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Una Juventus vichinga torna grande a Malmö

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C’era più di un motivo per avere timore che l’esordio della Juventus a Malmö potesse coincidere con l’ennesima prova negativa dei bianconeri, dopo un inizio di campionato pressoché disastroso.

Così non è stato, visto il risultato finale, un rotondo 0-3 maturato durante i primi 45 minuti di gioco, che hanno palesato una Juve solida, concreta e a tratti spietata, di certo una specie di cantiere aperto, che ha comunque dimostrato che con il rientro degli uomini migliori, l’inversione di rotta sembra già cominciata.

Proviamo a vedere, attraverso i numeri, che tipo di partita ha giocato la Juventus.

Il modulo non cambia

Allegri ha sempre dichiarato, dimostrandolo spesso e volentieri coi fatti, che la sua idea di calcio ha quasi sempre avuto pieno diritto di cittadinanza, quando c’è stato da riprendersi da situazioni scabrose.

Anche prima del suo primo arrivederci alla Juventus, nonostante i dolori di Champions, ha sempre portato a casa qualcosa di prestigioso, cinque scudetti in primis, e non ha mai concesso permute quando si è trattato di mettere in dubbio il suo operato.

Così sta succedendo anche in questo scorcio iniziale di stagione, visto che il marchio di fabbrica dell’allenatore livornese è rimasto tale anche in Svezia, il 4-4-2, completato e rimpolpato dal ritorno di alcune pedine fondamentali, non disponibili nella precedente sconfitta di Napoli.

Bene gli esterni

Confermato Szczesny, la difesa a 4 ha giovato del rientro di Danilo e Cuadrado a destra e di Alex Sandro a sinistra, tutti autori di prove maiuscole.

A prescindere dalla partecipazione alla manovra e alla finalizzazione del primo gol, i tre esterni hanno garantito quella propulsione sulle fasce che è mancata nelle partite precedenti.

In particolare Alex Sandro ha toccato la palla 74 volte, il 10% circa del totale bianconero, arrivando alla conclusione in ben tre circostanze e occupando una posizione ben più avanzata rispetto al ruolo disegnato per lui da Allegri, anche alla luce della incolore prestazione offensiva avversaria e dei continui accentramenti di Rabiot, portato spesso a dialogare col resto del centrocampo, più che alla costruzione della manovra da esterno alto.

Dall’altra parte, Cuadrado, libero da impegni difensivi e coperto molto bene da Danilo, di tocchi se ne è concesso 77, segno di una distribuzione offensiva molto equilibrata ed eterogenea, mentre Danilo l’ha fatta da padrone nella sua porzione di campo, avendo il pallone tra i piedi ben 113 volte, nessuno come lui nella partita di ieri.

Ordinata la partita difensiva dei due centrali schierati ieri da Allegri, De Ligt e Bonucci.

MALMOJUVENTUS
0GOL3
9TIRI16
423PASSAGGI645
84%PASS89
15CROSS16
6CONTRASTI 20
39.8%POSSESSO60.2
Le statistiche di Malmo Juve

Robusto il centrocampo

L’atteggiamento in campo dell’intera squadra è sembrato piuttosto robusto, atto a commettere il minor numero di errori possibili, con Locatelli e Bentancur stakanovisti di un centrocampo che è apparso finalmente in ripresa, anche in considerazione della non eccelsa qualità avversaria.

Ma la strada sembra essere quella giusta, anche perché Rabiot potrebbe garantire quell’equilibrio, ieri lo ha fatto benissimo, che Allegri cerca non avendo più a disposizione gente come Matuidi e Khedira, due degli uomini chiave delle annate vincenti di Allegri alla Juve.

Certo, il francese non ha i polmoni del nativo di Tolosa, ma con la classe sopperisce a quella parte di campo che Matuidi copriva con la corsa, seppur con risultati alterni che, ieri, si sono visti.

Locatelli ha messo in mostra tutte le qualità che lo hanno fatto diventare grande con il Sassuolo, anche se non sono state tantissime le possibilità di proiezione offensiva, visto che la posizione occupata dal centrocampista bianconero è stata piuttosto circoscritta, quella che ha permesso di tenere leggeri sia Alex Sandro che lo stesso Rabiot.

Bentancur ha supportato il dinamismo di Cuadrado, innalzando il baricentro della squadra alla luce dei frequenti recuperi di Danilo che hanno permesso le ripartenze mortifere che hanno poi innescato Morata e Dybala.

