel senso delle dichiarazioni – fenomeno mediatico – sia nel senso, più tecnico-tattico, delle intuizioni geniali che dall’allenamento settimanale Spalletti traduce con enorme successo nei 90’ domenicali – o infrasettimanali.

Stupisce, allora, lo diciamo francamente, l’alone quasi misterioso che ha accompagnato l’arrivo di Spalletti sulla panchina del Napoli. Se un gran parlare s’è fatto di Gattuso alla Fiorentina, di Allegri alla Juventus, di Mourinho alla Roma, di Inzaghi all’Inter e Sarri alla Lazio, lo stesso non può dirsi di Spalletti al Napoli. Ad iniziare dall’annuncio Twitter con cui – ormai è un’abitudine consolidata negli anni – De Laurentiis ha voluto annunciare il nuovo tecnico dei partenopei.

«Sono lieto di comunicare che Luciano Spalletti sarà il nuovo allenatore del Napoli a partire dal prossimo 1° luglio. Benvenuto Luciano, insieme faremo un grande lavoro». Toni entusiasti ma misurati, d’intesa ma ancora piuttosto freddi. Dopo l’addio tra il serio e il faceto a Gattuso (anch’esso su Twitter), d’altra parte, non poteva essere altrimenti.

Ma anche la piazza, a quanto pare, non è entusiasmata dal tecnico toscano. Non che non sia felice, sia chiaro, ma l’entusiasmo è un’altra cosa. È quello che ha accompagnato ad esempio l’arrivo di Ancelotti o la quasi firma di Conceiçao, uno che dopo aver battuto la Juventus in Champions League avrebbe ricevuto gli onori di casa alle pendici del Vesuvio. E invece il vulcano non è ribollito, infine. La mancata firma del tecnico portoghese è stata il preludio a giorni di fuoco, che hanno visto posarsi sulla panchina del Napoli prima il nome di Allegri, che ha però scelto la Juventus, poi quello di Spalletti. Entrambi toscani, come quel Maurizio Sarri che ha fatto davvero sognare il popolo napoletano come non accadeva dai tempi di Diego Armando Maradona.

Quale Napoli con Spalletti?

Spalletti porta con sé, al netto dei dubbi, un palmares pesante condito di due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana – entrambi conquistati alla Roma – due campionati russi, una Coppa e una Supercoppa nazionale con lo Zenit di San Pietroburgo, oltre a una Coppa Italia di Serie C con l’Empoli nel 1996. E ad un gioco che, per qualità e proposta, davvero non ha eguali nel nostro campionato. Spalletti è un grande tattico, ma non è semplicemente questo.

È intelligente, sa leggere i momenti della partita, li interpreta con l’acume del classico allenatore italiano, pragmatico ma non per questo rinunciatario nei confronti dell’estetica. Egli è come la via di mezzo ideale tra Allegri, il mago dei risultati, e Sarri, l’esteta che ricerca la bellezza per arrivare alla vittoria.

Se è vero Gattuso giocava con un 4-3-3 mascherato, più simile ad un 4-2-3-1, specie col recupero di Fabian Ruiz in posizione mediana, l’allenatore certaldino non può che trarne beneficio. È infatti quest’ultimo il modulo prediletto dall’ex Inter. Certo, il mercato che si prospetta per quest’estate degli azzurri non sarà lo stesso dello scorso anno. Il bilancio in rosso di 20 milioni e la mancata entrata in Champions costringeranno De Laurentiis e Giuntoli a lavorare di cesello, riducendo il monte ingaggi del 30%.

Provando ad ipotizzare una formazione tipo, tra i pali i dubbi non ci sono. Almeno nella titolarità. Spalletti punta tutto su Ospina, e ha fatto sapere a De Laurentiis e Giuntoli di non volerne sapere dell’alternanza tra i due. Il suo Napoli ha innanzitutto bisogno di certezze. La difesa, che ha perso Hysaj (alla Lazio), che perderà Maksimovic e che potrebbe perdere Kalidou Koulibaly, è forte di un uomo già allenato da Spalletti: Manolas. Sul greco il Napoli scommette tutto il prossimo anno. Di Lorenzo è una certezza, mentre Mario Rui e Ghoulam al momento rappresentano un’incognita che solo il mercato risolverà del tutto.

A centrocampo, Spalletti non avrà Bakayoko, tornato al Chelsea, e potrebbe non avere Fabian Ruiz, sul quale ci sono (tra le altre) le sirene parigine dello sceicco al-Khelaifi. Chi giocherà nei due? Lobotka e Demme sono un’opzione plausibile, almeno al momento, ma c’è da scommettere che il Napoli interverrà in quel (quei) ruolo (ruoli).

Sugli esterni si punta al rinnovo di Insigne, grande suggestione della Lazio di Sarri – per ora solo una voce, comunque –, mentre Lozano potrebbe partire. Con la piazza napoletana, il rapporto non è mai decollato del tutto per il messicano.

E Politano? Stesso discorso, nonostante una stagione meravigliosa che avrebbe meritato il premio della convocazione in nazionale. Lì davanti, pochi dubbi. Zielinski come trequartista, con Elmas a scalpitare dalla panchina, e Osimhen unica punta.

Occhio al fattore attaccante. Con Spalletti, che ha dovuto rinunciare a Icardi anzitempo per questioni arcinote, le punte sono un vero surplus. Solo per fare un nome, con Spalletti allenatore Dzeko ha segnato 43 reti. In attesa del primo ritiro in Trentino, cresce la curiosità. Nostra e, senza alcun dubbio, presto, anche dei tifosi del Napoli.

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