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Marco Belinelli: il talento al servizio della squadra, per un sogno chiamato anello NBA

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San Giovanni in Persiceto è un paese di 30.000 abitanti situato alle porte di Bologna ed è uno di quei luoghi che gli appassionati di sport tengono a mente semplicemente perché danno i natali ai proprio beniamini, in questo caso, a Marco Stefano Belinelli. 

Una famiglia di sportivi di successo

Marco nasce il 25 marzo del 1986 e ha tutto il tempo di apprendere caratteristiche importanti, come il sacrificio, la cultura del lavoro e la perseveranza unita al talento, copiata dai suoi fratelli maggiori, Enrico e Umberto, che si distinguono nei loro rispettivi campi, pallacanestro e pattinaggio artistico a rotelle. 

Poco più che in fasce, il piccolo Marco Belinelli passa tutta la trafila della prima parte delle sue giovanili nei campionati regionali di pallacanestro nella squadra del suo paese, la Vis Persiceto.

Di lì a poco si accorge di lui Massimiliano Milli, storico allenatore delle squadre giovanili della Virtus, dove Marco comincia a giocare e portare i compagni alla vittoria di tanti campionati, prima che, all’età di 15 anni, grazie alle rivoluzionare idee, per allora, di Ettore Messina e Marco Sanguettoli, comincia ad allenarsi in prima squadra, dove sgambetta, tra gli altri, un certo signor Manu Ginobili. 

Da Bologna a Bologna

Come successe ad altri colleghi, il passaggio a vuoto della Virtus di inizio millennio, dovuto soprattutto a causa di alcuni problemi finanziari, Marco passa alla sponda opposta di Bologna, dopo aver esordito e giocato nelle “V Nere”, il campionato di Serie A nella stagione 2002/2003. 

Gli anni con la Fortitudo sono indimenticabili, soprattutto la stagione 2004-2005, quando Marco vince lo scudetto sconfiggendo insieme ai compagni l’Olimpia Milano per 3-1. 

Quella stagione porta il bolognese a guadagnare minuti inaspettati, visto il grave infortunio del playmaker titolare Milos Vujanic e il taglio per questioni disciplinari di GianMarco Pozzecco, che gli aprono la strada per poter dimostrare tutto il suo talento.

Ed è quello che succede. 

I Mondiali e la NBA

Il “Beli” debutta in nazionale nell’anno successivo e gioca una partita clamorosa contro la nazionale USA in un’amichevole pre torneo, segnando 25 punti e facendosi notare da parecchi osservatori NBA. 

Nell’estate del 2007 Marco viene scelto dai Warriors con la scelta numero 18, primo giro assoluto e primo europeo ad essere draftato. 

L’inizio per il nostro connazionale è da mille e una notte e tocca il suo culmine proprio all’esordio in Summer League, quando scrive 37, “leggasi trentasette” per poi proseguire con una media a partita da circa 23 punti in quella stessa pre-season. 

Ma è solo un fuoco di paglia, tutta la prima stagione non viene praticamente mai considerato dal suo allenatore Don Nelson che pensa addirittura di mandarlo in D-League a farsi le ossa, evento che viene duramente contestato da Marco, sicuro che il suo talento e il suo lavoro possano dare una mano alla squadra. 

L’addio ai Warriors arriva al termine della stagione successiva, durante la quale la guardia tiratrice azzurra comincia a trovare spazio e minuti, ma proprio sul più bello un problema alla caviglia lo ferma e nell’estate 2009 passa ai Raptors. 

La stagione con i canadesi, nonostante un impiego più frequente non è ancora delle migliori e il Beli cambia ancora casacca, passando ai New Orleans Hornets, finendo poi ai Chicago Bulls

San Antonio, col Pop e Manu è un’altra musica

L’inizio con gli “speroni” è di quelle da protagonista, coach Popovich lo mette in condizione di affinare il suo celestiale tiro da 3 punti ed entra in pianta stabile nel meccanismo di gioco dei big 3, Ginobili, Duncan e Parker. 

Dopo i primi mesi da protagonista in una squadra di campioni, Beli viene selezionato per partecipare alla gara da tre punti, che Marco vince contro avversari del calibro di Steph Curry, Damian Lillard, Kevin Love, Bradley Beal (contro il quale vince lo spareggio conclusivo) e Kyrie Irving ( ! ). 

Il titolo NBA 

La promessa fatta all’inizio della sua carriera NBA, quando in un’intervista Marco dichiarò che era intenzionato a vincere almeno un titolo, diventa realtà e dopo una stagione in cui dà il suo sostanzioso contributo, Belinelli mette l’anello al dito al termine di una serie finale vinta contro Miami per 4-1. 

In quella occasione un giovanissimo Kawhi Leonard, allora 21enne, ha in comune il primo anello con il ragazzo di San Giovanni e si prende il titolo di MVP della serie finale, ma tutto quel fantastico team è considerato da sempre il non plus ultra dell’alchimia di squadra. 

Tutti comprimari e tutte prime donne, tra le quali spiccava, tra gli altri, il solo nome del principale responsabile di tale amalgama, Gregg Popovich. 

Le serie Playoff 

Dopo aver chiuso con 62 vittorie e 20 sconfitte la regular season, San Antonio si guadagnò il diritto di giocare la bella in casa per tutta la durata della post season, ma questo non facilitò più di tanto il compito di Marco e compagni. 

Il primo turno contro i Mavericks di Dirk Nowitzki, la serie si conclude con una vittoria proprio alla settima in casa, grazie a uno sontuosa prestazione di Tony Parker che segnò 32 punti.

Molto più semplice il secondo turno contro i Portland Trail Blazers spazzati via per 4-1, mentre nella finale della Western Conference, San Antonio ottiene una piccola mano anche dalla fortuna, vista l’incredibile serie di infortuni che colpisce Oklahoma City, battuta per 4-2.

Il resto è storia, Belinelli si laurea campione il 15 giugno del 2014, quando in una partita e una serie finale senza storia, la squadra texana porta a casa il suo quinto titolo, vendicando quello della stagione precedente, quando Ray Allen acciuffò serie e partita per poi farsi portare alla vittoria il suo re Lebron James. 

Ancora in sella

Marco rimane a San Antonio per un’altra stagione, gli Spurs raggiungono ancora una volta i playoff ma non vanno oltre il primo turno e la dinastia Popovich sembrerebbe giunta al capolinea, così come il soggiorno di Marco in Texas.

Gli ultimi anni della bellissima carriera di Marco in NBA sono targati Sacramento, 2015/16, Hornets, nel frattempo trasferitisi a Charlotte, 2016/17, Hawkes e Sixers.

A Philadelphia in particolare Belinelli vive una sorta di seconda giovinezza, arrivando a gennaio e portando Embiid e Simmons a vincere 16 partite consecutive con medie mai raggiunte in carriera. 

Alla fine di quella stagione, Marco torna dal “Pop” dove tuttora sta dando il suo contributo per un difficile ma non improbabile traguardo da raggiungere: la post season. 

Se questa disgraziata stagione sportiva dovesse riprendere il via, noi saremo ancora tutti lì a gridare “Forza, Marco!” 

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