Dybala e Morata in moto perpetuo

Il credo di Allegri si è però soprattutto intravisto nel ruolo assegnato alle due punte schierate a Malmö, Paulo Dybala e Alvaro Morata.

L’argentino ha spesso fatto da compagno di giochi a Cuadrado, tanto che alle volte è sembrato che i due si pestassero i piedi a vicenda, ma la natura de “La Joya” è quella di partire da lontano, per poi accentrarsi e dialogare con la punta o con gli esterni alti, quello di destra preferibilmente.

Morata è stato il giocatore che ha toccato meno palloni di tutti, 33, poco più della metà del suo compagno di reparto, ma non è certo una rarità per un centravanti come lui, che peraltro è uscito a metà della ripresa. Ciò che sorprende dello spagnolo è che ha tenuto sotto scacco tutta la difesa svedese, per poi dare una mano anche a Betancur e Locatelli, quando il Malmö ha provato, seppur in rare occasioni, a mettere il naso fuori dal proprio centrocampo.

Non si butta via niente

I nostri nonni ci hanno sempre insegnato che in tempi di guerra non si butta via niente e la partita di ieri è una specie di cartina di tornasole di questo saggio enunciato.

L’avversario non è stato certo all’altezza, ma come scritto all’inizio, la partita era pregna di insidie e la Juventus l’ha affrontata con la giusta concentrazione, senza farsi prendere troppo dal momento negativo e senza esagerare con le facilonerie.

Gli allarmismi di inizio campionato non sono certo acqua passata, ma non si può non riconoscere che gli interpreti di Malmö abbiano fatto tutta la differenza del mondo rispetto alla partita di Napoli, dove, giova ricordarlo, gli azzurri hanno comunque meritatamente vinto sul campo.

Cuadrado a destra fa sempre la differenza e Alex Sandro, quando sta bene, può essere considerato tra i top terzini della Champions League.

Inoltre ci sono tutta una serie di statistiche che sorridono ai bianconeri: la Juventus non segnava tre gol in un primo tempo di Champions League dal novembre 2012 contro il Nordsjælland ed era dal 2010 che i bianconeri non ottenevano il loro primo successo stagionale in Champions League, dato questo che, se da una parte non è esattamente incoraggiante, dall’altra può essere una spinta propulsiva non indifferente per tornare a riprendere la via anche in campionato.

La partita contro il Ferencvaros del novembre 2020, è stata l’ultima in cui la coppia d’attacco formata da Dybala e Morata, ha segnato nello stesso incontro, mentre Bentancur ha fornito il suo primo assist in Champions League, dopo 27 presenze nella massima competizione europea.

Dove si può migliorare

Va da sé che gli svedesi del Malmö, possano aver fornito ad Allegri qualche indicazione maggiore rispetto alle dinamiche che governeranno il gioco della Juventus da qui alla fine della stagione, ma servono esami più probanti.

Intanto occorre capire se Szczesny si è completamente messo alle spalle il periodo “no” delle prime tre partite di Serie A e poi bisogna mettere minuti sulle gambe che permettano agli interpreti in campo di trovare quelle distanze che ieri hanno funzionato a meraviglia, la vera e propria chiave della vittoria in terra svedese.

Il 60% scarso di possesso palla, in una partita chiusa al primo tempo, è il dato che meglio inquadra la prima partita vinta in stagione da Dybala e compagni e sono stati ben 16 i tiri scoccati durante i 93 minuti del match, di cui esattamente la metà nello specchio della porta.

Seppur dominato, il primo tempo ha mostrato una Juventus abbastanza timorosa fino all’arrivo del primo gol, giunto al 23°. C’era sicuramente da pagare lo scotto di un avvio di stagione non proprio tra i più felici e un po’ di insicurezza può sempre palesarsi, ma da qui in avanti la Juve necessita di maggiore fiducia nei propri mezzi, soprattutto nelle parti iniziali del match e questa partita potrebbe essere stata la scintilla di un nuovo inizio anche sotto questo punto di vista.

Da non dimenticare l’assenza di Chiesa, Arthur e Bernardeschi, molto più che semplici ricambi rispetto a chi ha giocato a Malmö, tutti elementi che possono dare una mano quando la stagione comincerà a intensificare i propri ritmi.

Ora sotto con il Milan, vero e proprio match clou della quarta giornata di Serie A. Solo allora sapremo se Malmö è stato solo un fuoco di paglia oppure se è tornata la Juve delle grandi occasioni.

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